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La Berlino del Muro – Le stazioni fantasma

Il confine tra Berlino Est e Berlino Ovest correva a pochi metri dalla celebre Porta di Brandeburgo, simbolo della capitale tedesca. Fonte: www.nbcnews.com

L’anniversario della caduta del Muro di Berlino riporta alla memoria l’epoca in cui la metropoli tedesca e la sua popolazione erano spaccate in due entità politiche e in due stili di vita contrapposti. Ecco alcune delle storie e dei luoghi più curiosi e meno conosciuti che hanno segnato quell’epoca.

Sono iniziate la scorsa domenica 9 novembre, in Germania e in tutto il mondo, le celebrazioni per il venticinquesimo anniversario di uno degli eventi più significativi della storia contemporanea, la caduta del Muro di Berlino, che segnò simbolicamente la fine della Guerra Fredda e della divisione dell’Europa (e di gran parte del resto del mondo) in due blocchi politici, economici e culturali contrapposti. Nei mesi passati insieme abbiamo avuto modo di parlare dei muri e delle barriere artificiali che dividevano, e in alcuni casi dividono ancora, città e Stati, eretti con l’intento di rimarcare per mezzo di un ostacolo fisico percepite divisioni politiche, etniche e religiose. E il Muro di Berlino ha rappresentato, almeno per la storia contemporanea, il prototipo di queste barriere. La sua storia è nota, ma è sempre opportuno ricordarla, per non dimenticare che, per l’appunto, una simile cicatrice nella storia d’Europa è stata rimossa soltanto venticinque anni fa. Con l’occupazione della Germania da parte delle truppe alleate alla fine della Seconda Guerra Mondiale, le potenze vincitrici (Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Unione Sovietica) si spartirono il territorio tedesco in zone di influenza. La stessa cosa accadde, in forma ridotta, nella capitale Berlino, devastata dai bombardamenti e dai combattimenti infuriati in città nelle ultime settimane del conflitto. All’inizio il passaggio di merci e persone tra una zona e l’altra della città era sostanzialmente libero, ma a un certo punto l’Unione Sovietica, che aveva il controllo della zona orientale della città, compresa gran parte del centro storico, il quartiere di Mitte, cominciò a imporre restrizioni. Queste si intensificarono a partire dal 1949, quando la parte della Germania sotto controllo sovietico, Berlino orientale compresa, si staccò dal resto del Paese proclamandosi indipendente con il nome di Repubblica Democratica Tedesca (Deutsche Demokratische Republik, DDR), governata da un regime filosovietico e di ispirazione comunista. A sua volta, la parte restante della Germania si organizzò nella Repubblica Federale Tedesca (Bundesrepublik Deutschland, BRD), filoccidentale. Era nata la paradossale divisione tra Germania Est e Germania Ovest, il cui fulcro era proprio Berlino. La città divenne infatti il luogo in cui le forze dei blocchi contrapposti della NATO e del Patto di Varsavia si fronteggiavano più da vicino, nonché uno dei luoghi più caldi della Guerra Fredda, al centro di una rete di intrighi e spie immortalata da innumerevoli film e romanzi di spionaggio, come quelli dello scrittore britannico John le Carrè.

Una bambina infila un fiore in una sezione ancora in piedi del Muro di Berlino, in Bernauer Strasse, durante l'inaugurazione delle celebrazioni per il venticinquesimo anniversario della caduta del Muro, tenutasi il 9 novembre 2014. Fonte: www.news.yahoo.com 

All’inizio però il confine tra i due mondi non era delimitato da una barriera visibile: tutti i berlinesi potevano ancora attraversare liberamente le varie zone della città, ed erano diverse decine di migliaia gli abitanti di Berlino Est che facevano i pendolari andando a lavorare ogni giorno nella parte ovest. Con gli anni, tuttavia, il progressivo peggioramento delle condizioni di vita nella DDR, dove il regime filosovietico diventava sempre più oppressivo, spinse sempre più abitanti della Germania Est a trasferirsi permanentemente all’Ovest, dove i massicci aiuti americani avevano cominciato a risollevare l’economia nazionale, e dove molti di essi si sarebbero potuti ricongiungere ad amici e parenti rimasti o già trasferitisi dall’altra parte. Temendo un’emigrazione di massa, soprattutto da parte di lavoratori specializzati come ingegneri e scienziati, la cui defezione avrebbe causato gravi danni all’economia e all’immagine della Germania Est, il governo della DDR proibì ai propri cittadini di recarsi nella Repubblica Federale, salvo casi eccezionali, e cominciò a erigere lungo il confine una formidabile serie di posti di controllo e fortificazioni, parte della famigerata Cortina di Ferro, per impedire la fuga dei propri cittadini. A Berlino in particolare, a partire dal 13 agosto 1961, squadre di operai cominciarono a erigere una barriera fisica, costituita prima da una recinzione metallica e poi da un vero e proprio muro, chiamato ufficialmente “Barriera di protezione antifascista”, che divideva fisicamente la parte Est da quella Ovest della città. La divisione non risparmiò nulla e nessuno: le case che si trovavano lungo il percorso del Muro furono inglobate nel sistema di fortificazioni, e i loro abitanti costretti a sloggiare, oppure rase al suolo. Dal lato del muro che si affacciava sulla DDR fu poi liberata un’area di circa cinquanta metri, una terra di nessuno sorvegliata da guardie armate che avevano l’ordine di bloccare tutti coloro che si avvicinavano al confine e di sparare per uccidere contro chi si rifiutava di obbedire agli ordini: era la famigerata “striscia della morte”. Lungo il Muro, che raggiunse una lunghezza totale di circa 155 km, si aprivano 13 varchi, corrispondenti ai vecchi posti di blocco militari, i checkpoints, che segnavano il passaggio da una zona all’altra della Berlino occupata. Il più noto tra questi è il checkpoint Charlie, posto al confine tra la zona americana e quella sovietica, che è ora divenuto una della maggiori attrazioni turistiche di Berlino, anche se il vero e proprio checkpoint, il capanno delle guardie di confine che sorge oggi in mezzo alla strada, non è quello originale ma una ricostruzione.

