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L’uragano Irma devasta le Antille

L’uragano Irma, uno dei più forti mai registrati nell’Atlantico, ha portato distruzione in molte isole dei Caraibi. Alcune sono poco note, ma assai ricche di storia e luoghi interessanti.

Apriamo questa nuova stagione di GEOblog con la più stretta attualità. In questi giorni una vasta regione dei Caraibi è sotto la minaccia dell’uragano Irma, uno dei più vasti e intensi mai registrati nell’Oceano Atlantico. Un fronte ampio centinaia di chilometri e venti che soffiano fino a 300 chilometri all’ora pongono Irma ben al di sopra della soglia della categoria 5, il più alto livello di intensità degli uragani fissato dai meteorologi. L’uragano, come tutti i fenomeni di questa classe, è nato nelle acque dell’Oceano Atlantico in un periodo, l’autunno, in cui le acque riscaldate dalla stagione estiva trasferiscono calore, e quindi energia, all’atmosfera sovrastante. Questo crea delle vaste aree depressionarie con venti fortissime e nubi sovraccariche di umidità, la quale si tramuta in piogge torrenziali quando l’uragano raggiunge la terraferma. L’enorme vortice di nubi creato da Irma è così grande da essere facilmente visibile perfino dallo spazio, come dimostra la foto twittata dall’astronauta italiano Paolo Nespoli, che in queste settimane si trova a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

L’impressionante immagine dell’uragano Irma visto da oltre 400 chilometri di altezza, scattata sulla Stazione Spaziale Internazionale dall’astronauta italiano Paolo Nespoli. Fonte: www.twitter.com

L’arrivo di Irma sta provocando allarme in tutta la regione dei Caraibi e sulla costa sudorientale degli Stati Uniti, e in particolare in Florida, le cui coste si prevede saranno investite tra sabato e domenica. Centinaia di migliaia di persone sono state già evacuate dai centri costieri maggiormente a rischio di alluvione, e tutto lo stato è pervaso da un’atmosfera di frenesia e panico, con lunghe code sulle autostrade in direzione nord, supermercati presi d’assalto e pompe di benzina chiuse per mancanza di carburante. Ad aggravare la situazione è il fatto che il sud degli Stati Uniti non si è ancora ripreso dal passaggio di un altro forte uragano, Harvey, che ha investito l’area del Golfo del Messico, e in particolare il Texas, meno di una settimana fa, inondando intere regioni e causando almeno 60 vittime. E, come se non bastasse, oltra a Irma ci sono già altri due uragani in formazione nella acque dell’Atlantico, Jose e Katia, che si prevede raggiungeranno i Caraibi e la costa messicana nei prossimi giorni. I meteorologi sono stupefatti dalla concentrazione di così tanti uragani in un periodo così breve e dalla straordinaria intensità, e molti esperti non esitano a indicare nei cambiamenti climatici causati dall’uomo, e in particolare nel riscaldamento globale, la principale causa dell’aumento di tali fenomeni estremi. L’aumento della temperatura dell’acqua nell’Oceano Atlantico provoca infatti un accumulo anomalo di energia, che si libera sotto forma di enormi cicloni atmosferici.

Lo scalo Principessa Juliana di Saint-Martin, uno degli aeroporti più conosciuti dagli appassionati di aviazione, è stato gravemente danneggiato dall’uragano e non si sa quando potrà riaprire. Fonte: www.bbc.co.uk

