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L’ombra dell’ISIS. Yazidi, gli “adoratori del diavolo”

Una bambina yazida in un campo profughi del Kurdistan iracheno. Fonte: www.dailymail.co.uk

Un breve ciclo dedicato a una delle maggiori minacce agli equilibri mondiali, il cosiddetto Stato Islamico, e agli aspetti meno conosciuti della lotta a questa organizzazione terroristica.

In questo terzo appuntamento del ciclo dedicato agli inquietanti avvenimenti che si stanno verificando in Medio Oriente parleremo delle violenze perpetrate dal gruppo terroristico ISIS nei confronti delle minoranze, etniche e religiose, e in particolare di una comunità religiosa tra le più particolari, e al tempo stesso tra le meno conosciute, del mondo. Comunemente si pensa che i Paesi del Medio Oriente siano abitati quasi esclusivamente da musulmani, che formano un unico “blocco” religioso a eccezione dello Stato di Israele, che è invece a maggioranza ebraica. La realtà e molto più complessa e affascinante: innanzitutto gli stessi musulmani si dividono in diversi gruppi e scuole dottrinarie, spesso in rivalità o in aperta ostilità tra loro. I gruppi più numerosi e conosciuti sono i sunniti e gli sciiti, due grandi comunità che si sono separate già dai tempi immediatamente seguenti alla morte del profeta Maometto, nel VII secolo. Ma in Medio Oriente esistono numerose altre scuole e sottoscuole islamiche, come quelle degli aleviti, degli ismailiti e altre. In Medio Oriente vivono inoltre, da duemila anni, alcune delle confessioni cristiane più antiche e, a detta degli studiosi, più vicine al cristianesimo delle origini. Portano nomi antichi e affascinanti, che richiamano i tempi delle dispute dottrinarie combattute nei primi secoli di diffusione della religione cristiana: Chiesa assira nestoriana, Chiesa caldea, Chiesa siriaca… Quest’ultima è una comunità antichissima che impiega come lingua della propria liturgia il siriaco, un idioma derivato dall’antico aramaico, la lingua parlata in Palestina ai tempi di Gesù.

Papa Francesco riceve in Vaticano le massime autorità spirituali degli yazidi, l'8 gennaio 2015, per manifestare la sua solidarietà a fronte delle persecuzioni subite dall'ISIS. Fonte: www.ezidipress.com

Ma la comunità religiosa di cui parleremo oggi, che è finita suo malgrado al centro delle cronache internazionale per le terribili violenze di cui è attualmente vittima per mano dell’ISIS, è ancora più peculiare per le sue credenze uniche e per sue la capacità di sopravvivere per secoli a dispetto della sua radicale diversità. Si tratta degli yazidi, una popolazione originaria della regione situata tra l’Iraq e la Siria settentrionali, proprio il territorio, come abbiamo visto, occupato dalle milizie dell’ISIS nel corso dell’ultimo anno. È difficile stabilire esattamente quanti siano, poiché nel corso degli ultimi secoli molti hanno abbandonato le loro terre di origine per stabilirsi in altre regioni del Medio Oriente e dell’Asia Centrale, soprattutto in Turchia e Armenia, oltre che negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei, tra cui la Germania. Si pensa siano circa un milione, di cui la maggioranza risiede, o almeno risiedeva fino ad alcuni mesi fa, come vedremo, nella provincia di Ninive nell’Iraq settentrionale, a nordest del capoluogo Mosul. Gli yazidi sono etnicamente di origine curda, e infatti parlano in maggioranza la lingua curda, ma essi non si considerano affatto curdi, distinguendosi da questi ultimi per la loro peculiare religione.

Una raffigurazione di Melek Taus, l'Angelo Pavone venerato dagli yazidi. Fonte: www.geocurrents.info

Lo yazidismo incorpora elementi e suggestioni delle tre grandi religioni monoteiste (Cristianesimo, Ebraismo e Islam), ma è sostanzialmente indipendente da esse, e presenta caratteri di altre religioni e filosofie assai antiche e quasi completamente scomparse, come lo zoroastrianesimo (la religione dell’antico Iran) e lo gnosticismo. Gli yazidi credono in un unico dio onnipotente, che però non si rivela direttamente agli uomini. All’inizio dei tempi dio ha creato sette angeli, sue emanazioni, di cui il primo e maggiore è Melek Taus, l’Angelo Pavone. Questi, su impulso di dio, ha creato il mondo che conosciamo e l’uomo, al quale dio ha poi concesso il “soffio vitale”, come il dio della Bibbia ha fatto con Adamo. La mitologia yazida racconta che dio ordinò a Melek Taus di adorare l’uomo appena creato, ma l’Angelo Pavone si rifiutò, sostenendo che fosse lui la più alta creazione divina, e che quindi avrebbe dovuto essere l’uomo ad adorarlo, e non il contrario. Apparentemente, l’ordine era solo una prova, e dio perdonò Melek Taus per l’insubordinazione, incaricandolo di vigilare sul creato e in particolare sulla salvezza spirituale dell’umanità. Questi tratti di Melek Taus, il maggiore tra gli angeli, e in particolare il racconto della ribellione contro dio, lo avvicinano molto alla figura cristiana di Lucifero e a quella musulmana di Iblis, i quali erano anch’essi, secondo le rispettive teologie, l’angelo prediletto da dio che peccò di superbia e disobbedienza e che per questo fu bandito dai cieli, diventando poi Satana, l’incarnazione del male.