Il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy al checkpoint Charlie durante la storica visita a Berlino del 26 giugno 1963, nel corso della quale, durante un discorso, pronunciò la celebre frase "Ich bin ein Berliner", "Io sono un berlinese". Fonte: www.nbcnews.com

Se il Muro formava una barriera netta e apparentemente invalicabile (anche se molti negli anni riuscirono a oltrepassarla, e altrettanti furono uccisi nel tentativo) che spaccava in due la città, c’era un punto in cui i confini tra le due Germanie erano meno netti, e che negli anni divenne uno dei fulcri della lotta tra spie che dominava la città, nonché dei tentativi per oltrepassare clandestinamente il confine: il sottosuolo. Curiosa e poco nota è, per esempio, la vicenda delle “stazioni fantasma”Geisterbahnhof in tedesco. Anche all’epoca della costruzione del Muro, Berlino era attraversata da una fitta rete di traporti pubblici, tra cui autobus, tram, e due sistemi di treni metropolitani, la U-Bahn, prevalentemente sotterranea, e la S-Bahn, che invece si sviluppava soprattutto in superfice. La divisione della città sconvolse il trasporto pubblico urbano e molte linee furono interrotte. C’erano però alcuni casi in cui le linee della metropolitana che si sviluppavano prevalentemente a Berlino Ovest “sconfinavano” nel territorio di Belino Est solo per poche centinaia di metri, oppure si fermavano solo per una manciata di stazioni prima di oltrepassare di nuovo il confine. Poiché sarebbe stato un grave danno economico chiudere un’intera linea della metropolitana oppure riprogettarne il percorso solo per questi brevi sconfinamenti, fu trovato un accordo per mantenerle in funzione. La soluzione fu semplicemente quella di chiudere le stazioni di queste linee che si trovavano a Berlino Est: i tunnel rimasero in funzione, ma gli ingressi furono sbarrati e i treni provenienti da Berlino Ovest passavano da queste stazioni senza fermarsi, con i passeggeri che potevano assistere dai finestrini, da allora e per i decenni successivi, allo spettacolo desolante di una stazione abbandonata dove il tempo si era fermato al 1961. Ingressi e piattaforme erano sorvegliate da guardie armate per impedire che i tunnel venissero usati per attraversare clandestinamente il confine. Per maggiore sicurezza, e in ossequio alla tendenza tipica delle autorità della DDR di fomentare la paranoia e il sospetto tra i propri cittadini, le guardie incaricate della sorveglianza erano di servizio sempre a coppie e il comando aveva cura di cambiare spesso gli accoppiamenti, per impedire che i soldati fraternizzassero abbastanza da poter mettersi d’accordo per lasciare passare clandestini lungo i tunnel oppure organizzare essi stessi una fuga. In totale le stazioni fantasma di Berlino erano 16, tre le quali figuravano alcune delle fermate attualmente più frequentate, come quella della Porta di Brandeburgo o di Potsdamer Plazt. Molte di esse sono state riaperte, dopo ampi lavori di ristrutturazione, a partire dal 1990, all’indomani della caduta del Muro e della riunificazione della Germania, e ancora oggi è in corso un dibattito sull’opportunità di rimettere in servizio le restanti.

La "stazione fantasma" di Potsdamer Platz, con i binari sorvegliati da guardie armate, rigorosamente in coppia. Fonte: www.helmutcaspar.de

Un’altra importante stazione fantasma era Nordbanhof, una fermata della linea di superfice che oggi ospita una mostra che racconta la storia delle stazioni fantasma, e che fa parte del più ampio apparato didattico del Memoriale del Muro, il parco didattico che sviluppa nella vicina Bernauer Strasse, dove si trova uno dei più lunghi tratti del Muro ancora in piedi. E proprio Bernauer Strasse fu uno dei punti di confini più caldi della storia del Muro, dove il sottosuolo della città giocò anche in questo caso un ruolo da protagonista, divenendo teatro di azioni eroiche e rocambolesche fughe. Ma di questo parleremo la prossima settimana.