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La cospirazione dell’almanacco

La pubblicazione di un utile almanacco degli Stati del mondo da parte della CIA può forse celare un secondo fine oltre a quello di rendere un servizio pubblico.

La scorsa settimana abbiamo parlato di una delle realizzazioni più inaspettate della CIA (Central Intelligence Agency), la famigerata organizzazione statunitense dedita allo spionaggio. Si tratta del World Factbook, una sorta di almanacco che raccoglie informazioni e statistiche su tutti gli Stati del mondo. Molti saranno forse rimasti sopresi nell’apprendere che la CIA è responsabile di uno strumento così ordinario, usato regolarmente da studiosi, giornalisti e funzionari statali di tutto il mondo come fonte di dati. Siamo abituati ad associare la CIA a rocambolesche missioni stile 007 (che pure non mancano, come abbiamo visto qualche settimana fa), o ancora peggio a oscuri complotti e cospirazioni. La mentalità complottista è sempre andata di moda tanto negli Stati Uniti quanto nei Paesi loro nemici, e nel corso degli anni la CIA è stata vista come l’eminenza grigia dietro a ogni evento, vero o immaginario che fosse. È stata accusata, tra le altre mille trame, di essere responsabile dell’assassinio del presidente Kennedy, di tenere nascosta al mondo l’esistenza degli alieni, e ovviamente di un classico della mentalità paranoica: aver sperimentato su cavie umane inconsapevoli tecniche invasive per piegare la volontà di un individuo e renderlo suscettibile a ogni genere di comando, il famigerato controllo mentale. Un momento, quest’ultima accusa ha più che un fondo di verità. Un programma del genere è esistito davvero: si chiamava MK-ULTRA ed è stato portato avanti dalla CIA tra gli anni Cinquanta e Sessanta. La notizia della sua esistenza, trapelata decenni dopo i fatti, risultò in uno dei più grandi scandali che l’Agenzia ha dovuto finora affrontare.

Uno dei documenti segreti declassificati che hanno confermato la realtà del programma MK-ULTRA per il controllo mentale. Fonte: www.publicintelligence.net

Con queste premesse, sembra quasi irriguardoso parlare della CIA e non lanciare un’accusa di complotto, per cui proveremo anche noi per un istante a vestire i panni di uno degli eccentrici teorici della cospirazione che infestano ogni angolo della Rete. Mettevi dunque in testa il regolamentare cappello fatto col foglio di alluminio, e partiamo. Come mai la CIA, responsabile di mille trame segrete, dedica tempo, personale e risorse per pubblicare un normalissimo almanacco dei Paesi del mondo? C’è forse sotto qualcosa? La scorsa settimana abbiamo ipotizzato che la decisione di rendere liberamente consultabile il World Factbook sia stata una mossa della sezione relazioni pubbliche della CIA per presentare un’immagine meno oscura e minacciosa ai cittadini americani, oltre che per giustificare almeno in parte le ingenti risorse pubbliche destinate all’Agenzia. Risorse che la CIA altrimenti impiega per finanziare attività la cui stessa natura segreta impedisce una loro divulgazione. Il World Foctbook sarebbe quindi un modo per compensare almeno in parte la comunità della fede cieca che si deve obbligatoriamente prestare alla potente agenzia di spionaggio.

Una delle minuscole Isole Paracel nel Mar Cinese Meridionale, attualmente occupate delle forze armate cinesi. Fonte: www.defence.pk

