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La Terra e quel minuscolo “puntolino azzurro”

Una celebre immagine spaziale dà una scossa alle nostre prospettive geografiche, ricordandoci che siamo solo un granello di sabbia nella vastità dell’universo.

Quando si parla di mappe e geografia, di solito la “cornice” generale a cui si fa riferimento è quella della superficie del nostro pianeta. D’altra parte, la stessa parola “geografia” contiene un riferimento alla Terra, e i nostri normali sistemi di riferimento spaziali, dalle coordinate ai punti cardinali, si basano su caratteristiche e punti notevoli del corpo celeste su cui viviamo. Ma qui a GEOblog sappiamo bene che ormai, nel XXI secolo, il rapporto dell’uomo con lo spazio che lo circonda si estende ben al di là della superficie della Terra o anche della sua atmosfera, per giungere nel vero “spazio” che si apre al di fuori del nostro pianeta. Abbiamo parlato numerose volte dei satelliti, come quelli del sistema GPS, che orbitano intorno alla Terra a centinaia di km di altitudine, ma ci siamo spinti anche più in là, parlando della corsa alla risorse minerarie presenti sugli asteroidi, di una rivoluzionaria “bussola spaziale” per astronavi, e della inedita geografia del pianeta Plutone. Oggi però ci spingiamo ancora più lontano, “là dove nessun post è mai giunto prima”, fino ai confini del nostro Sistema Solare. Abituati come siamo a ragionare in distanze terrestri, e a muoverci in sistemi di riferimento volutamente limitati come quelli della pianta della città o dell’area in cui viviamo o, al limite, della superficie terrestre, spesso e volentieri dimentichiamo quanto in realtà la nostra prospettiva sia infinitamente ridotta se confrontata alla vastità della spazio e alle distanze cosmologiche con cui hanno a che fare astronomi e astrofisici. C’è voluto un grande scienziato e una memorabile missione della NASA per ricordarci come la Terra sia soltanto un minuscolo “puntolino azzurro” nell’immensità dello spazio.

Il celebre scienziato Carl Sagan posa accanto a un poster della sonda Voyager 1. Fonte: www.scifiideas.com

La missione NASA protagonista di questa straordinaria storia è la Voyager 1, lanciata dallo spazioporto di Cape Canaveral nel lontano 5 settembre 1977. Il suo obiettivo principale era quello di passare vicino ai due pianeti più grandi del Sistema Solare, Giove e Saturno, e analizzarli, compresi alcuni dei loro satelliti, con telecamere e altri strumenti scientifici. Ma la missione della sonda non finì affatto qui: dopo aver sorvolato Saturno e il suo satellite Titano nel 1980, restituendoci alcune straordinarie immagini di quei lontani corpi celesti, la Voyager 1 approfittò dell’“effetto fionda” dovuto alla gravità di Saturno per essere “sparata” in direzione dello spazio profondo alla strabiliante velocità di 16 km al secondo. Dopo molti decenni, la sonda è ancora attiva e ha collezionato una serie di record. È stata infatti il primo oggetto artificiale a raggiungere l’eliopausa, la regione dello spazio che segna il confine tra il nostro Sistema Solare e lo spazio interstellare, e attualmente è il manufatto costruito dall’uomo che si trova più lontano dalla Terra. Visitando la pagina ufficiale della missione sul sito della NASA, è possibile vedere il contatore che, in tempo reale, indica la distanza raggiunta dalla sonda rispetto alla Terra, che attualmente supera i 21 milioni e 700 mila km!

La celebre foto soprannominata Pale Blue Dot, “puntolino azzurro”, che ritrae la Terra a oltre 6 miliardi di km di distanza, fotografata dalla periferia del Sistema Solare. Fonte: www.nasa.gov

Lo scienziato di cui parliamo è invece l’astronomo e divulgatore scientifico Carl Sagan, uno dei più famosi e influenti scienziati del XX secolo. Sagan collaborò con la NASA alla missione Voyager 1, e fu proprio lui a suggerire ai capi della missione che la sonda, una volta conseguito il suo obiettivo primario, voltasse la sua macchina fotografica “all’indietro” e scattasse alcune foto dei pianeti del Sistema Solare, ripresi da una distanza mai raggiunta prima da un osservatore terrestre. Una sorta di “sguardo di addio” verso casa prima che la Voyager lasciasse per sempre il Sistema Solare e si dirigesse verso le oscure profondità dello spazio interstellare. Il risultato è una serie di fotografie eccezionali, non tanto per la loro importanza scientifica quanto per il loro valore simbolico. L’immagine più celebre è quella soprannominata “Pale Blue Dot” in inglese, che abbiamo già tradotto grossolanamente come “puntolino azzurro”. Scattata il 14 febbraio 1990, è un’immagine dello spazio profondo che appare divisa in bande colorate, le quali sono in realtà degli artefatti di ripresa della macchina fotografica della Voyager 1. Sulla destra, lungo quella che appare come una banda marrone, appena sotto la metà dell’immagine sull’asse verticale, appare un minuscolo puntino bianco-azzurro. A prima vista potrebbe sembrare un granello di sabbia o una piccola imperfezione della fotografia. In realtà, quel “puntolino azzurro” è la Terra, ripresa dalla Voyager 1 da una distanza di oltre 6 miliardi di km. Finora è l’immagine del nostro pianeta scattata da più lontano e, proprio come era nelle intenzioni di Carl Sagan, rende perfettamente l’idea di quanto infinitesimale sia in realtà il nostro mondo e la nostra vita al confronto con le immani profondità del cosmo. In una sola immagine, i nostri storici punti di riferimento, che vedono la Terra e l’uomo al centro dell’universo, vengono cancellati con un colpo di spugna. Ma la foto rappresenta anche un monito: siamo aggrappati a un granello di sabbia in un immenso deserto cosmico e, che ci piaccia o meno, questa è l’unica casa che abbiamo. Faremo meglio a tenerla da conto, perché non ci sono altri mondi verso cui scappare. Ma lasciamo parlare lo stesso Sagan, che commentò la foto in un discorso di presentazione del suo saggio, uscito nel 1994, che si intitola per l’appunto Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space.

Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.
Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che noi abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.
Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto.