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La morte viene dai ghiacci

Il riscaldamento globale risveglia creature mortali ibernate da secoli nei ghiacci. Non è la trama di un film di fantascienza, ma quello che sta accadendo veramente in Siberia. 

Forse qualcuno dei nostri amici di GEOblog ha seguito, l’anno scorso, una serie televisiva prodotta e trasmessa dal canale satellitare Sky Atlantic: Fortitude. Etichettata come serie thriller e poliziesca, è una coproduzione internazionale ambientata nell’immaginaria, omonima cittadina delle Isole Svalbard, il remoto e suggestivo arcipelago norvegese situato a metà strada tra l’Europa continentale e il Polo Nord. Storia a parte, la serie meriterebbe di essere vista solo per la fantastica ambientazione, quella di una piccola, claustrofobica comunità isolata dal resto del mondo, e per i meravigliosi paesaggi, con banchise ghiacciate, montagne innevate e mari in tempesta. In realtà le riprese non sono state fatte veramente alle Svalbard, ma nell’ugualmente remoto e suggestivo villaggio di Reyðarfjörður, in Islanda. La storia comincia come il più classico dei gialli, con l’omicidio di uno degli scienziati che lavorano nella stazione di ricerca della cittadina, e l’intervento di un poliziotto “forestiero” per indagare sul delitto. Ma ben presto la vicenda si complica: la comunità sta vivendo una grave crisi economica causata dalla chiusura delle vicine miniere, e il riscaldamento globale sta lentamente portando a temperature più calde e allo scioglimento dei ghiacciai perenni sulle aspre montagne che circondano la comunità. Paradossalmente, i cambiamenti climatici potrebbero rivelarsi una grande opportunità di rilancio per Fortitude, sotto forma di turismo: il sindaco della cittadina intende concedere i permessi per la costruzione, sul pendio in disgelo della vicina montagna, di un gigantesco resort di lusso, che dovrebbe portare lavoro e ricchezza a tutti gli abitanti. Ma non tutti i residenti sono d’accordo con il piano del primo cittadino: molti temono che l’invasione dei “forestieri” e dei turisti snaturi l’identità dalla comunità, per non parlare delle preoccupazioni per l’impatto ambientale di un simile progetto.

Una veduta dell’immaginaria cittadina di Fortitude, dove è ambientata l’omonima serie televisiva. Fonte: www.movie42day.com

Ma non è finita qui: nel frattempo alcuni ragazzini trovano per caso, in riva a un fiume, la carcassa perfettamente conservata di un mammut, un gigantesco animale preistorico rimasto congelato per millenni nei ghiacciai vicini e ora riportato in superficie dall’aumento delle temperature e del progressivo disgelo del terreno. E il mistero si infittisce quando gli spettatori cominciano ad accorgersi che tutti coloro che entrano in contatto col corpo dell’animale cominciano ad avere comportamenti strani, che forse sono legati alla sconcertante catena di incidenti e omicidi che ha colpito la solitamente tranquilla comunità artica. Per farla breve, e qui doverosamente inseriamo un ALLARME SPOILER per chi non ha ancora visto la serie e non vuol rovinarsi il finale, la prima stagione del telefilm si conclude lasciando intuire agli spettatori che la causa degli omicidi è qualche agente patogeno preistorico – non si sa ancora se un virus, un batterio, un parassita o quant’altro – che è rimesto ibernato per migliaia di anni nel corpo del mammut e, risvegliatosi quando la carcassa dell’animale si è scongelata, ha contagiano alcuni abitanti della cittadina, causandone alterazioni del comportamento e manifestazioni di violenza.

La locandina del film La cosa del 1982, un classico dell’horror in cui una creatura misteriosa riemersa dai ghiacci infetta gli scienziati di una stazione di ricerca in Antartide. Fonte: www.cinesocialuk.com

La conclusione, almeno quella della prima stagione (una seconda è annunciata per il 2017), non è proprio originalissima, come potrebbe sottoscrivere qualsiasi modesto appassionato di fantascienza. Sono infatti moltissimi i film e romanzi basati sul fantomatico ritrovamento di misteriose creature nei ghiacci polari, la quali, scongelate da incauti scienziati ed esploratori, escono dal loro stato di ibernazione a causano ogni genere di disastri. Un classico di questo genere è per esempio il racconto La cosa da un altro mondo, pubblicato dallo scrittore John W. Campbell Jr. nel lontano 1938, e da cui sono stati tratti ben due film, il primo del 1951 e il secondo, intitolato semplicemente La cosa e diretto dal celebre maestro dell’horror John Carpenter, del 1982. Fortitude ha comunque il merito di mescolare abilmente vari generi narrativi, e la svolta fantascientifica di quella che fino a poco prima sembrava una normalissima serie gialla giunge come un bel colpo di scena.

