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L’orientamento, da necessità a sport (Parte II)

La locandina dei campionati mondiali di orienteering, tenutisi per la prima volta in Italia dal 5 al 12 luglio 2014. Fonte: www.woc2014.info

La tradizionale tecnica di orientamento con carta e bussola può sembrare superata con l’avvento di sistemi come il GPS, ma è ancora insegnata presso le categorie più “avventurose”, ed è inaspettatamente diventata l’oggetto di una disciplina sportiva.

La scorsa settimana abbiamo parlato della tecnica di orientamento con carta e bussola, per secoli il principale mezzo usato da esploratori, viaggiatori e soldati per trovare la giusta direzione in territori selvaggi e rurali. Oggi questa pratica appare esotica e antiquata alla maggior parte delle persone, che ormai si avventurano molto raramente fuori dai contesti urbani e dalle vie conosciute, e anche quando lo fanno hanno a disposizione, ormai da diversi anni, strumenti molto più precisi e facili da usare come i ricevitori GPS, che mostrano istantaneamente la propria posizione su una mappa digitale, con un margine di errore di pochi metri. Come spesso accade, però, la navigazione con carta e bussola non è stata completamente dimenticata: semplicemente ha perso gran parte della propria utilità pratica per diventare un’attività praticata per piacere, passatempo e, in ultima istanza, sport. È infatti alla base dell’orienteering (dall’inglese “to orient”, “orientarsi”), l’insieme delle discipline sportive chiamate anche, semplicemente, “orientamento” in Italia. L’orientamento come sport nacque nei Paesi Scandinavi all’inizio del XX secolo (sembra che la prima gara ufficiale si sia tenuta nei dintorni di Stoccolma, in Svezia, nel 1919), e per diversi decenni questa disciplina rimase praticamente sconosciuta al di fuori dei Paesi nordici, per poi diffondersi lentamente nei Paesi dell’Europa dell’Est e degli Stati Uniti. In Italia l’orienteering cominciò a essere praticato in Trentino-Alto Adige negli anni Settanta, me è solo negli ultimi due decenni che l’orientamento è diventato una disciplina molto popolare nel nostro Paese, diffuso soprattutto tra i ragazzi di età scolare, tra i quali si disputano campionati studenteschi regionali e nazionali. Oggi è molto attiva la FISO (Federazione Italiana Sport Orientamento), che organizza anche, come vedremo fra poco, importanti competizioni internazionali.

Esempio di cartina topografica utilizzata in una competizione ufficiale di orienteering, che riporta la sequenza di punti di controllo che l'atleta deve raggiungere nell'ordine giusto. Fonte: www.i1.wp.com

Ma in cosa consiste esattamente l’orienteering? La sua specialità di base, quella originariamente inventata in Scandinavia, è sostanzialmente una sorta di corsa campestre, nella quale però il percorso non è segnato e non è uguale per tutti i corridori. Ciascuno dei partecipanti è dotato di una bussola, e alla partenza riceve una cartina topografica della zona in cui si svolge la gara (in scala variabile, a seconda dell’occasione, da 1:4000 a 1:15000), sulla quale è segnata una serie di “punti di controllo” che ognuno di essi dovrà raggiungere nell’ordine stabilito prima di tagliare il traguardo. Questi punti sono spesso posti in zone impervie e non raggiunte da strade e sentieri, per cui spetta al concorrente trovare la direzione giusta sulla carta, e il percorso più breve e meno accidentato, per raggiungerlo e passare al punto successivo. Poiché i punti di controllo non sono uguali per tutti i concorrenti, e alcuni di essi posso essere raggiunti in ordine diverso da ciascuno, spetta all’abilità degli organizzatori della gara far sì che i percorsi, benché differenti, si equivalgano tra loro quanto a lunghezza e difficoltà, in modo da non avvantaggiare un partecipante sugli altri. Vince chi arriva per primo al traguardo oppure, nel caso di gare con partenze scaglionate, chi impiega il minor tempo. Sul sito di ogni punto di controllo si trova un indicatore colorato, chiamato in gergo “lanterna”, dove si trova una prova dell’avvenuto passaggio del concorrente, che egli dovrà portare al traguardo. Nelle competizioni amatoriali questa “prova” è di solito una bandierina o un cartoncino da prendere, mentre nelle gare ufficiali e internazionali è spesso un timbro da apporre a una tessera oppure, più recentemente, un trasmettitore radio alla quale ogni concorrente avvicina un piccolo ricevitore, simile a una chiavetta USB, sul quale viene registrato l’avvenuto passaggio.