Donne yazide emigrate in Europa manifestano a Bruxelles per la liberazione delle proprie connazionali ridotte in schiavitù dall'ISIS. Fonte:  www.ezidipress.com

Queste somiglianze, per quanto superficiali (per gli yazidi Melek Taus è infatti una figura positiva), sono bastate alle altre comunità del Medio Oriente per accusare gli yazidi di essere “adoratori del diavolo”, che è tuttora il nome con cui sono impropriamente conosciuti in Medio Oriente e in molti casi in Occidente. Alla popolarità degli yazidi presso i propri vicini non giova neanche il fatto che essi siano una comunità molto riservata, che nasconde i particolari delle propria fede agli stranieri. Sono infatti scoraggiati dal recitare le preghiere e compiere gli altri riti della loro religione in presenza di estranei, e non possiedono testi sacri liberamente accessibili agli studiosi, dal momento che la maggior parte degli insegnamenti della loro religione sono tramandati per via orale all’interno dalla classe dei sacerdoti. A questo si somma anche la chiusura sociale della maggior parte delle comunità yazide, i cui membri sono spinti a praticare l’endogamia, cioè a sposarsi esclusivamente con altri yazidi. Come conseguenza, gli yazidi hanno subito dure persecuzioni fin dai tempi dell’Impero Ottomano, e il loro numero è diminuito costantemente nel corso dei secoli. In anni recenti, gli yazidi che risiedono in Medio Oriente sono stati il bersaglio di violenze e attentati da parte dei gruppi fondamentalisti islamici, che li accusano di idolatria e satanismo.

      

Un aereo da trasporto dell'aviazione americana si appresta a lanciare aiuti umanitari ai profughi yazidi in fuga dall'Iraq. Fonte: www.theguardian.co.uk

La situazione è precipitata con la conquista da parte dei miliziani dell’ISIS di ampie regioni dell’Iraq settentrionale nei primi mesi del 2014, e in particolare della città di Sinjar, uno dei più importanti insediamenti yazidi, e dei territori circostanti. I fondamentalisti non hanno perso tempo, organizzando esecuzioni di massa di centinaia di yazidi, i cui corpi sono stati poi sepolti in fosse comuni. Altre migliaia di yazidi sono stati invece costretti con la forza a convertirsi all’Islam, e centinaia di donne sono state catturate e poste in stato di schiavitù. Nell’agosto del 2014 la notizia delle violenze contro gli yazidi ha fatto il giro del mondo, colpendo profondamente la comunità internazionale e contribuendo alla decisione di molti Paesi, tra cui gli Stati Uniti, di intervenire nelle regione per distribuire aiuti umanitari alle popolazioni colpite e attaccare le milizie dell’ISIS con raid aerei. Una vera corsa contro il tempo per salvare la vita di migliaia di persone è stata intrapresa sempre la scorsa estate, quando oltre 50.000 yazidi hanno lasciato le proprie case per fuggire alle violenze, iniziando un tragico esodo tre le aride e impervie montagne dell’Iraq settentrionale per tentare di raggiungere il confine con la Turchia e da lì la salvezza. L’aviazione degli Stati Uniti ha paracadutato dai propri aerei da trasporto decine di tonnellate di cibo e acqua per aiutare i fuggitivi, che stavano letteralmente morendo di fame e sete. L’esercito americano ha inviato sul posto anche alcune militari delle forze speciali per studiare il terreno e pianificare un’evacuazione dei fuggitivi. Finalmente, nella seconda metà di agosto, le forze dei peshmerga, i combattenti curdi, sono riusciti, aiutati dagli incessanti bombardamenti degli aerei americani, ad aprire un corridoio umanitario nelle montagne di Sinjar e a permettere agli yazidi in fuga di riparare in Turchia o nel territorio del Kurdistan iracheno. Ma si stima che nel territorio controllato dall’ISIS rimangono ancora decine di migliaia di yazidi, esposti a ogni genere di violenza e persecuzione. Secondo l’interpretazione radicale della legge islamica sostenuta dall’ISIS, infatti, solo gli ebrei e cristiani, considerati “popoli del Libro” insieme ai musulmani, possono vivere nel territorio del nuovo califfato e continuare a praticare la propria religione, pur dovendo pagare una speciale tassa, chiamata Jizya, e subendo al contempo pesanti discriminazioni. Gli yazidi sono invece considerati “pagani idolatri” e non posseggono alcun diritto.