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La città cinese dove è sempre Natale

C’è un luogo dove si lavora ogni santo giorno per allietare le festività natalizie di tutto il mondo. Ma è un po’ diverso dal villaggio di Babbo Natale delle favole. 

Cari amici di GEOblog, il Natale è ormai alle porte, e come spesso accade molti di noi sono già sfiniti dalle festività prima ancora che queste siano ufficialmente cominciate. Proseguendo il trend che vede l’atmosfera natalizia imporsi sempre con maggiore anticipo (fra qualche anno ci troveremo a decorare l’albero a Ferragosto), le televisioni hanno cominciato già da mesi a propinarci spot in cui bambini sorridenti cercano di venderci panettoni e pandori a colpi di cori zuccherosi, le strade si sono intasate di consumatori alla ricerca spasmodica del regalo dell’ultimo minuto, e le amministrazioni comunali hanno iniziato dal primo autunno, probabilmente perché le ditte installatrici offrono uno sconto per le pose “fuori stagione”, a montare le immancabili luminarie. Ma il peggio deve ancora arrivare: nonostante saggi uomini di chiesa e autorevoli esponenti della società civile lancino regolarmente accorati appelli contro l’aspetto consumistico del Natale e per vivere invece le festività come un’occasione per riscoprire la nostra spiritualità e gli affetti della famiglia, l’atto primario e imprescindibile che contraddistingue questo periodo rimane quello dall’acquisto di beni materiali. Mercatini di Natale spuntano come funghi in ogni centro abitato, con bancarelle che propongono prodotti “tipici” e “artigianali” a prezzi spesso da rapina, mentre gli ipermercati si riempiono fino all’orlo di ogni genere di decorazioni, luminarie, carte da regalo e oggetti di dubbio gusto da regalare a sventurati conoscenti. Il kitsch impera quasi ovunque, ma ha il suo paradiso nei famigerati negozi del tipo “tutto a un euro”, quelli che gli americani chiamano dime stores (dime è una moneta da 10 centesimi di dollaro), che nel periodo natalizio fanno affari d’oro vendendo montagne di decorazioni di bassa qualità e dal prezzo ancora più basso, dai Babbi Natale e pupazzi di neve di plastica gonfiabili, ai cappelli da Babbo Natale in tessuto rigorosamente sintetico, fino ai riflettori laser che proiettano sulle pareti delle nostre case luci e disegni natalizi in movimento.

Un’operaia di uno dei laboratori di Yiwu al lavoro per produrre decorazioni natalizie destinate al mercato italiano. Fonte: www.huffingtonpost.com

A questo punto il vostro autore potrebbe cominciare ad apparirvi un mostro di cinismo, o quantomeno un personaggio po’ burbero, quindi proseguirò con una nota edificante, più in linea con la sognante atmosfera natalizia. Lo sapete che oltre la metà, circa il 60% per la precisione, di tutte le decorazioni e degli oggetti natalizi venduti nel mondo è prodotta nella stessa località, dove migliaia di manine operose lavorano tutto l’anno per allietare le nostre feste? Probabilmente la vostra anima di bambino sarà già corsa a evocare le favole e i racconti sul fantastico villaggio di Babbo Natale, sperduto dalle parti della Lapponia o del Polo Nord. Qui, in un delizioso chalet immerso nella neve, vispi elfi e teneri animaletti dalla folta pelliccia lavorano gioiosamente per costruire magnifici regali e decorazioni che verranno poi distribuiti ai bambini e alle famiglie di tutto il mondo. Avete immaginato per bene questo delizioso scenario, ormai parte integrante dell’immaginario collettivo di gran parte della popolazione mondiale? Ebbene, cancellatevelo dalla mente. È assolutamente vero che gran parte delle decorazioni natalizie che ci circondano sono nate nello stesso luogo, ma a parte questo la località in questione non ha molto in comune con la fantastica casa del benevolo vecchietto vestito di rosso. Si tratta della città di Yiwu, nella provincia cinese di Zhejiang, a 300 km a sud della metropoli Shanghai.

