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La nuova geografia di Plutone

Una rappresentazione artistica della sonda New Horizons, che il 14 luglio ha sfiorato Plutone. Fonte: www.nasa.gov

La sonda New Horizons ha raggiunto il pianeta ai confini del Sistema Solare, mostrando dettagli geografici mai visti prima dall’uomo e scatenando la fantasia del pubblico di tutto il mondo. 

Quanto potere c’è in un nome? Molto. Analogamente a quanto vediamo nella nostra rubrica Divertiamoci con le bandiere a proposito di insegne e vessilli, i nomi hanno spesso una fortissima componente simbolica, e ci dicono parecchio sulla storia e il modo di pensare di coloro che li hanno inventati e li usano. L’ansia dell’uomo di nominare tutto ciò che lo circonda risponde al viscerale impulso della specie umana di dare un ordine, e un senso, al mondo. Fin dalle epoche più antiche, poi, vige la credenza che dare il nome a una cosa, e conoscere quel nome, equivalga in un certo senso a dominare l’oggetto nominato, garantendosi un potere su di esso. È per questo che in molte culture ogni persona possiede un nome segreto che solo essa conosce, e che custodisce gelosamente poiché, simboleggiando l’essenza stessa di quell’individuo, la sua conoscenza da parte di altri potrebbe metterlo in una condizione di vulnerabilità.

Ma non sono solo i nomi di persona ad avere tale importanza; anche i nomi di luogo, i toponimi, sono carichi di significati e ci possono dire molto sulla storia e la cultura di chi li ha introdotti e li usa. Come per gli altri nomi, nominare un fiume, un lago o una montagna fornisce a chi abita quei luoghi un senso di dominio e familiarità, e da sempre una delle primissime azioni di un esploratore che si inoltra in territori sconosciuti, o di un gruppo intento a colonizzare nuove terre, è quella di nominare gli elementi geografici in cui ci si imbatte. Gli studiosi lo sanno bene, e da secoli la toponomastica, la catalogazione e lo studio dei nomi di luogo, è una delle più importanti tra le cosiddette “discipline ausiliarie”, e fornisce importanti spunti, tra gli altri, ai geografi, agli storici e ai linguisti.

Una veduta aerea delle Montagne Transantartiche, avvistate per la prima volta da occhi umani nel 1841 ed esplorate in dettaglio solo tra gli anni Quaranta e Cinquanta del XX secolo. Fonte: www.wikipedia.org

Purtroppo per gli aspiranti esploratori degli ultimi secoli, la maggior parte delle terre emerse del pianeta sono state colonizzate da almeno diversi millenni, ed è sempre più difficile trovare un territorio veramente “vergine”, mai abitato, esplorato e nominato dall’uomo. Spesso infatti esploratori e “scopritori” di nuove terre si sono limitati a imporre un nuovo nome a luoghi che ne avevano già uno, o più di uno, imposto loro dai nativi di quella regione da tempi immemorabili; e la storia dei cambiamenti del nome con cui è conosciuto un luogo nel corso dei secoli è spesso una storia di colonizzazioni, invasioni e mutamenti politici, culturali e religiosi. Pensiamo per esempio agli svariati nomi con cui sono state conosciute nel corso dei secoli città come San Pietroburgo e Istanbul. L’ultima grande opportunità per imporre nomi a una regione della Terra del tutto sconosciuta si è presentata con la scoperta e successiva esplorazione, tra Ottocento e Novecento, dell’Antartide, l’unico continente a non essere mai stato abitato dall’uomo, le cui regioni sono state battezzate con nomi che onorano gli esploratori che vi hanno per primi messo piede o, per ingraziarseli, i loro mecenati o sovrani. Ma la smania dell’uomo di conoscere ed esplorare lo spazio che lo circonda, e dominarlo nominandolo, non si è fatta scoraggiare: dopo l’Antartide, è venuto il momento delle profondità oceaniche, mappate per la prima volta da sonar e radar di profondità che hanno scoperto una mirabolante geografia fatta di alti picchi, vallate e abissi subacquei. E dopo il mare, il cielo: con l’inizio dell’esplorazione spaziale, l’uomo ha cominciato a esplorare gli altri pianeti del Sistema Solare, battezzando i loro elementi geografici con nomi derivati da personaggi della mitologia o dagli scienziati che li hanno studiati in passato.

