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Le mappe dell’espansionismo cinese

In un momento critico per le relazioni tra Cina e resto del mondo, basta guardare le mappe prodotte e usate dal gigante asiatico per comprenderne obiettivi e aspirazioni.

Lo scorso venerdì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accolto nella sua residenza di Mar-at-lago in Florida il presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping, per un attesissimo vertice tra i leader delle due maggiori potenze mondiali. Negli ultimi mesi tra i due Paesi era salita la tensione a causa, tra le altre cose, della guerra commerciale minacciata da Trump contro le esportazioni cinesi e in difesa delle aziende americane, del ruolo della Cina quale principale alleato della Corea del Nord, Stato il cui regime dittatoriale minaccia sempre più frequentemente i Paesi vicini con test nucleari e lanci di missili balistici, e infine del crescente espansionismo cinese in diversi teatri mondiali, primo fra tutti il Mar Cinese Meridionale, sulle cui rivendicazioni da parte cinese abbiamo avuto occasione di parlare poche settimane fa.

Una carta del Mar Cinese Meridionale con evidenziata la tanto dibattuta “linea con nove trattini” che delimita il territorio rivendicato dalla Cina. Fonte: www.businnesinsider.com

Gli studiosi di geopolitica e gli analisti internazionali hanno ormai da anni lanciato avvertimenti sul nuovo corso in politica estera della Cina, la quale, forte della sua incredibile espansione economica e della leadership mondiale nel campo dei commerci, vuole ora incrementare di pari passo il proprio ruolo in campo politico e militare nello scenario globale, prendendo il posto che le spetta al fianco degli Stati Uniti come superpotenza mondiale, e mirando addirittura a sfidare, nei prossimi anni, gli USA per il primato assoluto. Anche un’altra categoria di persone aveva però da lungo tempo previsto questo mutato atteggiamento della Cina: i geografi e i cartografi. Come abbiamo visto più volte, le carte geografiche prodotte o utilizzate in un determinato Paese molto spesso non sono solo un semplice strumento per orientarsi, ma anche uno specchio dell’immagine che quello stesso Paese e la cultura che esprime hanno di sé stessi e del proprio posto nel mondo. E altrettanto frequentemente le mappe vengono utilizzate come strumento di propaganda, sia per diffondere questa visione generale, sia per giustificare e rafforzare specifiche rivendicazioni. La Cina non fa eccezione, e non sorprende che le decennali rivendicazioni cinesi sul Mar Cinese Meridionale siano incarnate e, secondo i cinesi, sostenute, da uno specifico elemento che compare nelle carte geografiche prodotte in Cina. Si tratta della famigerata nine-dash-line, o “linea con nove trattini”, che compare in molte mappe cinesi della regione fin dal 1947, due anni prima della nascita della Repubblica Popolare Cinese. I nove trattini fanno parte della linea di demarcazione che parte dalla costa meridionale della Cina e si estende verso sud, fino a circondare quasi completamente le acque del Mar Cinese Meridionale, indicando così che quel tratto di mare è da considerarsi parte delle acque territoriali cinesi. La linea con nove trattini passa pericolosamente vicino alle coste di altri Paesi della regione, tra cui Vietnam, Filippine e Malaysia, tutti Stati che si sono sempre veementemente opposti alle rivendicazioni cinesi, sostenendo da parte loro le norme del diritto internazionale che assegnano come acque territoriali di un Paese soltanto il tratto fino a 12 miglia nautiche dalle sue coste. E finora gli organismi internazionali hanno sempre confermato questa posizione, rigettando le rivendicazioni cinesi. Le carte geografiche con raffigurata la “nine-dash-line” servono però al governo cinese per vantare un primato storico e morale sulla regione di mare contesa, permettendogli di sostenere che quella regione è sempre stata considerata parte del territorio della Cina.

