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La dittatura del fuso orario

Il "generalissimo" Francisco Franco (1892-1972), che nel 1942 ordinò il cambio del fuso orario adottato dalla Spagna. Fonte: www.nytimes.com

Il Parlamento spagnolo ha presentato un progetto per cambiare il fuso orario usato nel Paese iberico, una scelta che potrebbe mutare profondamente le abitudini di milioni di spagnoli.

Tra i popoli europei abbondano i pregiudizi e le immagini stereotipate, affibbiati a ciascuno di essi dagli altri, che pretendono di inquadrare con una parola il “carattere” di un’intera nazione. Così, i tedeschi sono visti come “quadrati” nel modo di pensare, gli svizzeri sono precisi, i francesi sono accusati di essere presuntuosi, gli italiani sarebbero faciloni e così via. Tra le altre cose, gli spagnoli sarebbero degli inguaribili tiratardi, presentandosi agli appuntamenti ore dopo l’orario concordato e facendo tutto, dal lavoro ai pasti, con un ritardo di almeno un paio d’ore rispetto alla “tabella di marcia” dei loro vicini europei. Ebbene, per una volta questo stereotipo ha un fondo di verità: come ben sa chiunque sia stato in Spagna, gli spagnoli raramente cenano prima delle 21, indipendentemente dalla zona del Pese in cui ci si trova e dalla stagione, e in molti casi ci si mette a tavola anche più tardi, verso le 22. D’estate e nelle località di vacanza, poi, le 21-22 sono le ore dell’aperitivo, accompagnato dagli immancabili stuzzichini, le tapas, e non è raro che ci si trasferisca al ristorante per cena intorno alla mezzanotte… Anche gli orari dei negozi e degli uffici pubblici, o quelli dei palinsesti televisivi (la cosiddetta “prima serata” inizia dopo le 22, e il posticipo serale di una partita di calcio del campionato spagnolo inizia verso le 23!), riflettono questo “ritardo” rispetto alle abitudini delle maggior parte degli altri Paesi europei.

Ma per spiegare queste differenze non è necessario tirare in ballo il carattere “latino” degli spagnoli o il clima mediterraneo, o almeno non esclusivamente, poiché c’è un fattore geografico ben preciso che influenza gli orari “sfalsati” dei nostri cugini. Il territorio spagnolo si estende infatti più o meno alla stessa longitudine della Gran Bretagna e dell’Irlanda, che quindi si trovano quasi esattamente a Nord, oltre il mare. Ora, Gran Bretagna e Irlanda, ma anche il vicino Portogallo, adottano convenzionalmente il fuso orario chiamato GMT, cioè Greenwich Mean Time (ora media di Greenwich), chiamato così dal “meridiano zero”, quello che passa per l’osservatorio di Greenwich nei pressi di Londra ed è usato come riferimento per il calcolo della longitudine e dei fusi orari in tutto il mondo. La Spagna invece adotta attualmente il fuso orario chiamato CET (Central European Time, “ora dell’Europa Centrale”), che è quello usato dai Paesi europei che si trovano più a Est, come Germania, Francia e Italia, ed è indicato convenzionalmente come GMT+1, che sta a significare che si trova un’ora “avanti” rispetto all’ora inglese. Se si osserva la carta del mondo dove sono evidenziati i vari fusi orari (vedi sotto), scelti convenzionalmente a partire dal 1884 per uniformare gli orari usati nei vari Paesi, si vede bene come la fascia del fuso CET “sbordi” verso Ovest in corrispondenza della Spagna, andando a invadere un territorio che avrebbe dovuto essere, secondo ragione, di competenza del fuso GMT. Il risultato è che Italia e Spagna hanno lo stesso orario ma, se ieri (20 ottobre 2013) il sole a Roma è tramontato alle 18.21, a Madrid, che si trova quasi 1200 km più a Ovest, il tramonto è stato alle 19.54. La differenza tra orario convenzionale, quello del fuso orario, e orario naturale, quello dettato dal sorgere e dal tramontare del sole, è quindi molto più marcata in Spagna che non negli altri Paesi europei, il che spiega come mai gli spagnoli facciano tutto con un paio di ore di ritardo rispetto ai loro vicini.

Il mondo diviso nei vari fusi orari, scelti convenzionalmente per unificare e ordinare gli orari delle varie parti del pianeta. Fonte: www.timeanddate.com

Ma come si spiega questa “anomalia oraria” spagnola? L’origine della discrepanza è relativamente recente: nel 1900, quando furono introdotti i fusi orari standardizzati, la Spagna scelse di adottare, come sembrava naturale, il fuso della Gran Bretagna (GMT). Solo nel 1942 il dittatore spagnolo Francisco Franco decise di cambiare il fuso orario della Spagna da quello GMT, usato dai nemici democratici inglesi, a quello CET, adottato invece da Italia e Germania, alleati nazifascisti del regime spagnolo. Questa decisione autocratica, rimasta in vigore fino ad oggi, ha avuto effetti profondi sulle abitudini di vita degli spagnoli. Pensiamo agli orari di lavoro: se le classiche due ore di ritardo spagnole si applicano anche all’orario di uscita dagli uffici, che raramente chiudono prima delle 20, questo non accade invece per l’orario di inizio della giornata lavorativa o scolastica, che comincia tra le 8 e le 9 del mattino come nel resto d’Europa. Questo significa che il tempo che studenti e lavoratori spagnoli passano fuori casa per le loro attività quotidiane è più lungo di circa due ore rispetto agli altri europei. In particolare le mattinate, con il pranzo che inizia di solito alle 14, sono “lunghissime”. Per ovviare a questi problemi, l’orario lavorativo spagnolo ha adottato accorgimenti che sembrano ben curiosi agli altri Paesi, come la pausa colazione mattutina verso le 10 e la pausa pranzo di oltre 2 ore, durante la quale molti, anche sul luogo di lavoro, sono abituati a concedersi il sonnellino pomeridiano, la famosa siesta spagnola. Anche l’abitudine al sonnellino ha dunque una sua razionalità, e non è dettata dalla supposta pigrizia che gli stranieri affibbiano agli spagnoli: secondo recenti studi, infatti, gli spagnoli di notte dormono in media un’ora in meno rispetto agli altri europei, e questo causa dei loro orari strampalati; la siesta è dunque è un modo per recuperare il riposo perduto durante le ore notturne. Ma questo “orario sfalsato” provoca comunque gravi effetti sulla vita quotidiana degli spagnoli, come un aumento dello stress, un calo della produttività lavorativa e maggiori assenze a scuola o sul luogo di lavoro.

Particolare dei fusi orari europei, con la Spagna che sconfina abbondantemente nella fascia del fuso di Greenwich (GMT): Fonte: www.viaggiando-viaggiando.it

Proprio per risolvere questi problemi, una commissione del Parlamento spagnolo ha proposto, il mese scorso, di mettere fine a questa anomalia durata oltre 70 anni e ritornare al fuso inglese GMT. Una decisione di tale portata ha scatenato inevitabilmente un grande dibattito in Spagna, con tanto di polemiche e ironie, come quella del lettore del giornale spagnolo El Pais, che propone di seguire gli inglesi anche in altre abitudini, come la guida a sinistra e la povertà della cucina. Purtroppo alcuni stereotipi non moriranno mai…