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L’ombra dell’ISIS. Monete per il califfato?

Il modello per le annunciate monete dell'ISIS: un dinar d'oro coniato durante il califfato omayyade, alla fine del VII secolo. Fonte: www.britishmuseum,co.uk

Un breve ciclo dedicato a una delle maggiori minacce agli equilibri mondiali, il cosiddetto Stato Islamico, e agli aspetti meno conosciuti della lotta a questa organizzazione terroristica.

Eccoci al secondo appuntamento del ciclo dedicato all’ISIS, iniziato la settimana scorsa con una panoramica sulla storia di questo gruppo fondamentalista islamico che ha conquistato ampie parti della Siria e dell’Iraq, minacciando gli equilibri della regione e perpetrando terribili violenze, tanto da essere da alcuni mesi il bersaglio di una vasta campagna militare portata avanti dagli Stati Uniti con l’assistenza di altri Paesi, tra cui diversi Stati arabi del Medio Oriente.

In questo periodo di espansione la strategia dell’ISIS si è sviluppata soprattutto su due fronti: da una parte l’organizzazione terroristica ha messo in atto una sistematica campagna di violenze, tra cui l’esecuzione di oppositori politici, membri di minoranze che si sono rifiutati di convertirsi all’interpretazione radicale dell’Islam propugnata dal gruppo, e ostaggi stranieri. Tutti atti messi orgogliosamente in mostra, e anzi pubblicizzati sui mezzi di comunicazione e sui social media, in una vera e propria campagna di marketing organizzata dagli specialisti della comunicazione e della propaganda dell’ISIS per scioccare il mondo, intimorire gli avversari, e acquisire una reputazione di intransigenza e risolutezza agli occhi degli altri gruppi fondamentalisti islamici e dei singoli con simpatie fondamentaliste sparsi nel mondo. D’altra parte, i leader dell’ISIS hanno promosso anche misure volte a proiettare un’immagine di stabilità e controllo dei territori occupati, con l’intento di accreditarsi come Stato a tutti gli effetti e legittimare le proprie rivendicazioni sulle porzioni di Siria e Iraq conquistate con la forza. Si sono così sforzati di dare vita, o almeno di dare tale impressione agli occhi dei media, a istituzioni e ordinamenti statali con il compito di regolare la vita dei nuovi sudditi del califfato, dare alla popolazione assoggettata una parvenza di normalità e soffocare così possibili dissensi. L’istituzione di un nuovo sistema di tassazione, la riforma della scuola, gli sforzi per portare avanti un programma di lavori pubblici e far ripartire l’economia delle regioni occupate, la concessione di sussidi e altri aiuti alle famiglie povere e ai congiunti dei miliziani caduti in battaglia, sono solo alcuni esempi di questa campagna di “costruzione di uno Stato” portata avanti dall’ISIS. Ovviamente tutte queste riforme si accompagnano all’istituzione della versione radicale della legge islamica, la sharia, adottata dal gruppo fondamentalista. Una legge a cui tutti si devono piegare, compresi i pochi appartenenti ad altre religioni che non sono fuggiti e non sono stati costretti a convertirsi.

Uno dei bozzetti che mostrano come saranno, nelle intenzioni dell'ISIS, alcune delle nuove monete del califfato islamico. A sinistra la moneta di rame con il simbolo della palma, al centro quella d'argento con la moschea di al-Aqsa, e a destra quella d'oro con le sette spighe di grano. Fonte: www.ibtimes.co.in

Rientra in questo quadro l’annuncio fatto a metà novembre dell’intenzione, da parte del “ministero delle finanze” dello Stato Islamico, di istituire una nuova moneta per il neonato califfato. Comparso su alcuni account twitter vicini all’estremismo islamico, l’annuncio riporta perfino i presunti bozzetti delle nuove monete, sui quali sono rappresentati soggetti altamente simbolici e cari alla propaganda fondamentalista. Una mostra sette spighe di grano, un’immagine tratta dal Corano, mentre un'altra rappresenta il profilo della moschea di al-Aqsa a Gerusalemme, uno dei luoghi più sacri dell’Islam. Su una terza è inciso addirittura un planisfero, un chiaro richiamo all’ambizione di universalità del califfato islamico e alla volontà degli estremisti di estendere il proprio dominio sul mondo intero. Le nuove monete del califfato saranno, sempre secondo gli autori dell’annuncio, d’oro, d’argento e di rame. È una mossa per assicurarsi la fiducia degli eventuali, futuri utilizzatori delle nuove monete, dal momento che lo Stato Islamico è un’entità politica non riconosciuta dalla comunità internazionale e non ha la capacità di garantire il valore di una nuova valuta. La maggior parte delle valute contemporanee (sia sotto forma di banconote e di monete) è infatti stampata con materiali poco preziosi, e possiede quindi un valore soltanto nominale, garantito esclusivamente dallo Stato che le emette e, di riflesso, dalla solidità della sua economia. Nelle monete ricavate da metalli preziosi come l’oro e l’argento, invece, al valore nominale garantito dallo Stato si aggiunge il valore intrinseco dell’oggetto in sé e del materiale di cui è composto, come avveniva per la maggior parte delle monete in circolazione durante l’Antichità e il Medioevo.

