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La Berlino del Muro – I tunnel segreti

Uno studente membro del gruppo di lavoro si cala nell'ingresso del Tunnel 57, scavato sotto il Muro di Berlino all'altezza di Bernauer Strasse. Fonte: www.images.delcampe.com

L’anniversario della caduta del Muro di Berlino riporta alla memoria l’epoca in cui la metropoli tedesca e la sua popolazione erano spaccate in due entità politiche e in due stili di vita contrapposti. Ecco alcune delle storie e dei luoghi più curiosi e meno conosciuti che hanno segnato quell’epoca.

Eccoci alla seconda tappa del nostro viaggio nella Berlino della Guerra Fredda e dei suoi segreti, iniziato la settimana scorsa in occasione del venticinquesimo anniversario della caduta del Muro che divideva in due la città e i suoi abitanti, avvenuta il 9 novembre 1989. Abbiamo visto che, dalla sua erezione nel 1961, il Muro di Berlino ha costituito tanto una barriera invalicabile per gli abitanti della Berlino Est (nella filocomunista Repubblica Democratica Tedesca, DDR), molti dei quali morirono nel tentativo di oltrepassarlo e di giungere nella zona Ovest, quanto il punto più caldo della frontiera tra i due blocchi contrapposti, occidentale e sovietico; era quindi uno dei luoghi più simbolici della Guerra Fredda, al centro di intrighi e delle imprese di spie, avventurieri e semplici coraggiosi che cercavano di raggiungere la libertà o di aiutare altri a ottenerla. Se il confine in superfice tra Berlino Est e Berlino Ovest era protetto da un impressionante sistema di difesa costituito dal Muro vero e o proprio, da torri di avvistamento e dalla famigerata “striscia della morte”, dove le guardie erano autorizzate a sparare a vista contro gli intrusi, c’era un punto della città dove la frontiera era più permeabile, e che fu usato da centinaia di persone per fuggire o passare da una parte all’altra della città senza essere scoperti: il sottosuolo.

La ricostruzione delle fortificazioni che costituivano il Muro di Berlino fatta al Memoriale di Bernauer Strasse: il Muro vero e proprio (originale), una torre di guardia e la "striscia della morte". Fonte: www.andberlin.com

Abbiamo già parlato del sistema dei trasporti di Berlino e in particolare della sua metropolitana, sotterranea e di superfice, e di come molte delle sue stazioni, che si trovavano nella Berlino Est ma facevano parte di linee che si sviluppavano prevalentemente a Berlino Ovest, furono chiuse e sorvegliate costantemente da guardie per evitare che i tunnel fossero usati per la fuga. Erano le famose “stazioni fantasma”. Ma nel sottosuolo c’era anche un’altra rete di passaggi sotterranei, realizzata ben prima che la città fosse divisa e i cui tunnel pertanto non tenevano conto della frontiera del tutto artificiale eretta in superficie nel 1961. Erano le fogne, che infatti furono prontamente utilizzate per passare clandestinamente da una parte all’altra della città. La rete fognaria fu usata in particolare da un gruppo di studenti dell’Ovest, conosciuto come Gruppo Girrman, che tra il 1961 e il 1962 aiutarono oltre 5000 abitanti di Berlino Est a fuggire dalla DDR. Le fughe avvenivano di notte, attraverso tombini posti nella parti meno frequentate della città, e nella costante paura di essere scoperti dalla polizia o, ben peggio, dagli agenti della famigerata Stasi, il temibile servizio segreto della DDR. Ma entro due anni dalla costruzione del muro anche tutti i passaggi fognari tra Est e Ovest, insieme ai tunnel della metropolitana, furono sigillati, e le entrate alle fogne protette da pesanti grate antieffrazione; divenne così impossibile attraversare la frontiera per mezzo di tunnel già esistenti.

La cancelliera Angela Merkel infila un fiore nei resti del Muro durante le celebrazioni tenutesi al Memoriale di Bernauer Strasse il 9 novembre 2014. Fonte: www.bbc.co.uk

