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L’ultimo viaggio della RMS St Helena

La mitica nave postale ha compiuto la sua ultima crociera fino alla remota isola atlantica di Sant’Elena, sostituita da un moderno aeroporto. Il mondo è diventato un po’ più piccolo, ma forse meno affascinante. 

Oggi torniamo (forse) per l’ultima volta in un luogo di cui abbiamo parlato più volte qui a GEOblog: Sant’Elena, la sperduta isola dell’Atlantico dove passò gli ultimi anni della sua vita, in esilio, Napoleone Bonaparte. Orgogliosa colonia britannica abitata da 4.500 anime, Sant’Elena era fino a pochi mesi fa uno dei luoghi più isolati del mondo, distante oltre 1900 km dalla terraferma più vicina. Per decenni è stata raggiungibile solo una volta al mese via nave, dopo cinque giorni di navigazione, per acque quasi sempre burrascose, dal porto di Città del Capo in Sudafrica. Oggi è tutto cambiato dopo la costruzione del nuovo, avveniristico aeroporto, che è finalmente entrato in funzione nell’ottobre 2017 dopo i mille ritardi e le feroci polemiche che abbiamo raccontato nei passati articoli dedicati all’isola. Sant’Elena si può ora raggiungere con un comodo volo settimanale da Johannesburg, per la gioia dei “Saints”, come sono soprannominati gli abitanti dell’isola, che vedono nel nuovo collegamento una grande opportunità di sviluppo economico, e che si sono già attrezzati per accogliere fino a 30.000 nuovi turisti all’anno. Ma la rottura del secolare isolamento dell’isola ha causato anche rimpianti a molti, primi fra tutti gli appassionati di viaggi avventurosi, che consideravano Sant’Elena uno degli ultimi luoghi veramente “fuori dal mondo” rimasti sul pianeta, e una meta elitaria che, una volta raggiunta dopo mille peripezie, garantiva l’ingresso in un club esclusivo. Con l’arrivo del servizio aereo di linea, Sant’Elena è raggiungibile con sole 6 ore di volo dal Sudafrica, ed è ormai potenzialmente aperta al turismo di massa.

La RMS St Helena arriva nella baia di Jamestown, accolta dalle imbarcazioni locali con bandiere e striscioni. Fonte: www.sthelenatourism.com

L’apertura dell’aeroporto è stata accolta con un pizzico di malinconia anche dagli appassionati di navi, oltre che dagli stessi “Saints”, perché la notizia significava l’addio al vascello che, per quasi trent’anni, era stato l’unico cordone ombelicale tra Sant’Elena e il resto del mondo, trasportando regolarmente merci e passeggeri tra Città del Capo, Sant’Elena e altre due remote isole atlantiche, Ascensione e Tristan da Cunha. Si tratta dalla RMS St Helena, una nave da trasporto misto varata nel 1989 e costruita oppositamente per il servizio tra quelle isole atlantiche che, insieme, costituiscono uno degli ultimi Dominions coloniali britannici. La stessa designazione RMS, Royal Mail Ship, rimanda irrimediabilmente al passato coloniale della Gran Bretagna; era infatti assegnata alle navi che trasportavano, oltre alle merci e ai passeggeri, anche le missive del mitico servizio postale britannico, la Royal Mail, collegando la madrepatria alle lontane colonie di Sua Maestà sparse in tutto il mondo. Oggi, con la dismissione della St Helena, rimangono in servizio soltanto altre tre navi con la designazione RMS, la stessa che portava il famigerato transatlantico Titanic.

Un momento della festa di addio alla St Helena, tenutasi al porto di Jamestown lo scorso 10 febbraio. Fonte: www.sthelenatourism.com

I ritardi nell’apertura del nuovo aeroporto avevano già costretto a ritardare di due anni il meritato pensionamento della St Helena, che era ormai diventata molto costosa da mantenere, e lo scorso autunno era stato ufficialmente annunciato che l’ultima crociera del vascello si sarebbe tenuta tra gennaio e febbraio 2018. Appassionati e nostalgici si sono subito precipitati per prenotare i biglietti di quello che si annunciava come un viaggio storico. Con la dismissione della St Helena, infatti, per molti è scomparso uno degli ultimi brandelli del glorioso passato coloniale britannico. E anche uno degli ultimi bastioni del vecchio modo di viaggiare e intendere lo spazio geografico, con luoghi che potevano richiedere anche settimane o mesi per essere raggiunti, ha finalmente ceduto all’assalto della globalizzazione e della rivoluzione dei trasporti.

La copertina del documentario The Last Farewell, prodotto dal conduttore radiofonico e cineamatore locale Tony Leo. Fonte: www.reachbacksthelena.com

La St Helena è finalmente partita per il suo ultimo viaggio, dal porto di Città del Capo, lo scorso 24 gennaio, con tanto di cerimonia ufficiale e accompagnata dalla musica di una banda. Ma i veri festeggiamenti si sono svolti una volta che il vascello ha raggiunto l’isola di Sant’Elena e la baia di Jamestown, il capoluogo dell’isola, trasportando per l’ultima volta circa 100 passeggeri e 800 tonnellate di merci. Per dare un’idea del forte legame che gli isolani avevano con la nave, e dell’importanza che si attribuiva a un evento considerato epocale, basti pensare che la governatrice dell’isola ha proclamato una giorno festivo eccezionale per venerdì 9 febbraio, per permettere a tutta la popolazione di partecipare alla cerimonia di addio alla “vecchia ragazza”, come era affettuosamente soprannominata dagli abitanti. L’amministrazione dell’isola ha anche annunciato che lo storico evento sarà commemorato dall’emissione di un francobollo, la cui vendita ai filatelici di tutto il mondo è una delle poche fonti di reddito dell’isola oltre al turismo. E un cineamatore locale ha anche prodotto un documentario sull’evento intitolato The Last Farewell. Come previsto, l’addio è stato una grande festa, con tanto di parata, musica della banda, torta a forma di nave, sventolio di bandiere, coriandoli e fuochi d’artificio. La St Helena avrebbe dovuto lasciare definitivamente l’isola di cui portava il nome il giorno successivo, il 10 febbraio, ma a testimonianza di come i viaggi in questi territori estremi non potranno mai essere esenti da imprevisti, la nave è dovuta tornare nella baia di Jamestown due giorni dopo per una non meglio precisata emergenza medica a bordo. Dopo aver risolto il problema, la St Helena ha lasciato per sempre, questa volta per davvero, l’isola, suonando per l’ultima volta la sirena, mentre si allontanava nelle acque della baia, alla luce del tramonto.