I tecnici della NASA festeggiano il riuscito passaggio ravvicinato della sonda New Horizons sulla superficie di Plutone. Fonte: www.nasa.gov

L’ultima opportunità in ordine di tempo di vedere per la prima volta un terra su cui non si era mai posato prima l’occhio dell’uomo (e probabilmente neppure quello di qualsiasi altro essere vivente) si è verificata proprio qualche giorno fa, quando la sonda della NASA New Horizons, lanciata nel 2006, dopo aver percorso oltre 5 miliardi di chilometri ha fotografato a distanza ravvicinata la superficie di Plutone. Fino a poche settimane fa il pianeta nano (è stato riclassificato in questo modo, e privato del suo status di nono pianeta “maggiore”, nel 2006, proprio a pochi mesi dal lancio di New Horizons), scoperto nel 1930, era uno dei corpi celesti più misteriosi del Sistema Solare, talmente lontano da risultare soltanto come un punto o una macchia sfocata agli occhi dei più potenti telescopi basati sulla Terra. Nessuno aveva mai posato gli occhi sulla sua superficie, e gli scienziati non avevano idea di cosa avrebbero trovato una volta che New Horizons fosse stata abbastanza vicina da scattare le prime fotografie.

Due immagini di Plutone a confronto: la prima, ripresa dal telescopio spaziale Hubble, era la foto più dettagliata mai scattata prima della arrivo della seconda, scattata da New Horizons a metà luglio 2015.

Le prime immagini dettagliate del pianeta arrivate ai primi di luglio hanno lasciato stupefatti tanto gli scienziati della NASA quanto i milioni di appassionati di tutto il mondo che hanno seguito l’avvicinamento della sonda tramite il sito dell’agenzia spaziale statunitense. La superficie di Plutone ha rivelato una sorprendente ricchezza di caratteristiche geografiche: vaste pianure, vallate e catene montuose alte fino a 3500 metri. Questi elementi, insieme all’assenza di grandi crateri causati dall’impatto con i meteoriti, hanno fatto concludere agli astronomi che la superficie di Plutone è stata interessata da grandi fenomeni geologici fino a tempi relativamente recenti, nell’ordine dei pochi milioni di anni, una scoperta sorprendente considerando l’enorme distanza tra il pianeta e la più vicina fonte di energia, il Sole. Con l’invio delle prime immagini dettagliate, e ancor più a partire dal 14 luglio, quando New Horizons è passata alla distanza minima da Plutone, 12.500 km, è scattata la corsa a battezzare gli elementi del paesaggio, fino ad allora sconosciuto, del remoto pianeta. L’attribuzione dei nomi geografici relativi ai corpi celesti del Sistema Solare, soprattutto quelli raggiunti da sonde che ne hanno potuto esplorare in dettaglio la superficie, come Marte e i satelliti di Giove, è un’operazione assai formale. I nomi vengono proposti dagli scienziati all’Unione Astronomica Internazionale (UAI), che li vaglia e li accetta se corrispondono a determinati criteri. Sono accettati, per esempio, quelli che si rifanno agli astronomi o altri scienziati che si sono distinti per le loro ricerche sul pianeta in questione. Un’altra scelta popolare sono i nomi ispirati alla mitologia, di solito quella greca (ma negli ultimi anni la rosa si è allargata fino a comprendere nomi tratti da altre culture), purché abbiano a che fare con la “sfera di competenza” della divinità che ha dato il nome al pianeta. E così molti elementi geografici di Marte sono chiamati con nomi ispirati alle divinità della guerra, e i satelliti di Giove con quelli dei personaggi della mitologia amati da Zeus, il padre degli dèi.

