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La geografia è morta? Viva la geografia! (Parte I)

Un articolo di Mario Tozzi ripropone l’ennesimo elogio funebre delle discipline geografiche. Ma in realtà non siamo mai stati così immersi in mappe e servizi di localizzazione.

Un paio di settimane fa è comparso sulla home page del quotidiano La Stampa un articolo di Mario Tozzi, intitolato Addio cara geografia. Non sappiamo più leggere una mappa, con l’occhiello “Abusiamo di Gps e Google Map e dimentichiamo i tesori racchiusi nelle rappresentazioni del mondo”. Sappiamo bene che i titoli degli articoli di quotidiano, per ragioni di spazio e immediatezza, sono spesso e volentieri assai semplicistici, quando non addirittura fuorvianti, rispetto ai temi trattati effettivamente nell’articolo. Inoltre sono quasi sempre opera di redattori, detti appunto titolisti, e dunque l’autore del testo principale quasi mai ne è personalmente responsabile. Eppure anche nel corpo dell’articolo il noto geologo, divulgatore scientifico e conduttore televisivo sembra adottare il tipico tono, che mischia nostalgia per i bei tempi che furono e condanna per il degrado dei costumi moderni, che tanto piace a certi giornali e che tanti lettori sembrano gradire. Questi articoli nello stile “un pezzo di storia che se ne va” sono ormai onnipresenti nelle testate cartacee e online, dal negozio o locale storico che chiude i battenti per far posto all’ennesimo punto vendita di una anonima catena internazionale (i giornali di New York ne mandano in stampa praticamente uno al giorno), all’elogio di vecchie abitudini e abilità che si stanno perdendo, risalenti ai tempi in cui “si stava meglio quando si stava peggio”. Il successo di questa tipologia di articoli dal tono nostalgico è forse dovuto al progressivo invecchiamento del bacino di lettori di giornali e altri mezzi di informazione tradizionali, e sappiamo bene che uno dei passatempi preferiti del pubblico maturo è, almeno fin da tempi in cui Plinio e Marziale si scambiavano lettere nel I secolo d.C., quello di criticare i costumi dei giovani e l’inesorabile mutamento, sempre in peggio, dei tempi.

Il geologo Mario Tozzi si è spesso occupato di geografia. Fonte: www.valdichianaoggi.it

Ma veniamo all’articolo di Tozzi. Dopo aver tessuto l’elogio dei giganti della geografia e della cartografia dell’Antichità, con il ricordo di Eratostene che con l’osservazione e la matematica era riuscito a calcolare con estrema precisione la circonferenza della Terra, e il genio di scrittori come Emilio Salgari, che sono riusciti a ricostruire vividamente mondi esotici e lontani pur non essendoci mai stati, solo consultando mappe e altre opere geografiche, Tozzi si lancia con rimpianto all’attacco dei giovani d’oggi, i quali, a suo dire, non saprebbero più leggere una carta geografica e orientarsi con una bussola. Né saprebbero comprendere la ricchezza dei significati che una carta racchiude, dal momento che una mappa reca con sé, immancabilmente, la visione del mondo di chi l’ha prodotta. Ma quali sarebbero i responsabili di questo tragico declino del sapere e delle abilità geografiche dei giovani d’oggi? Tozzi punta il dito contro le nuove tecnologie, in particolare il sistema GPS e i servizi di mappe online come Google Maps, i quali, a suo dire, fornirebbero ai propri utilizzatori “la pappa pronta”, rendendogli degli inetti. La critica di Tozzi ha un fondo di verità, e se il vostro autore fosse stato nei suoi panni, avrebbe rincarato la dose citando le inquietanti indagini statistiche sulle conoscenze geografiche dei giovani, che mettono in luce una diffusa e clamorosa ignoranza circa alcune nozioni basilari riguardanti il mondo in cui viviamo. Già nell’ormai lontano 2006 la rivista americana National Geographic aveva condotto un sondaggio su un campione di giovani statunitensi tra i 18 e i 24 anni, imbattendosi in risultati sconcertanti: il 63% dei ragazzi intervistati non sapeva individuare su un planisfero l’Iraq, che pure in quegli anni era quotidianamente al centro dei riflettori della stampa statunitense, essendo ancora occupato dalle forze armate americane che l’avevano invaso nel 2003. E non andava meglio sul fronte “interno”: il 30% dei ragazzi americani non sapeva indicare su una carta uno Stato degli stessi USA, la Louisiana. Prima di cominciare a deridere con tono di sufficienza i giovani americani, va detto che in Italia la situazione non è più rosea, anzi: un analogo sondaggio condotto nel 2017 dal portale Skuola.net ha scoperto che la metà dei ragazzi intervistati non sapeva che le regioni italiane sono 20, che il 43% non sapeva che Pordenone fosse nel Friuli Venezia Giulia, e che, classico equivoco, il 15% del campione credeva che il lago più grande d’Italia fosse il Lago Maggiore. Ma allora Tozzi ha ragione, e le nuove tecnologie hanno mandato il cervello dei giovani in pappa, rendendoli incapaci di orientarsi nello spazio e ignoranti del mondo che li circonda? Il dibattito continua nella prossima puntata…