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Le carte del mistero. Parte II: la carta di Piri Reis

Ritratto di Piri Reis, geografo e ammiraglio della corte ottomana. Fonte: www.az.wikipedia.org

Prosegue il nostro viaggio tra le carte geografiche al centro di vicende misteriose e teorie strampalate, in equilibrio tra storia e fantasia.

Alla contrario della mappa di Vinland, della quale abbiamo parlato due settimane fa, sulla cosiddetta carta di Piri Reis, una delle carte geografiche più famose della grande età delle esplorazioni geografiche, non ci sono dubbi di autenticità. Fu redatta nel 1513 dal cartografo e ammiraglio ottomano Hacı Ahmed Muhiddin Piri, più comunemente conosciuto come Piri Reis, cioè “capitano Piri” in turco. Della carta che porta il suo nome si è conservata solo una parte, corrispondente probabilmente a un terzo della mappa originale, che fu riscoperta dal filologo tedesco Gustav Adolf Deissmann nel 1929 tra del materiale di scarto nel Palazzo Topkapı a Istanbul, dove è tuttora conservata. All’epoca la scoperta fece scalpore in tutto il mondo, e la mappa divenne presto un oggetto simbolo della storia e della cultura turca, tanto che è raffigurata sul retro della banconota da 10 lire turche attualmente in circolazione.

Facsimile del biglietto da 10 lire turche che raffigura, sul retro, la carta di Piri Reis. Fonte: www.3833.com

Ma perché la carta di Piri Reis divenne immediatamente così famosa? Semplicemente, perché è una delle prime carte geografiche conosciute a raffigurare con un livello di dettaglio sorprendente parte delle coste americane, che erano state scoperte dagli esploratori europei da appena vent’anni, e anche perché, secondo il suo autore, parte della mappa è stata copiata da una carta geografica tracciata originariamente da un personaggio alquanto illustre. Nella legenda scritta nella parte sinistra della mappa, Piri Reis spiega che, per la sua compilazione, si è basato su antiche mappe dell’epoca di Alessandro Magno, su carte arabe e indiane e infine, per la parte occidentale (le Americhe), su una mappa disegnata da Cristoforo Colombo. Con ogni probabilità, infatti, Colombo tracciò mappe delle terre da lui esplorate durante le sue celebri spedizioni in America, ma nessuna di esse è giunta fino a noi, e le “mappe perdute” di Colombo sono diventate una sorta di Santo Graal per storici e cartografi. La carta di Piri Resi è dunque la più fedele riproduzione giunta fino a noi di quelle carte perdute.

Per quanto sia importante dal punto di vista storico, la carta di Piri Reis sarebbe probabilmente rimasta un reperto noto soltanto agli appassionati di geografia e agli abitanti della Turchia (che considerano l’ammiraglio una specie di gloria nazionale), se non fosse per una serie di strampalate teorie pubblicate da presunti “ricercatori” ed esperti di archeologia in alcuni libri usciti negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, per i quali la carta raffigurerebbe delle terre “impossibili”, cioè sconosciute ai tempi della sua realizzazione.

A che cosa alludono questi sedicenti ricercatori? La carta di Piri Reis raffigura nella parte destra, con buon livello di dettaglio, la costa occidentale dell’Europa e dell’Africa. Originariamente doveva riprodurre anche la parte restante di quei due continenti, oltre all’Asia, ma su questo lato c’è uno strappo, e quindi tutta quella parte della mappa è andata perduta. Ma ciò che interessa i ricercatori del mistero è sul lato sinistro, quello che raffigura il continente americano. Qui l’America del Nord è disegna piuttosto sommariamente, mentre l’America Centrale e il Sudamerica sono riportate con grande fedeltà di dettagli, soprattutto le coste nordorientali del Brasile. Procedendo verso sud la carta commette però un errore: inspiegabilmente, la costa del Sudamerica, più o meno dal punto in cui si trova attualmente Rio de Janeiro, invece che proseguire verso sud piega verso est, e tutta la costa in corrispondenza degli attuali Uruguay e Argentina, anziché andare da nord a sud come fa in realtà, corre da ovest a est, tanto che la punta del continente, Capo Horn, se fosse raffigurata e se la mappa fosse integra, sarebbe andata a fine appena sotto l’estremità meridionale dell’Africa. Non si sa cosa ha prodotto l’errore, ma probabilmente l’esploratore, il cartografo di una della carte usate da Piri Reis come fonte, oppure lo stesso ammiraglio ottomano hanno commesso uno sbaglio nel calcolo della longitudine, che fornisce le distanze in direzione est-ovest, e quindi la costa argentina si è ritrovata “sdraiata”.