Un ragazzo in sedia a rotelle partecipa a una gara di Trail-O, orientamento di precisione, specialità praticabile anche, ma non solo, dalle persone portatrici di handicap. Fonte: www.scottish-orienteering.org

Una gara di questa specialità di base, chiamata “corsa orientamento”, può svolgersi su distanze differenti (da pochi km a un paio di decine) e durare dalla mezz’ora alle due ore. Inizialmente le gare si tenevano solo in aree naturali e campestri, tanto che l’orienteering è stato per decenni considerato lo “sport dei boschi” per eccellenza, ed è ancora visto come uno dei mezzi più efficaci per riavvicinare le persone, soprattutto ragazze e ragazzi, all’ambiente naturale e alle attività all’aria aperta. Negli ultimi anni sono però diventate sempre più frequenti le gare organizzate in contesti urbani, soprattutto nelle suggestive cornici dei centri storici delle città, dove i concorrenti, forniti di pianta, devono trovare la strada giusta in mezzo al dedalo di vie e vicoli. Col tempo sono poi nate altre specialità, come le gare in notturna e le staffette, nelle quali ciascun frazionista gareggia sullo stesso territorio ma con una serie di punti di controllo diversi. Esistono anche varianti in cui i partecipanti si spostano in sci (sky orienteering), in bicicletta (bike orienteering) o a cavallo (horse orientering). Un’altra specialità è l’orientamento di precisione, detto Trail-O (da “Trail Orienteering”), che dà particolare importanza alla scelta del percorso migliore tra un punto di controllo e l’altro e alla precisione della navigazione (spesso i concorrenti devono scegliere la lanterna “giusta” indicata nella cartina da altre fasulle messe nella stessa zona appositamente per confondere le idee). Poiché enfatizza le capacità intellettuali di orientamento a scapito di quelle fisiche (spesso non si tiene in considerazione il tempo di percorrenza), l’orientamento di precisione può essere praticato anche dalla persone con disabilità motorie, ed esistono gare riservate ai disabili.

Un momento della gara inaugurale del Campionato mondiale di orientamento 2014, tenutasi nel centro storico di Venezia il 5 luglio. Fonte: www.woc2014.info

La scorsa settimana si sono disputati i Campionati mondiali di orientamento, che si sono tenuti per la prima volta in Italia, tra Veneto e Trentino. La competizione si è aperta con una gara-prologo organizzata nella spettacolare cornice delle calli e dei campielli del centro storico di Venezia, per poi proseguire nei giorni successivi in aree naturali dell’Altopiano di Asiago e dell’Altopiano di Lavarone. Alla manifestazione hanno partecipato oltre 3000 tra atleti e tecnici, provenienti da 54 Paesi di tutto il mondo. Diverse prove sono state anche trasmesse in televisione dalla RAI, che ha dato a questo sport uno spazio inedito. Sono numeri che testimoniano la grande diffusione e il successo di questa disciplina, praticata ormai in tutti i continenti e da un buon numero di persone. Alla luce di questi risultati, la Federazione Internazionale di Orientamento si batte da anni, finora senza esito, per il riconoscimento degli sport di orientamento da parte del Comitato Olimpico Internazionale e per la loro inclusione nel programma delle Olimpiadi. In conclusione, l’orienteering è uno sport completo, che allena tanto il corpo quanto la mente, e permette di passare delle ore piacevoli in compagnia e all’aria aperta. È praticabile da tutti, giovani e anziani, in forma o meno, e ha un costo molto modesto, giusto quello di una bussola e di un paio di scarpe sportive. Praticandolo, inoltre, si porta avanti una tradizione e una tecnica di precisione inventata dai nostri antenati per sopravvivere e conoscere meglio il mondo che ci circonda. Cosa si può volere di più?