Blog

La Brexit e il ritorno del passaporto blu

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea non è stata ancora ufficializzata, ma c’è già chi festeggia il ritorno di un simbolo della grandeur britannica: il passaporto blu. 

Sono ormai trascorsi oltre tre anni dal fatidico 23 giugno 2016, la data del referendum con cui la maggioranza dei cittadini britannici votò per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, decisione che provocò un terremoto politico e sociale in tutto il continente. Eppure il Paese è ancora intrappolato nel pantano Brexit e in preda a una grave crisi politica, dettata dall’incapacità di gestire i complessi e inediti negoziati che avrebbero dovuto accompagnare ordinatamente l’uscita dall’UE. Nel clima generale di incertezza emergono periodicamente notizie che suscitano timore e apprensione, come quelle sul futuro status dei cittadini di Paesi appartenenti all’UE che risiedono nel Regno Unito. L’ultima in ordine di tempo riguarda invece tutti gli europei che intenderanno entrare nel Paese, anche solo per turismo o per brevi periodi, dopo l’entrata in vigore della Brexit. Il Primo Ministro britannico Boris Johnson, in pieno clima da campagna elettorale in vista delle elezioni politiche straordinarie indette per giovedì 12 dicembre, ha annunciato che reintrodurrà l’obbligo di passaporto e di visto elettronico per i cittadini UE che intendono entrare nel Regno Unito, con un sistema analogo a quello previsto oggi per l’ingresso negli USA. Se questa intenzione effettivamente si realizzasse, sarebbe una grave sconfitta per l’Unione Europea, che ha fatto della libertà di movimento dei cittadini una delle sue principali bandiere, con l’introduzione degli Accordi di Schengen e l’abbattimento dei “muri” simbolici che dividevano i Paesi europei.

Un momento della campagna promossa dal giornale The Sun per reintrodurre nel Regno Unito l’iconico passaporto blu. Fonte: www.thesun.co.uk

Il terremoto Brexit non investirà tuttavia soltanto i viaggiatori stranieri in ingresso nel Regno Unito, ma anche i cittadini britannici che intendono recarsi all’estero. La Brexit non è ancora entrata effettivamente in vigore, ma già il Foreign Office, il ministero degli esteri britannico, ha annunciato importanti cambiamenti riguardanti i passaporti rilasciati agli abitanti del Regno Unito. Uno dei tratti comuni dei cittadini dell’UE era infatti il passaporto, che in base a un accordo internazionale era stato standardizzato tra tutti i Paesi membri dell’Unione. Sulla copertina di tutti passaporti “europei” campeggia infatti, prima del nome e dello stemma nazionale dei rispettivi Paesi, la dicitura “Unione Europea”. Inoltre, tutti i passaporti dei Paesi dell’UE hanno lo stesso colore, un sobrio rosso scuro o bordeaux. Ebbene, tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 il governo britannico comincerà a rilasciare passaporti privi della dicitura “European Union”, a segnare così anticipatamente l’uscita del Paese dalla confederazione. Ma la notizia molto più importante per molti cittadini britannici è che i passaporti cambieranno colore, passando dal bordeaux al blu scuro. Per molti si tratterà di un benvenuto ritorno alla tradizione e al colore “giusto”, perché il blu era il colore “storico” del passaporto britannico, che fu cambiato soltanto, e non senza malumori, dopo l’ingresso del Paese nell’UE. Si tratta di un cambiamento atteso da molti: addirittura, la scorsa estate il giornale britannico The Sun aveva lanciato una campagna di opinione proprio per chiedere il ritorno dell’iconico passaporto blu. Ma perché un semplice cambio di colore è così importante? A parte il noto attaccamento alla tradizione e la resistenza a ogni sorta di cambiamento tipici di molti britannici, ci sono due importanti ragioni simboliche. Come abbiamo detto, il colore del passaporto britannico fu cambiato da blu a bordeaux per allinearsi alle norme europee, e questa imposizione è stata vista da molti come soltanto uno degli innumerevoli casi in cui il Regno Unito ha dovuto chinare la testa e adattarsi alle normative emanate da Bruxelles. Il ritorno al colore originale simboleggia quindi la ritrovata indipendenza dai lacci e lacciuoli della burocrazia comunitaria. La seconda ragione riguarda il prestigio nazionale e la perduta grandeur britannica. Per molti cittadini del Regno Unito il passaporto blu rimanda al periodo storico in cui la Gran Bretagna era ancora una delle grandi potenze mondiali e un impero coloniale, e il documento blu con lo stemma britannico incuteva ancora un particolare rispetto in tutto il mondo. Inoltre, secondo il linguaggio non scritto dei passaporti, di cui parleremo nella prossima puntata, il blu richiama i Paesi anglosassoni e le potenze ex coloniali, come gli Stati Uniti e l’Australia, ed è quindi associato a Paesi ricchi e prestigiosi. Insomma, il Regno Unito sta affrontando una crisi politica senza precedenti, e molti prevedono che la Brexit possa provocare un’analoga crisi economica. Ma guardando con orgoglio i loro nuovissimi passaporti blu, i britannici potranno tornare per un istante ai bei tempi andati, quando la Gran Bretagna era la regina dei mari.