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La palude del centro (d’Italia)

Una notizia apparsa recentemente sui giornali nazionali potrebbe sembrare a prima vista una frivola polemica di Paese; in realtà è una preziosa spia del complicato rapporto tra uomo e territorio.

A voler essere degli irriducibili materialisti, il territorio che ci circonda è niente più che un ammasso di molecole la cui composizione e configurazione è costantemente modificata dagli eventi naturali e dal caso. Lo studio e la descrizione di montagne, pianure, fiumi, mari, e di tutti gli altri elementi che costituiscono questo aspetto puramente “materialista” del territorio, costituisce ciò di cui si occupa da sempre la cosiddetta geografia fisica. Eppure sappiamo che la geografia fisica costituisce soltanto una piccola parte del pensiero geografico, e che la geografia nel senso più ampio non si occupa soltanto del territorio fisico, ma anche e soprattutto del rapporto che l’uomo ha con il territorio che lo circonda. E molto spesso non tratta soltanto di un rapporto basato sulla sopravvivenza e sullo sfruttamento delle risorse naturali, ma di qualcosa di più evanescente, che coinvolge gli aspetti legati al funzionamento della mente umana e al soddisfacimento di bisogni immateriali. Da quando l’uomo ha cominciato a calcare la superficie della Terra, infatti, egli ha usato le sue uniche capacità di introspezione e astrazione per caricare gli elementi della geografia fisica di significati “altri”, facendoli diventare simboli dell’esperienza umana. Col passare dei millenni si è così creato un “altro” territorio sovrapposto a quello fisico, un “territorio mentale” sul quale si sono sedimentati ricordi, speranze, credenze e ideali di tutti coloro che sono vissuti. E questa “geografia mentale” non è affatto meno importante di quella fisica solo perché è nata e vive prevalentemente nell’immaginario delle persone. I suoi effetti si fanno sentire quotidianamente nel mondo materiale, e per essa si può morire. Fanno parte della geografia mentale i confini tra Stati, linee puramente immaginarie per le quali si sono tuttavia sacrificate innumerevoli vite nel corso della storia. E ne fanno parte anche i luoghi sacri alla religioni, che catalizzano intorno a essi i sentimenti di miliardi di persone, influenzandone tanto la vita spirituale quanto quella materiale. Negli scorsi mesi abbiamo visto come due popoli possano scontrarsi da decenni, a colpi di carte geografiche e proiettili di artiglieria, per una linea di confine che passa vicino a un tempio, o come due grandi Stati possano mettere a repentaglio la stabilità dell’intera Asia per il controllo di un pugno di isolette perse nell’oceano, che ciascuno dichiara appartenere da sempre al “proprio” territorio.

Uno dei cartelli stradali che proclamano Rieti “centro d’Italia”. Fonte: www.wikipedia.org

Ma non è necessario andare così lontano per incontrare esempi di questa “geografia mentale” e dell’influenza che essa esercita sulla vita quotidiana di molti. Basta recarsi in Paese dell’Emilia e confonderlo ad alta voce con uno della Romagna, o viceversa, per venire istantaneamente corretti da qualche piccato locale. Sono due porzioni di territorio che fanno parte dello stesso Stato e della medesima Regione amministrativa, e che tuttavia sono considerate nettamente distinte, e separate da una profonda rivalità, da chi le abita. È il fenomeno dell’orgoglio per la propria identità territoriale; un orgoglio che in Italia, la terra dei mille campanili divisa per secoli tra Comuni e Signorie indipendenti, è spesso indicato con il termine dispregiativo “campanilismo”.

La famigerata “caciotta”, il monumento che celebra Rieti quale centro d’Italia. Fonte: www.ilmessaggero.it

E a prima vista sembra niente più che una disputa campanilista l’annosa polemica tra alcune cittadine dell’Italia Centrale su quale tra esse sia il vero “centro dell’Italia”. Già lo stesso concetto di “centro” di un Paese è una nozione piuttosto ambigua. In geografia esiste effettivamente il concetto di centro geografico di un territorio, che è il punto la cui posizione sulla superfice del territorio dato risulta essere la media delle posizioni di tutti gli altri punti che ne fanno parte. È l’equivalente, in geografia, del concetto di centroide o baricentro di una figura geometrica, con la differenza che nel primo caso si considera una superfice curva, quella della Terra, mentre nel secondo la superficie della figura geometrica è piana. La superficie dell’Italia forma una figura geometrica decisamente più irregolare e complessa di quella di un triangolo o di un quadrato, eppure si potrebbe, in teoria, calcolarne il centro. Il problema è capire cosa costituisca esattamente il territorio di cui considerare il centro, cioè cosa si intende, in questo caso, per “Italia”. Il centro da calcolare è quello della penisola italiana in senso stretto? Oppure quello della regione storica chiamata da millenni Italia, compresa dunque la parte settentrionale, la cosiddetta Italia continentale, racchiusa dal confine naturale dell’arco alpino? O ancora il territorio attualmente sotto la sovranità dello Stato chiamato Repubblica Italiana? E, in questo caso, prendendo in considerazione solo il territorio continentale o contando anche le isole? Proprio le isole sono una bella gatta da pelare, perché la loro presenza complica parecchio i metodi usati per calcolare il centro geografico di un territorio.