La facoltà di creare e mettere in circolazione una nuova valuta, cioè il diritto di battere moneta (per usare l’espressione in vigore dal tempo in cui le monete venivano fabbricate letteralmente battendo con un martello il metallo posto in uno stampo), è una delle prerogative fondamentali di uno Stato, e la sovranità monetaria è infatti considerata uno degli aspetti del più ampio concetto di sovranità, il potere assoluto esercitato da uno Stato sul proprio territorio. Nella corso della storia, una delle prime mosse dei governi dopo la creazione di nuove entità statali, siano esse nate in seguito a invasioni, secessioni o rivoluzioni politiche, è stata appunto quella di creare nuove monete. Diffondere una nuova moneta serve tanto allo scopo pratico di assicurare allo Stato il controllo su tutti gli scambi economici e finanziari che avvengono sul territorio, quanto all’intento simbolico di ribadire il proprio potere e la propria legittima sovranità su quello stesso territorio, presso la popolazione che vi risiede e agli occhi degli altri Stati.

Bozzetto dei previsti dinar d'oro dello Stato Islamico, in due formati. A destra la moneta che raffigura la carta del mondo, a simboleggiare la vocazione universale del califfato islamico. Fonte: www.cryptocoinsnews.com

Secondo gli annunci, la nuova moneta che l’ISIS ha intenzione di coniare si chiamerà dinar, come le monete d’oro e d’argento introdotte durante primo califfato islamico (quello della dinastia degli omayyadi, significativamente basato in Siria, a Damasco) alla fine del VII secolo, e divenute nei secoli successivi, fino alla fine del Medioevo, la moneta dominante di tutto il mondo arabo. È evidente l’intento simbolico di questa scelta, con la quale l’ISIS vuole sottolineare la volontà si ristabilire il califfato delle origini e unire nuovamente tutto il mondo arabo e islamico sotto un’unica bandiera.

Un maestro incisore apporta gli ultimi ritocchi al punzone che servirà per imprimere l'immagine su una moneta. È solo uno dei tanti e laboriosi passaggi necessari per realizzare le monete attualmente in circolazione. Fonte: www.fleur-de-coin.com

A pochi giorni dall’annuncio delle nuove monete, ripreso ampiamente da tutti i media internazionali, gli esperti di economia e finanza hanno cominciato a esprimere seri dubbi sull’effettiva capacità dell’ISIS di creare una nuova moneta e garantire la sua circolazione, e molti tra essi hanno criticato i giornalisti per aver ripreso senza verifiche una notizia “facile”, facendo così il gioco dei terroristi. La loro opinione è che lo Stato Islamico manchi tanto delle istituzioni finanziarie indispensabili per sostenere il valore di una moneta nel mondo contemporaneo, come una banca centrale, quanto delle stesse capacità tecniche e industriali per coniare monete in quantità significativa. Produrre milioni di monete richiede infatti alte competenze professionali (sono necessari disegnatori, incisori, esperti di metalli ecc.) nonché i macchinari specializzati per fabbricarle materialmente. L’ISIS, inoltre, finora non possiede sufficienti scorte di metalli preziosi per produrre monete d’oro e d’argento in quantità, anche se alcune notizie dai territori occupati sembrano indicare che ufficiali e miliziani dell’ISIS stiano sequestrando o acquistando ingenti quantità di questi metalli. Ma gli esperti pongono anche un altro, fondamentale problema: le monete coniate con metalli preziosi non sono più pratiche nel mondo contemporaneo, in quanto chi ne entra in possesso può troppo facilmente temere che il loro valore intrinseco sia superiore a quello nominale stabilito dallo Stato che le ha emesse, e quindi è fortemente indotto a non spenderle, conservandole per rivenderle in un secondo tempo su altre piazze. È il fenomeno chiamato in gergo tesaurizzazione.

In ogni caso, anche se le monete dell’ISIS, come è probabile, non verranno effettivamente alla luce, uno degli obiettivi principali del gruppo jihadista, quello propagandistico, è stato già pienamente raggiunto. E questo non al costo di tonnellate d’oro e argento, ma a quello risibile di un paio di tweet. La notizia ha fatto il giro del mondo e ha contribuito ad accreditare la convinzione da parte della comunità internazionale che l’ISIS “fa sul serio” e intende consolidare il proprio controllo sui territori conquistati. Al contempo, la prospettiva di far rivivere il glorioso dinar dei califfi, e scardinare così l’“odiosa dittatura economica dei Paesi occidentali”, per riprendere un’espressione usata in uno dei tweet degli jihadisti, creando una nuova e forte moneta per tutti i Paesi arabi e islamici, avrà sicuramente esercitato una forte attrattiva su quei musulmani di tutto il mondo che già avevano simpatie per i fondamentalisti.