Nonostante tutti gli occhi siano puntanti sulla Florida, uno stato altamente urbanizzato e in cui risiedono decine di milioni di persone, Irma ha già dato in queste ultime ore un saggio dalla sue enorme potenza distruttiva, devastando alcune isole delle Antille che si trovavano sul suo cammino. I loro nomi sono giunti totalmente nuovi alle orecchie di molti di coloro che hanno seguito i telegiornali o letto le notizie degli ultimi giorni, ma di alcune di esse abbiamo già parlato qui a GEOblog. In particolare hanno destato impressione le notizie arrivate dalla piccola isola di Saint Martin, nelle Piccole Antille, dove Irma si è accanita lo scorso giovedì, radendo al suolo molti edifici e danneggiando gravemente gli altri. L’isola è divisa politicamente in due parti, una governata dalla Francia e l’altra sotto la sovranità olandese, ed è una frequentata meta turistica oltre che, come molti altri territori caraibici, un paradiso fiscale dove hanno sede società e banche di tutto il mondo. La situazione è aggravata dal fatto che queste isole non hanno sufficienti risorse per garantire soccorsi efficaci, e in seguito al passaggio dell’uragano sono rimaste praticamente isolate, impossibili raggiungere via mare o aria a causa delle avverse condizioni meteo e dei danni alle infrastrutture di porti e aeroporti. Lo stesso aeroporto internazionale di Saint Martin è stato gravemente danneggiato dalla furia dell’uragano, una notizia che ha provocato un’ondata di costernazione tra gli appassionati aviazione di tutto il mondo. Avevamo infatti già parlato di questo aeroporto in occasione della nostra panoramica sui luoghi più “estremi” dove atterrano e decollano gli aerei di linea, e l’aeroporto Principessa Juliana è uno dei più spettacolari a causa della vicinanza della pista con una frequentatissima spiaggia, dove gli aerei in fase di atterraggio sfiorano letteralmente la testa dei bagnanti. Tutti le operazioni dell’aeroporto sono state per il momento sospese e non si sa quando lo scalo potrà riaprire per accogliere i voli con i soccorsi.

Una delle prime immagini, riprese da un aereo, che documentano distruzione causata dal passaggio di Irma sull’isola di Barbuda. Fonte: www.businessinsider.com

Ancora peggiori sono stati i danni sulla minuscola isola di Barbuda, dove si ritiene che oltre il 90% delle abitazioni sia stato raso al suolo. Abitata da poco più di 1500 persone e parte di uno Stato indipendente con la vicina e più nota Antigua, Barbuda è poco conosciuta in Italia, ma è invece famosa in altri Paesi, soprattutto il Regno Unito, come luogo di vacanza esclusivo di VIP e celebrità varie. Era una delle mete preferite, per esempio, dalla compianta principessa Diana, che vi passò diverse vacanze con i figli William ed Harry. Sull’isola c’è anche un lussuoso resort, fino all’altro giorno in corso di ristrutturazione, di proprietà di una società che conta tra i suoi soci Robert De Niro. Appresa la notizia della terribile devastazione che ha colpito l’isola, il celebre attore americano ha dichiarato che si impegnerà personalmente nella ricostruzione.

Un’immagine panoramica del radiotelescopio di Arecibo a Porto Rico. Fonte: www.magicinpuertorico.files.wordpress.com

Solo sfiorata dal passaggio dell’uragano è stata invece la ben più vasta e popolosa Porto Rico, l'isola protettorato degli Stati Uniti che nel 2012 ha iniziato il percorso che dovrebbe portarla a diventare il 51° stato degli USA. Qui Irma non ha provocato gravi danni agli edifici, ma ha duramente colpito la rete elettrica dell’isola, lasciando centinaia di migliaia di persone senza luce e acqua corrente, dal momento quest’ultima viene trasportata grazie a pompe elettriche. E poiché l’infrastruttura energetica dell’isola era già inadeguata e soffriva di gravi carenze di manutenzione, si prevede che ci vorranno settimane o addirittura mesi prima che tutto torni alla normalità. Se gli appassionati di aerei hanno seguito con attenzione il passaggio dell’uragano sull’aeroporto di Saint-Martin, scienziati e astrofili di tutto il mondo hanno passato ore di apprensione in attesa di conoscere la sorte di una delle strutture più curiose Porto Rico, il radiotelescopio di Arecibo. Immerso tra le montagne nella parte settentrionale dell’isola, l’osservatorio di Arecibo è dominato da una gigantesca parabola di oltre 300 metri di diametro, con la quale gli astronomi captano i segnali radio emessi dalle stelle e da altri corpi celesti. Chiuso in via precauzionale qualche giorno fa in vista del passaggio di Irma, pare dai primi rapporti che il radiotelescopio non abbia subito gravi danni, ma l’intera struttura potrebbe rimanere inattiva per molto tempo a causa dei danni al resto delle infrastrutture dell’isola.