Il planisfero “filo-cinese” realizzato da Hao Xiaoguang. Fonte: www.english.whigg.cas.cn

Ma non è finita qui. Qualche mese fa ha fatto il giro del mondo la notizia secondo cui le forze armate cinesi avrebbero adottato ufficialmente una nuova carta del mondo, cioè un planisfero, molto particolare. Si tratta di una mappa ideata da Hao Xiaoguang, professore di geofisica e membro dall’Accademia delle Scienze cinese. Come altri planisferi di cui ci siamo occupati recentemente, quello di Hao è un planisfero “disteso”, ricavato “aprendo” un globo terrestre e riportandolo, con inevitabili distorsioni, su una superficie piana e continua. Guarda caso, il punto della superficie terrestre che risulta essere al centro esatto della nuova mappa, dopo aver “tagliato” altri tratti per appiattirla, corrisponde esattamente all’area dove si trova la Cina, e guardando la nuova carta sembra che tutti gli altri Stati e continenti si irradino, allontanandosi, da questo punto focale. Il planisfero di Hao non segue infatti la consuetudine di orientare le terre emerse in direzione nord-sud. Ne consegue così che gli Stati Uniti, principali rivali della Cina per l’egemonia mondiale, si trovano in posizione alquanto periferica all’estremità superiore della mappa, e per giunta posizione capovolta rispetto alle rappresentazioni convenzionali. Il planisfero di Hao, per dirla con la parole del suo stesso autore, attua una vera e propria “rivoluzione copernicana” nella rappresentazione delle terre emerse, riportando la Cina, dalla periferia in cui era stata relegata dalle carte geografiche ideate durante l’era del colonialismo europeo - su tutte la famigerata proiezione di Mercatore - al posto che le compete sulla scena globale, cioè al centro esatto del mondo!

La Da Ming Hunyi Tu, una delle più famose carte cinesi di epoca medievale. Fonte: www.wikipedia.com

Gli appassionati e gli studiosi di storia della cartografia ben sanno però che la posizione incarnata dal nuovo planisfero Hao è ben lungi dall’essere una novità, e anzi ripropone una concezione del mondo connaturata nella cultura cinese da millenni. La Cina era infatti chiamata, anticamente, l’Impero di Mezzo, e tutte le religioni e le scuole filosofiche cinesi la mettevano tradizionalmente al centro del mondo. Secondo gli intellettuali cinesi, quella dell’Impero di Mezzo era l’unica civiltà avanzata e degna di considerazione, mentre i popoli non cinesi erano relegati alla periferia del mondo conosciuto e considerati “barbari” incolti. E questa centralità si rispecchia anche nelle antiche carte geografiche cinesi, con la Cina che fa la parte del leone al centro del foglio, mentre tutte le altre terre confinanti sono schiacciate ai bordi. È il caso di una delle più grandi e antiche carte geografiche cinesi giunte fino a noi, la Da Ming Hunyi Tu (letteralmente “mappa composita dell’Impero Ming), che si stima risalga alla fine del XIV secolo. Qui l’Impero Cinese occupa con la sua immensa estensione tutta la parte centrale della mappa, mentre altri terre come il Giappone, la costa settentrionale dell’Africa, l’Europa e i bacini del Mediterraneo e del Mar Nero, sono riprodotti lungo i bordi come attraverso una lente deformante. Il risultato è una raffigurazione sorprendentemente simile a quella dell’“innovativo” planisfero di Hao. L’usanza di raffigurare la Cina al centro rimarrà anche nei secoli successivi, come testimoniano alcuni straordinari planisferi realizzati all’inizio del XVII secolo da Matteo Ricci, il viaggiatore e missionario gesuita di cui ci siamo occupati nel primissimo post di GEOblog. Senza contare che nelle scuole cinesi gli alunni da sempre studiano con carte e planisferi “sinocentrici”, dove la parte centrale è occupata dalla vasta estensione dell’Oceano Pacifico, ma il Paese più vicino ed evidente a colpo d’occhio è, ancora una volta, l’antico Impero di Mezzo.