Il frammento superstite della carta di Piri Reis, tracciata dall'omonimo ammiraglio nel 1513. Fonte: www.wikipedia.org

Ebbene, secondo una teoria dell’ingegnere americano Arlington H. Mallery, la porzione “storta” del Sudamerica raffigurata nella mappa di Piri Reis non sarebbe affatto la costa dell’Argentina, ma quella dell’Antartide, e precisamente quella della regione antartica oggi conosciuta come Terra della Regina Maud. Le idee di Mallery furono poi riprese dalla storico Charles Hapgood nel libro del 1966 Maps of ancient sea kings (“Mappe degli antichi re del mare”) e soprattutto del celebre scrittore svizzero Erich von Däniken, pioniere della cosiddetta “archeologia misteriosa”, che ne parlò per la prima volta nel libro Gli extraterresti torneranno? del 1969. Le teoria di Mallery e compagnia sembrava alquanto improbabile: l’Antartide è stato l’ultimo continente a essere scoperto dall’uomo, che lo avvistò per la prima volta soltanto nel 1820. Come faceva la mappa di un ammiraglio ottomano del 1513 a riportare la costa di un continente scoperto solo trecento anni dopo? Hapgood e von Däniken, come le decine di scrittori di “archeologia misteriosa” che si sono occupati dell’argomento nei decenni successivi, rispondevano sostenendo che, proprio perché non era possibile secondo la “storia ufficiale” che Piri Reis conoscesse l’esistenza dell’Antartide, allora il buon ammiraglio doveva aver usato, tra le “antiche carte” che lui dichiarò di aver consultato, mappe antichissime che riportavano le conoscenze successivamente perdute in possesso di un’antica civiltà, evoluta a tal punto dal conoscere la geografia della Terra al livello di noi contemporanei.

Ai critici che facevano loro notare come il profilo “storto” della costa raffigurato nella mappa di Piri Reis non corrisponda affatto a quello effettivo della Terra della Regina Maud, ma si adatti invece con buona approssimazione, una volta “raddrizzata”, a quello dell’Argentina, von Däniken e soci replicavano che, proprio perché l’attuale profilo non corrispondeva, le fonti usate da Piri Reis dovevano essere veramente antichissime, perché raffiguravano la costa dell’Antartide quando ancora non era coperto dai ghiacci.

Il particolate "incriminato" della mappa che mostra la costa argentina erroneamente collocata in orizzontale

Per farla breve, secondo von Däniken e schiere di “scrittori del mistero” venuti dopo di lui, le antiche carte consultate da Piri Reis recavano traccia delle conoscenze di un’antica e sofisticatissima civiltà, di cui poi si è persa la memoria, e che si deve identificare probabilmente con quella del celebre continente perduto di Atlantide, che si sarebbe inabissato nella acque dell’Oceano Atlantico oltre diecimila anni fa in seguito a un’immane catastrofe. La mappa di Piri Reis raffigurerebbe quindi l’Antartide prima del cataclisma, quando era ancora una terra verdeggiante e magari abitata. La catastrofe che distrusse Atlantide, probabilmente il Diluvio Universale della Bibbia, avrebbe poi provocato uno spostamento nell’inclinazione dell’asse terrestre che portò il continente antartico nella sua attuale posizione, dove sarebbe poi stato ricoperto dall’attuale calotta polare. Secondo lo stesso von Däniken e altri suoi successori, le antiche fonti delle mappe usate da Piri Reis non sarebbero gli atlantidei, ma addirittura gli extraterrestri, che avrebbero visitato la Terra decine di migliaia di anni fa e, scambiati per angeli e dèi dai nostri antenati, sarebbero i protagonisti di quasi tutti i racconti mitologici del mondo.

Inutile dire che queste teorie non hanno trovato, nel corso dei decenni da quando sono state formulate, il minimo fondamento storico, archeologico, geografico o geologico. Eppure i libri degli scrittori di “archeologia misteriosa” continuano ad affollare gli scaffali delle librerie nelle sezioni “Mistero ed esoterismo”, e a vendere centinaia di milioni di copie in tutto il mondo. Tuttavia, è grazie a loro se molti lettori comuni conoscono l’opera di un altrimenti oscuro ammiraglio e cartografo ottomano. Sarebbe meglio, tuttavia, vedere la carta di Piri Reis per quello che è effettivamente: non la prova dell’esistenza di fantomatiche civiltà aliene, ma la testimonianza delle conoscenze che l’uomo è riuscito a conquistare nel corso dei secoli, faticosamente e senza l’aiuto di nessuno.