Una parte del complesso dell’International Trade Mart di Yiwu. Fonte: www.yiwu-market-guide.com

Lo stereotipo della casa di Babbo Natale è talmente duro a morire che svariati articoli e reportage online su Yiwu si ostinano a chiamare questa città di oltre un milione di abitanti “villaggio”! In questa capitale mondiale del Natale sono attive circa 750 aziende che producono ogni sorta di giocattoli e oggetti decorativi, ma che nel corso degli anni si sono specializzate nelle decorazioni natalizie, tanto che molti laboratori non producono altro tutto l’anno. Il punto focale della città è il parco industriale dove gran parte di queste aziende hanno sede, a cui è annesso l’Yiwu International Trade Mart, un gigantesco centro commerciale esteso oltre 4 milioni di metri quadri, dove operano migliaia di negozi e showroom in cui sono esposti oltre 400.000 articoli diversi, moltissimi dei quali a tema natalizio. Qui è possibile trovare di tutto: carte da regalo in ogni fantasia immaginabile; biglietti con auguri scritti in decine di lingue diverse; improbabili candele; pupazzi a soggetto natalizio, statici o animati con movimenti, luci e musiche natalizie, e molto altro ancora. L’aria è pervasa da quell’inconfondibile tanfo di plastiche di scarsa qualità, esattamente come nei negozi “tutto a 1 euro” o di “cineserie” ormai diffusi ovunque, solo amplificato di decine di volte. Qui si compra esclusivamente all’ingrosso, e gran parte degli oltre 40.000 visitatori giornalieri sono compratori per conto di grande catene di distribuzione nordamericane ed europee, oppure responsabili per gli acquisti delle migliaia di compagnie di import-export che fanno affari spostando milioni di tonnellate di merci all’anno dalla Cina al resto del mondo. Il volume dei traffici è tale che se si vuole essere sicuri di avere un certo prodotto in vendita nei propri negozi per il periodo natalizio occorre acquistarlo prima della Pasqua di quello stesso anno. Dopodiché l’articolo viene prodotto nella quantità desiderata, stipato in container nel vicino porto commerciale e, dopo essere passato da uno dei grandi hub portuali dell’Estremo Oriente come Hong Kong, Shanghai o Singapore, giunge dopo una navigazione di diverse settimane via nave nei maggiori porti americani o europei, come Vancouver e Rotterdam. Da qui viene scaricato e trasportato nei magazzini dei grandi distributori nazionali, e infine arrriva, a svariati mesi dall’acquisto all’ingrosso, negli scaffali di un supermercato o del vostro negozio di paccottiglia preferito.

Un operaio impiegato in un laboratorio di tintura, dove i prodotti vengono colorati del classico rosso natalizio. Inutile dire che la salute dei lavoratori non è in cima alla lista delle priorità delle aziende di Yiwu. Fonte: www.theguardian.com

Le centinaia di aziende impegnate nel settore natalizio di Yiwu variano dalle grandi industrie che impiegano centinaia di lavoratori in vasti capannoni ai piccoli laboratori con una manciata di persone che lavorano nei retrobottega. Le condizioni di lavoro degli operai sono quanto di più lontano si possa immaginare dalla favolosa vita degli aiutanti di Babbo Natale. Lavorano su turni di 12 ore al giorno, festivi compresi, per un salario che va dai 150 ai 250 euro al mese. Gran parte dei materiali impiegati nella manifattura, soprattutto le plastiche e le vernici, sono tossici, e i macchinari e i processi produttivi assai raramente rispettano gli standard occidentali sulla sicurezza e la salute dei lavoratori. Molti operai, uomini e donne indifferentemente, appartengono a famiglie poverissime appena giunte in città dalle campagne circostanti, e non hanno nemmeno idea di che cosa sia esattamente questo Natale festeggiato in Paesi lontani, nel quale anche loro sono indirettamente coinvolti e di cui vedono solo le manifestazioni più esteriori e commercializzate. Sarebbe bello, la mattina di Natale, in mezzo ai festeggiamenti di famiglia, dedicare un breve pensiero anche a queste persone che si sono impegnate tutto l’anno, in un Paese lontano, per garantirci anche solo un fuggevole momento di piacere e felicità.

Buon Natale da GEOblog e da tutta la redazione di Giunti Scuola!