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Le mappe dell’Italia sommersa

Nella settimana più piovosa dell’anno torna alla ribalta l’allarme dell’ENEA: entro il 2100 molti porti e tratti costieri italiani potrebbero trovarsi sott’acqua, con danni incalcolabili.

La straordinaria ondata di maltempo che ha colpito l’Italia nelle scorse settimane non è ancora terminata: piogge torrenziali e violenti temporali stanno flagellando tutta la penisola, creando molti danni in diverse regioni. Protagonista dell’emergenza è stata la città di Venezia, investita la scorsa settimana da un’“acqua alta” senza precedenti, causata da una fatale combinazione di forti precipitazioni, intense maree e venti di scirocco. Le immagini della città lagunare, con la basilica di San Marco allagata e i vaporetti incagliati in riva ai canali, stanno ancora facendo il giro del mondo.

La mappa basata sui dati ENEA mostra i porti e le foci dei fiumi italiani che rischiano di essere sommersi dalle acque del mare nel 2100. Fonte: ENEA

In coda all’emergenza, insieme alle immancabili polemiche politiche, sono tornati alla ribalta anche i dibattiti e gli approfondimenti sui cambiamenti climatici, almeno in parte responsabili dei fenomeni meteorologici più disastrosi. Da una parte il riscaldamento globale provoca un generale aumento dell’energia presente nell’atmosfera, energia che in qualche modo si deve sfogare, con conseguente aumento della frequenza e dell’intensità di fenomeni estremi, come gli uragani. Dall’altra, il progressivo scioglimento dei ghiacci polari porterà a un inesorabile aumento del livello dei mari, con la conseguenza che molte aree costiere di tutto il mondo sono destinate a subire sempre più frequenti inondazioni o addirittura, nel lungo periodo, a essere per sempre sommerse. Già qualche anno fa avevamo presentato l’inquietante planisfero disegnato da un giovane grafico slovacco, che mostrava come apparirebbero le terre emerse se i ghiacci polari si sciogliessero completamente, con conseguente innalzamento del livello degli oceani di 80 metri. Oggi parliamo invece dell’Italia: con l’ondata di maltempo delle ultime settimane è tornato di attualità un rapporto pubblicato dall’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) nel febbraio del 2019, in occasione di un convegno su “Mediterraneo e l’economia del mare” organizzato a Roma. Secondo gli esperti dell’Agenzia, se non si prenderanno misure significative per contenere le emissioni di gas serra e ridurre il riscaldamento globale, il livello medio del Mar Mediterraneo potrebbe aumentare di 1 metro rispetto al valore attuale entro la fine del secolo, vale a dire il 2100. A prima vista potrebbe non sembrare un aumento così rilevante, ma in realtà avrebbe conseguenze disastrose, come mostrano le eloquenti mappe allegate al rapporto. La prima illustra tutti i porti italiani che rischierebbero di finire sott’acqua con un simile innalzamento, tra cui figurano i golfi Cagliari e Oristano in Sardegna, il porto di Taranto in Puglia e quello di Pescara in Abruzzo.

La mappa che mostra le aree italiane a rischio inondazione a fronte di un aumento del livello del Mediterraneo da 60 a 130 cm. Fonte: SAVEMEDCOAST

Ma la seconda mappa è ancora più chiara e non dà spazio a equivoci e sottovalutazioni. Con un aumento del livello dei mari di appena 60 centimetri finirebbero sommersi alcuni dei borghi delle Cinque Terre, i gioielli della Liguria dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, con danni incalcolabili per la storia, il turismo e la cultura di tutto il Paese. Con un aumento di “soli” 85 cm sarebbe la volta della stessa Venezia, che diventerebbe così una novella Atlantide, visitata solo dai subacquei. E con Venezia finirebbero inghiottite dall’Adriatico vastissime aree costiere del Veneto, dell’Emilia Romagna e del Friuli Venezia Giulia. Con un aumento di 130 cm, infine, a essere sommersa dalle acque del Tirreno sarebbe l’intera isola siciliana di Lipari. Il 2100 può sembrare lontano nel tempo, ma è in realtà distante solo un paio di generazioni. Se non agiamo subito per bloccare le disastrose conseguenze dei cambiamenti climatici, l’Italia in cui vivranno in nostri nipoti sarà molto diversa, e sicuramente più povera, di quella che conosciamo oggi.