La prima foto dettagliata di Plutone inviata da New Horizons. In basso a destra c’è l’area a forma di cuore battezzata regione di Tombaugh, a sinistra invece la regione scura chiamata Balena o Cthulhu. Fonte: www.nasa.gov

Nel caso di Plutone ci si trovava però di fronte a una novità epocale, e cioè che si trattava della prima volta che il disvelamento di un lontano pianeta è avvenuto nell’epoca di Internet e dei social network, con milioni di persone che hanno seguito praticamente in diretta la diffusione delle straordinarie fotografie. L’ansia tipicamente umana di assegnare un nome a tutto, e di essere i primi a battezzare una terra sconosciuta, ha preso ben presto il sopravvento, e i siti, i forum e le pagine dei social network dedicate agli appassionati di astronomia sono stati invasi di proposte. D’altra parte, la stessa NASA, in collaborazione con il SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence, l’istituto per la ricerca di vita intelligente extraterrestre), è stata la prima a chiedere la collaborazione del pubblico per trovare nuovi toponimi per Plutone, organizzando un voto online su un sito appositamente creato già alcuni mesi prima dell’arrivo di New Horizons. E così agli elementi geografici più vistosi che spiccano sulle prime foto giunte da Plutone sono stati attribuiti nomi anche piuttosto eccentrici, che potrebbero o meno diventare in futuro ufficiali con il riconoscimento da parte dell’UAI. Per esempio, l’area più chiara a forma di cuore che compare a sudest del pianeta nella prima foto dettagliata diffusa dalla NASA è stata chiamata, oltre che con un poco fantasioso “The Heart”, regione di Tombaugh, da Clyde Tombaugh, lo scopritore di Plutone, mentre il lobo occidentale della stessa regione, che appare più pianeggiante, è stato soprannominato pianoro Sputnik, dal nome del primo satellite artificiale della Terra, lanciato dai sovietici nel 1957.

La regione del polo sud di Plutone, con Cthulhu e le aree circolari battezzate con nomi di dèi e demoni infernali, tra cui Balrog. Fonte: www.nasa.gov

Ma ci sono nomi ancora più bizzarri. Oltre a quelli che richiamano scienziati ed esploratori, la NASA aveva chiesto al pubblico del sito di sottoporre nomi che, come da tradizione, richiamassero l’ambito del dio Plutone della mitologia, cioè la morte e l’oltretomba; un immaginario che ben si adatta al desolato pianeta ai confini estremi del Sistema Solare, dove la luce del Sole giunge flebile da miliardi di chilometri di distanza. I nomi venuti fuori sono una sorta di spaccato della cultura popolare contemporanea, oltre a riflettere l’immaginario un po’ nerd degli astronomi e degli appassionati che hanno votato sul sito. Alcuni di essi infatti non si richiamano a dèi e demoni delle mitologie “storiche”, ma a quelle uscite dalla fantasia di scrittori horror e fantasy contemporanei. La regione scura a sinistra del Cuore, inizialmente soprannominata “la Balena” per il suo profilo, è stata per esempio ribattezzata Cthulhu, dal nome del malvagio dio degli abissi partorito dalla fantasia visionaria dello scrittore horror H.P Lovecraft. Una serie di formazioni circolari scure vicino al polo sud di Plutone sono state invece chiamate in onore di varie divinità dell’oltretomba del buddismo e delle religioni dei maya e dei mandei, ma una di esse è stata battezzata Balrog, dal demone del fuoco che affronta lo stregone Gandalf nella saga Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien. È stupefacente come l’opera di questi autori sia arrivata ad avere una presa così potente nell’immaginario popolare da spingere migliaia di persone, tra cui svariati insigni scienziati, a chiamare con questi nomi territori ai confini del Sistema Solare che con ogni probabilità non vedranno mai con i loro vivi occhi. D’altra parte, non sarebbe la prima volta che un luogo immaginario dà il proprio nome a uno reale, anche sulla nostra vecchia Terra. Ma questa è una storia per un’altra volta.