Ma la pubblicazione e la grande popolarità del World Factbook potrebbero avere anche un altro effetto oltre quello di rappresentare il lato umano della CIA; un effetto non si sa se originariamente voluto o meno da quei maestri di manipolazione dell’Agenzia. Essendo una pubblicazione ufficiale di un’agenzia governativa americana, il Factbook si attiene alla linea ufficiale del governo degli Stati Uniti d’America per quanto riguarda i rapporti con gli altri Stati, e in particolare il riconoscimento, o meno, della sovranità delle varie entità politiche presenti nel mondo. Questo significa che il World Factbook elenca come Stati sovrani solo quelli ufficialmente riconosciuti come tali dagli Stati Uniti d’America. Attualmente sono in totale 195. Ma ci sono anche altre sezioni, la cui composizione rivela molto sulla posizione del governo USA nel campo della politica estera. Nella sezioni “Altri”, per esempio, si trovano la Repubblica di Cina (Taiwan) e l’Unione Europea, entità che gli Stati Uniti non riconoscono ufficialmente come Stati autonomi e sovrani ma con cui il governo USA ha rapporti aperti e cordiali. Poi ci sono le “Dipendenze”, cioè i territori con una ampio grado di autonomia che però fanno ufficialmente parte di un altro Stato. Tra questi ci sono la Groenlandia (che è sotto sovranità danese), Hong Kong e Macao (che fanno parte della Cina), oltre a tutti i dominions coloniali britannici, come Gibilterra, di cui abbiamo avuto occasione di parlare poco tempo fa. La sezione più ambigua è però quella “Miscellanea”, che comprende alcuni territori la cui sovranità è dubbia in quanto contesi tra due e più stati. Ci sono per esempio le Isole Paracel e Spratly, due piccoli arcipelaghi del Mar Cinese Meridionale il cui territorio è rivendicato praticamente da tutte le nazioni che si affacciano su quello specchio d’acqua: Brunei, Cina, Filippine, Malesia, Taiwan, Vietman. Attualmente le isole sono occupate dalla Cina, che le considera parte del proprio territorio, ma il fatto che la CIA le indichi come territori contesi può essere interpretato come un messaggio che, per il governo americano, la questione della loro sovranità non è affatto chiusa. Ma in questa sezione figurano anche altri due territori la cui effettiva sovranità è al centro di una delle questioni geopolitiche più calde degli ultimi cinquant’anni: la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, cioè i Territori Occupati Palestinesi che lo Stato di Israele ha invaso, contro le risoluzioni dell’ONU, durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967. Entrambi i territori sono sotto la sovranità nominale dell’Autorità Nazionale Palestinese, che fin dal 1988 ha dichiarato la loro indipendenza proclamando la nascita dello Stato della Palestina. Nel 2012 l’Assemblea Generale dell’ONU ha votato a maggioranza l’ammissione dello Stato della Palestina come Stato non membro con status di osservatore, un evento storico che ne segna il primo passo verso un completo riconoscimento internazionale. Ma Israele e il loro più grande alleato, gli Stati Uniti, hanno votato contro all’ONU e non riconoscono lo Stato della Palestina, il quale quindi non possiede una scheda dedicata nel CIA World Factbook.

Una mappa di accompagnamento al Factbook che indica Cisgiordania (West Bank) e Striscia di Gaza (Gaza Strip) senza indicarle come parte di un unico Stato della Palestina. Fonte: www.cia.gov

L’almanacco della CIA è ormai consultato e utilizzato in tutto il mondo, anche da individui e organizzazioni che non necessariamente condividono la politica estera degli USA, ma che ciononostante apprezzano il Factbook come fonte di dati “obiettivi”. Ma nello scegliere quali Stati elencare e quali omettere, il Factbook e i suoi autori influenzano di fatto le aspettative e le opinioni di chi lo legge e lo consulta. Quanti studenti, giornalisti o professori che avevano intenzione di riportare statistiche o informazioni sullo Stato della Palestina, o su qualsiasi altra entità non elencata, sono stati ostacolati, o hanno addirittura rinunciato a farlo, perché il Factbook non la considera? Che sia stato o meno un espresso obiettivo dalla CIA quando decise di renderlo pubblico, il Factbook funge ora anche da strumento di diffusione e propaganda della linea politica del governo degli Stati Uniti. Un fanatico complottista potrebbe anche arrivare a sostenere che il Factbook sia una vera e propria arma della guerra psicologica che le agenzie di spionaggio degli USA stanno combattendo per influenzare i sentimenti e le opinioni di milioni di cittadini, americani e stranieri. Noi non arriviamo fino a questo punto, anche perché non ci teniamo particolarmente a veder atterrare degli elicotteri neri fuori da casa nostra, ma indubbiamente dietro a questo semplice almanacco usato per articoli o ricerche scolastiche si nascondono scelte complesse e non certo casuali.