La targa posta in piazza San Rufo a Rieti che indica il punto preciso dell’Umbilicus Italiae. Fonte: www.fidelityhouse.eu

Nonostante tali ambiguità, o forse proprio a causa queste, diverse città nei secoli hanno rivendicato di trovarsi al centro esatto d’Italia. Il primato storico lo vanta Rieti, il capoluogo dell’omonima provincia del Lazio, già indicata da alcuni autori romani come l’Umbilicus Italiae. I reatini vedono come un punto d’orgoglio questa qualità attribuita alla loro città dalla tradizione. La simbologia è piuttosto palese: se Rieti è il centro esatto dell’Italia, l’ombelico o il cuore della Penisola, allora i suoi abitanti sono gli italiani per eccellenza, la quintessenza dell’italianità. I cartelli stradali posti ai confini del Comune danno fieramente il benvenuto nel “centro d’Italia”, e nella piazzetta San Rufo una targa proclama in venti lingue il punto esatto in cui si troverebbe l’Umbilicus Italiae. Tanto per rimarcare il punto, e smentire al contempo le rivendicazioni degli altri pretendenti, in anni recenti è stato pure inaugurato nella stessa piazza un monumento circolare con una mappa dell’Italia dove è evidenziato il fatidico “ombelico”. Monumento che, bisogna dire, non ha rinfocolato più di tanto il campanilismo dei reatini, i quali l’hanno prontamente ribattezzato “la caciotta”.

Corso Cavour a Foligno, in Umbria, ritenuto dalla tradizione locale al centro del mondo. Fonte: www.umbriadomani.it

Il primato di “centro d’Italia” vantato da Rieti è però minacciato da più parti, e puntualmente ogni qualche manciata di anni le pagine dei giornali locali si riempiono di notizie secondo cui “nuove ricerche e studi” avrebbero privato la città laziale del titolo e incoronato qualche altra città dell’Italia Centrale. Che poi queste “nuove ricerche” siano quasi sempre commissionate e diffuse proprio dagli enti o le amministrazioni comunali delle città poi risultate il “vero centro”, è certamente una casualità… Tra i pretendenti fissi c’è la città di umbra di Foligno, in provincia di Perugia, che punta addirittura più in alto ed è ritenuta dagli abitanti il centro non solo dell’Italia ma dell’intero mondo. La rivendicazione deve aver pure qualche fondamento, dal momento che è stata ribadita ufficialmente in una delibera del consiglio comunale del 2008…

La risposta di Narni a Rieti nella battaglia a colpi di cartelli stradali su quale sia la città centro d’Italia. Fonte: www.narnionline.com

Ma la rivale più agguerrita di Rieti per il primato di centro d’Italia è stata in anni recenti un’altra città umbra, Narni in provincia di Terni. Noncurante della tradizione di cui vanta la città laziale, Narni dichiara di essere il vero centro geografico d’Italia, stabilito per mezzo di seri studi scientifici. La distinzione “centro geografico” compare pure sugli immancabili cartelli stradali e il punto esatto è stato identificato, anche qui con tanto di targa e segnalazione sulla cartine turistiche, nella località Ponte Cardona, a queste esatte coordinate: Latitudine 42° 30’ 11" N - Longitudine 12’34’24" E. Il sito web dell’Ente Turismo di Narni sembra fornire una prova incontrovertibile di questo primato, affermando che Narni è stata dichiarata ufficialmente centro geografico d’Italia dall’Istituto Geografico Militare di Firenze, massima autorità italiana nel campo della cartografia. La rivendicazione di Narni è rimasta incontestata sul sito per un periodo imprecisato, fino a quando la storia non è stata ripresa da un servizio del TG1 andato in onda all’inizio di marzo. Vedersi scippare il primato della propria città in diretta nazionale ha mandato su tutte le furie il sindaco di Rieti, che ha diffuso una dura replica ai giornali e su twitter, ribadendo le basi storiche dalla centralità reatina e dando così inizio a un nuovo round dell’annosa polemica. Inoltre, secondo il sindaco reatino, Simone Petrangeli, l’Istituto Geografico Militare tirato in ballo dai partigiani di Narni avrebbe negato di aver dato una patente di ufficialità alla dichiarazione della città umbra, sostenendo che non è possibile stabilire con esattezza, per i motivi di classificazione di cui abbiamo detto sopra, il centro geografico di un territorio così irregolare come quello italiano. Da parte sua, il sindaco di Narni ha dichiarato che la rivendicazione della sua città è fondata sull’accurato studio del perugino Giuseppe Angeletti, geografo dilettante; ricerche durate anni e basate su dati forniti dall’Istituto Geografico Militare. Sembra dunque che i narnesi abbiano giocato un po’ con le parole: se i dati sono incontrovertibili, la loro interpretazione è quella personale di Angeletti e non si traduce certo in un avvallo ufficiale dal parte dell’Istituto.

La località Ponte Cardona dove si troverebbe, secondo i narnesi, il vero centro geografico d’Italia. Fonte: www.narnia.it

Con ogni probabilità non si arriverà mai a una soluzione della diatriba, ma, al di là degli aspetti da commedia di Paese, la polemica sul centro d’Italia è interessante per le motivazioni che ne stanno alla base. C’è certamente un aspetto legato all’opportunismo e allo sfruttamento del primato di “città centro d’Italia” a fini turistici; ma ci sono anche ragioni più profonde, legate alla fondamentale insicurezza dell’uomo nello stare al mondo. Ognuno di noi crede di essere al centro del proprio mondo, e pensa, anche solo inconsciamente, che il luogo in cui è nato o cresciuto sia in qualche modo “speciale”, non una semplice porzione della superfice terrestre uguale a tutte le altre. Per giustificare questa percezione, ci aggrappa a ogni particolarità geografica, vera o presunta, del proprio territorio. Mettere nella propria geografia mentale, sovrapposta a quella fisica, l’etichetta di “centro dell’Italia” al luogo in cui si vive permette di rafforzare il legame tra l’uomo e il territorio e il senso di identità di una comunità.