Allevatori nenets con le loro renne nella Penisola di Yamal in Siberia. Fonte: www.assets.inhabitat.com

Perché stiamo parlando di fantascienza, vero? Non esistono pericolosissime e misteriose creature preistoriche ibernate da secoli nei gelidi territori polari, pronte per essere liberate, ironia della sorte, dalla stessa mano dell’uomo, principale responsabile del riscaldamento globale. Giusto? Ebbene, anche in questo caso il modo di dire “la realtà supera la fantasia” si dimostra tragicamente vero, come dimostrano le notizie che ci giungono a partire da questa estate dalla remota Penisola di Yamal, nella parte nordoccidentale della Siberia, in Russia. Gran parte del suo territorio, situato alla latitudine del Circolo Polare, è formato dalla desolata tundra artica. In questo ambiente le specie vegetali che crescono naturalmente sono pochissime a causa della presenza del permafrost, uno strato di terreno ghiacciato tutto l’anno presente appena sotto la superficie. La principale attività economica della regione è l’allevamento delle renne, praticato in forma seminomade della popolazione indigena dei nenets, un groppo etnico che ha molti punti in comune con i sami della Penisola Scandinava, dei quali abbiamo già parlato qualche mese fa. La scorsa estate è stata caldissima nella regione di Yamal, con massime che non si registravano da secoli e che hanno raggiunto i 35°C, e si tratta solo dell’ultima di una serie di stagioni particolarmente calde causate dall’aumento delle temperature medie globali. Il ripetuto caldo estivo ha fatto sciogliere parte del permafrost in molte aeree, e ha provocato un’esplosione di vita vegetale, con la comparsa di campi fioriti come non si erano mai visti nella regione. Ma il disgelo ha probabilmente risvegliato anche qualcos’altro, che era rimasto sepolto per decenni o forse per secoli nel terreno ghiacciato. Nel corso dell’estate le renne degli allevatori nenets hanno cominciato a morire per una malattia misteriosa, e ai primi di agosto un ragazzino di 12 anni, figlio di allevatori, è morto per lo stesso morbo. I ricercatori giunti da Mosca hanno scoperto che gli animali e il ragazzo sono stati colpiti dell’antrace, un’infezione causata dal batterio Bacillus anthracis. È un microorganismo così pericoloso da essere usato, in forma modificata, come arma batteriologica, in grado di uccidere migliaia di persone con un quantitativo di soli pochi grammi di agente infettante. Nel corso di poche settimane l’epidemia ha infettato oltre 3000 renne e circa 90 persone, quasi tutti allevatori nenets che sono entrati in contatto con gli animali infetti, e che sono stati messi in quarantena. Il governo russo ha fatto intervenire l’esercito, con unità specializzate nella guerra batteriologica, e ora le comunità locali sono in allarme perché le autorità, per circoscrivere il contagio, stanno uccidendo migliaia di renne sospettate di essere entrate contatto con gli esemplari infetti. L’epidemia potrebbe portare alla completa scomparsa dell’allevamento delle renne da parte dei nenets, un’attività tradizionale praticata con tecniche vecchie di migliaia di anni.

Un’operatrice sanitaria inviata dal governo russo esamina le renne di un allevatore locale in cerca di segni del contagio da antrace. Fonte: www.res.cloudinary.com

Ma come si è diffuso il contagio? L’ultima comparsa dell’antrace nelle regione risale al 1941, ma le autorità dell’epoca avevano dichiarato l’epidemia completamente debellata. Tuttavia, una delle caratteristiche del batterio dell’antrace è che, nelle giuste condizioni ambientali, si può conservare sotto forma di spore anche per secoli, per poi “risvegliarsi” con l’aumento della temperatura. Gli scienziati pensano che il ceppo di antrace responsabile dell’epidemia attuale sia rimasto congelato nella carcassa di un animale sepolto nel permafrost, forse una renna uccisa dall’epidemia del 1941, forse un’esemplare morto ancora prima, secoli fa. Lo scioglimento del permafrost causato dalle ultime estati siberiane, particolarmente calde, ha riportato in superficie l’animale e risvegliato il temibile batterio che si annidava al suo interno. Gli scienziati di tutto il mondo sono da anni in allarme per l’eventualità che microrganismi responsabili di malattie che si credevano debellate, come il temuto virus del vaiolo, o addirittura agenti patogeni preistorici ancora sconosciuti, possano venire liberati dai ghiacci artici in progressivo scioglimento e causare gravi epidemie. La trovata degli autori di Fortitude non è poi così fantascientifica, dunque, ma costituisce una ragione in più per combattere il riscaldamento globale e contenere la febbre che sta affliggendo il pianeta.