Questo però non scoraggiò coloro che volevano fuggire all’Ovest e i loro amici che si trovavano già nella Repubblica Federale Tedesca. Se non potevano più usare i tunnel già esistenti, ne avrebbero scavati di nuovi. Si calcola infatti che furono oltre 70 i tunnel scavati sotto il Muro per passare clandestinamente il confine. La maggior parte si rivelarono un insuccesso: molti crollarono durante i lavori di scavo e altri furono scoperti della polizia e della Stasi prima che potessero essere usati. Ma altri ancora furono completati, e permisero a circa 300 abitanti di Berlino Est di raggiungere la libertà. Ben sette di essi, tra cui i due più famosi, la cui storia è stata estesamente documentata, furono scavati a distanza di poche decine di metri l’uno dall’altro in Bernauer Strasse, uno dei punti di confine più caldi della storia del Muro. Qui la barriera correva parallelamente alla strada per un ampio tratto, in direzione Est- Ovest, e qui si trovavano anche molte delle “stazioni fantasma”, tra cui quella di Nordbahnof di cui abbiamo parlato la scorsa settimana, dove oggi si trova una mostra ad esse dedicata. Oggi quello di Bernauer Strasse è uno dei più lunghi tratti di Muro sopravvissuti, ed è stato trasformato nel Memoriale del Muro, un complesso che comprende monumenti commemorativi e un parco didattico che racconta la storia del Muro e delle persone protagoniste di quegli anni di divisione. Proprio in quest’area si sono tenute le principali celebrazioni per l’anniversario della Caduta del Muro domenica 9 novembre, con la Cancelliera Angela Merkel che, insieme ad altre autorità e a molti cittadini, ha infilato fiori tra le fessure del tratto rimasto in piedi. Bernauer Strasse era particolarmente gettonata dai cospiratori sotterranei perché il terreno argilloso era morbido e facilitava i lavori di scavo, e anche perché c’erano edifici molto vicini a entrambi i lati del Muro, le cui cantine si prestavano quindi a essere usate per nascondere i punti di entrata e uscita dei tunnel. Ciononostante, i tunnel potevano essere lunghi anche centinaia di metri, e per scavarli occorsero mesi di lavoro, effettuato soprattutto di notte e nella costante paura di essere scoperti. Alcuni tunnel erano veri e propri corridoi sotterranei, con il soffitto rinforzato da travi e in cui si poteva camminare come nelle gallerie delle miniere. Ma molti altri erano poco più che cunicoli in cui si doveva strisciare, anche per centinaia di metri, fino alla salvezza. La maggior parte fu scavata a partire dalla frontiera Ovest, a opera di persone che erano già riuscite a fuggire e che volevano riunirsi ai propri cari. Uno dei più famosi fu scavato nel 1962 da Hasso Herschel, e permise a 29 berlinesi di fuggire all’Ovest. L’impresa fu poi raccontata pochi mesi dopo nel film documentario della televisione americana NBC The Tunnel, ed è servita da ispirazione per diversi altri film e romanzi.

Un'immagine d'epoca del Muro in Bernauer Strasse che mostra l'entrata (Eingang) e l'uscita (Ausagang) in superficie del Tunnel 57. Fonte: www.99percentinvisible.org

Un’altra fuga rocambolesca fu quella organizzata da un gruppo di 25 studenti di Berlino Ovest, che nel 1964 impiegarono cinque mesi per scavare un tunnel lungo 145 metri, poi conosciuto come Tunnel 57, sotto Bernauer Strasse. Uno degli artefici dell’impresa fu Joachim Neumann , studente di ingegneria civile, che era riuscito a fuggire all’Ovest pochi mesi prima della costruzione del Muro grazie a un passaporto falso, e che concepì il piano per ricongiungersi alla fidanzata che era invece rimasta intrappolata a Berlino Est. Il passaggio rimase in funzione solo due giorni prima di essere scoperto dalla Stasi, ma permise a 57 persone di scappare. Durante il secondo giorno i fuggitivi furono sopresi dalle guardie della DDR e ne nacque uno scontro a fuoco, durante il quale rimasero uccisi un fuggitivo e una guardia. Oggi il tracciato dei tunnel di Herschel e Neumann, che furono fatti crollare dalle autorità della DDR dopo la loro scoperta, è indicato sulla superfice con una serie di pietre nel parco che costituisce una parte del Memoriale del Muro in Bernauer Strasse.

Il tracciato del Tunnel 57 indicato nel Parco didattico di Bernauer Strasse, parte del Memoriale del Muro. Fonte: www.anopportunemoment.files.wordpress.com

Ma durante la Guerra Fredda il sottosuolo di Berlino fu attraversato anche da altri tunnel ancora più segreti, usati non dai fuggitivi ma dalle agenzie di intelligence, che vi facevano passare spie, infiltrati e membri delle forze speciali che operavano in territorio nemico. Di queste vicende degne dei più fantasiosi romanzi di spionaggio parleremo la prossima settimana, nell’episodio dedicato alla Berlino “capitale delle spie” del XX secolo.