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La geografia è morta? Viva la geografia! (Parte II)

Un articolo di Mario Tozzi ripropone l’ennesimo elogio funebre delle discipline geografiche. Ma in realtà non siamo mai stati così immersi in mappe e servizi di localizzazione.

Nella scorsa puntata abbiamo cominciato a parlare dell’articolo scritto da Mario Tozzi, noto geologo e divulgatore scientifico, comparso sulla home page del quotidiano La Stampa qualche settimana fa, e intitolato Addio cara geografia. Non sappiamo più leggere una mappa. Nell’articolo, dal tono nostalgico e rassegnato, Tozzi lamenta che le giovani generazioni avrebbero perso ogni abilità e sapere geografico, in particolare la capacità di sapersi orientare nello spazio con carta e bussola. E tra i principali responsabili di tale stato di cose, e della conseguente irrimediabile perdita di un ricco patrimonio culturale collegato al sapere geografico, ci sarebbero secondo Tozzi le nuove tecnologie, in particolare il sistema di navigazione satellitare GPS e i sistemi di mappe online, come GoogleMaps. Queste tecnologie fornirebbero “la pappa pronta” ai ragazzi, che quindi non avrebbero più alcun incentivo a imparare a orientarsi “alla vecchia maniera”. Abbiamo più volte parlato del sistema GPS, e concordiamo con Tozzi sul fatto che si tratta di un sistema imperfetto e sul quale non si debba fare cieco affidamento, pena inconvenienti, anche drammatici, come quelli che abbiamo descritto in un precedente articolo sull’oscuro fenomeno della “morte da GPS”. E lo stesso si può dire dei sistemi di mappe online. Farne un uso acritico, senza essere consapevole dei loro difetti, non è consigliabile; tuttavia, è innegabile che entrambe le tecnologie abbiano portato benefici immensi a chi ne fa uso, e che proprio per questo motivo si sono diffuse così tanto presso il pubblico. Nessuna innovazione ha un successo così rapido e universale se non si rivela veramente utile e passa la prova dell’uso sul campo.

L’orientamento con carta e bussola ha ormai la stessa utilità pratica del tiro con l’arco, eppure nessuno propone che questa nobile disciplina e sport olimpico torni a essere usata nell’ambito della vita quotidiana. Fonte: www.tgcom24.it

Certo, come tutte le nuove tecnologie, questi sistemi hanno spinto verso l’obsolescenza le tecniche e pratiche usate in precedenza per ottenere gli stessi risultati, e con esse si è andato lentamente perdendo il ricco patrimonio culturale a loro legato. Gli esempi sono innumerevoli. Quasi nessuno oggi, nella società contemporanea, usa l’arco per cacciare oppure, ancor meno, per uccidere i propri nemici, e inevitabilmente la nobile arte del tiro con l’arco e della fabbricazione di questi strumenti si è andata perdendo tra la gran massa della popolazione contemporanea. Eppure nessuno lamenta sui giornali che i giovani non sanno più tirare con l’arco, e che sarebbe preferibile se i ragazzi di oggi uscissero armati di faretra e frecce a procurarsi il cibo nei boschi, invece di andare dal macellaio a comprarsi una bistecca. L’arcieria, come molte altre pratiche, è ormai passata dalla sfera dell’uso quotidiano per necessità a quella del passatempo e dello sport: molti appassionati tirano ancora con l’arco per puro piacere, e il tiro con l’arco rimane uno dei più apprezzati sport olimpici. Lo stesso si può dire per un’altra pratica, citata dallo stesso Tozzi, ancor più intrisa di cultura e strettamente legata in passato al mondo della trasmissione del sapere: la calligrafia. In questo caso sono ancora molti a lamentarsi che i giovani d’oggi hanno perso l’abitudine di scrivere a mano a favore dell’uso di computer e telefonini, ma è anche vero che i vantaggi di queste nuove tecnologie sono innegabili. Eppure molti lamentano la perdita di un tipo di esperienza squisitamente sensoriale, come il contatto con la carta, l’odore dell’inchiostro e la concentrazione quasi zen che coglie il mittente nel momento in cui si accinge a scrivere una lettera a mano. Come per molte altre pratiche, la presenza di questi nostalgici ha dato vita a una categoria di amatori e appassionati che scrivono a mano non per necessità, ma per il gusto di farlo. E allo stesso modo, non importa quanto le tecnologie progrediranno, sopravvivranno nicchie di persone che preferiranno sempre un libro cartaceo all’ebook, e un buon vecchio disco in vinile a un file mp3.

Giovani “armate” di mappa e bussola durante una prova agonistica di orienteering, lo sport basato sull’orientamento. Fonte: www.rentonreporter.com

L’orientamento con mappa cartacea e bussola ha ormai imboccato irrimediabilmente la medesima strada, da disciplina necessaria e di uso quotidiano ad attività eminentemente ludica praticata da “amatori”. Uno sport basato sull’uso di carta e bussola esiste già e non è nato ieri, ma è anzi una disciplina sportiva assai diffusa in tutto il mondo da diversi decenni: si tratta dell’orienteering, di cui abbiamo già parlato numerose volte in queste pagine. Proprio come nel tiro con l’arco, nell’equitazione e nella calligrafia, i ragazzi che praticano orienteering tengono viva un’antica disciplina e la cultura in essa racchiusa non più per pura necessità, ma per passione.

C’è tuttavia un’altra obiezione che si potrebbe sollevare alla tesi presentata da Tozzi nel suo articolo; una ancor più fondamentale. Ma di questa parleremo nella prossima puntata…