Blog

Le mappe e il mistero delle “città di carta”

Su atlanti e stradari di tutto il mondo compaiono strade e addirittura intere città che in realtà non esistono. Eppure non sono frutto di semplici errori. Ma allora qual è il loro segreto?

Quante volte abbiamo fatto vagare il nostro sguardo sulle pagine di un pesante atlante e di un vecchio stradario, o consultato Google Maps sullo schermo del nostro computer, vagheggiando di visitare questa o quella destinazione lontana, oppure calcolando nella nostra mente l’itinerario più veloce per raggiungere una località? Quale che sia l’uso che facciamo di questi strumenti, l’assunto di base è che i cartografi abbiano fatto di tutto per metterci sotto gli occhi una rappresentazione quanto più possibile fedele alla realtà che ci circonda. Certo, i cartografi sono esseri umani che possono sbagliare e, anche ai tempi della cartografia digitale e dei GPS, nelle mappe continuano a esserci piccoli errori e imprecisioni. Ma si dà per scontato che queste sbavature siano involontarie, da correggere appena ci si accorge della loro esistenza. Eppure quasi nessuno sa che alcuni di questi errori sono stati inseriti deliberatamente dai produttori di mappe, e per un motivo preciso.

La località fantasma di Argleton, nel Regno Unito, al centro di una vecchia schermata di Google Maps. Fonte: www.citymetric.com

Chiunque avesse consultato Google Maps prima del 2010 avrebbe potuto imbattersi nel piccolo villaggio di Argleton, nel West Lancashire, posto a poca distanza dalla strada A59. Ma se qualcuno si fosse messo in testa di fare un salto in zona per visitare quella località, sul luogo avrebbe scoperto solo campi, e nessuna traccia dalla misteriosa Argleton. Nel 2009 il “caso Argleton” fece notizia nel Regno Unito e la BCC dedicò addirittura al villaggio fantasma lo spezzone di un documentario. Interpellati a riguardo, i portavoce di Google risposero che la presenza di Argleton in Google Maps e in altri servizi del colosso informatico statunitense era il frutto di un errore, e che i tecnici dell’azienda non erano in grado di dire come quel nome fosse finito nelle loro banche dati. Poco dopo, nel 2010, Argleton fu rimossa da Google Maps. Argleton era, per usare un termine coniato dai cartografi, un caso di paper town, una “città di carta” che non esisteva nella realtà ma solo, appunto, “sulla carta”, quella di una mappa o quella, metaforica, di un servizio di mappe online come quello di Google. Le paper towns sono più comuni di quanto di possa pensare. Il caso più famoso è quello del misterioso villaggio di Agloe ai piedi dei Monti Catskill, nello Stato di New York, USA. Compare su molte mappe fin dal 1930, ma in realtà non esiste, e si è scoperto che la sua esistenza fittizia si deve al fondatore della casa editrice General Drafting, specializzata nella pubblicazione di altanti stradali.

La più famosa paper town, il villaggio di Agloe nello stato di New York, riportata in un atlante stradale americano. Fonte: www.vignette2.wikia.nocookie.net

Ma cosa induce editori e cartografi a inserire deliberatamente località o elementi fittizi nelle loro mappe? In qualche caso può trattarsi di una burla o una “strizzata d’occhio” tra i membri dell’esclusiva e ristretta comunità della cartografia, analogamente a quanto avviene, per esempio, tra gli informatici con gli Easter Eggs (“uova di Pasqua”) nascosti all’interno di moltissimi programmi per computer o siti Internet. Ma c’è anche una ragione molto più pratica, illustrata in un recente articolo di Paolo Attivissimo, l’autore del blog Il Disinformatico, autentica miniera di notizie dal mondo delle nuove tecnologie e di altri campi un po’ nerd. Le paper towns, e il loro equivalente sotto forma di strade inesistenti, che sono dette trap streets (“strade trappola”), sono un’astuta forma di copyright trap o “trappola da diritto d’autore”, detta in Italia anche "falso lemma": si tratta di piccole informazioni false disseminate deliberatamente in un’opera per cogliere in fallo i potenziali “copioni” e poter dimostrare così l’avvenuto plagio. È una forma di protezione usata spesso anche in un altro campo assai soggetto a casi di plagio e saccheggio di fonti, quello della redazione di dizionari o enciclopedie. Qui la pratica di copiarsi le voci l’uno con l’altro, magari cambiando la formulazione delle frasi quel tanto che basta per non essere accusati di aver plagiato parola per parola, è all’ordine del giorno. Capita così che, per tutelarsi, gli autori di un’enciclopedia originale inseriscano una piccola voce totalmente inventata, magari dedicata a un personaggio storico in realtà mai esistito. Nel caso l’opera futura di un concorrente contenesse quella stessa voce dedicata al medesimo personaggio, sarà sicuro che i suoi autori avranno copiato da quella specifica fonte.

L’edizione del famoso stradario London AZ che riporta la misteriosa traversa Bartlett Place, evidenziata al centro, che si chiama in realtà Broadway Walk. Fonte: www.az.co.uk

Anche il campo della cartografia è da secoli funestato da casi di plagio. Pensate all’impegno necessario per creare una nuova mappa da zero, che sia cartacea o, a maggior ragione, elettronica come i dettagliatissimi stradari caricati nei navigatori satellitari delle nostre automobili. Un’intera squadra di cartografi, pur basandosi su fonti precedenti e sulle quali possiede legittimi diritti di sfruttamento, dovrebbe idealmente recarsi sul posto e verificare ogni elemento uno a uno: ogni nome di strada, ogni senso unico cambiato, ogni rotonda costruita al posto di un semaforo ecc. E ora pensate a quanto è facile invece copiare le mappe belle e pronte prodotte dai concorrenti, cambiando solo un po’ lo stile di visualizzazione e qualche altro particolare. Una piccola frazione o un vicolo fittizio, piazzato strategicamente in un punto che non dà troppo nell’occhio, servono agli autori onesti per stabilire se i concorrenti hanno fatto veramente i compiti a casa o se invece si sono limitati a copiare. La presenza di una trap street nella mappa di un concorrente dovrebbe costituire inoltre la prova inconfutabile del plagio nell’aula di un tribunale, nel caso gli autori copiati decidessero di intentare causa. Qualche anno fa gli autori del più noto (e copiato) stradario di Londra, London AZ, hanno rivelato che la loro pianta contiene circa 100 piccoli errori, dalle vere e proprie trap streets a piccoli refusi nei nomi delle strade, piazzati strategicamente per cogliere in fallo gli eventuali copioni. Ne hanno però rivelato solo uno: la strada chiamata nella realtà Broadway Walk compariva invece nello stradario col nome di Bartlett Place, e guarda caso Bartlett è il nome di uno degli impiegati Geographers’, l’azienda che produce London AZ! Rivelare che Bartlett Place era una trap street è stato però come “bruciare” la copertura di una spia, e nell’edizione successiva il suo nome è scomparso dallo stradario, sostituito da quello corretto, poiché ormai il suo ruolo di trappola per copioni era stato reso pubblico.

La locandina italiana del film Trap Street, presentato a Venezia nel 2013. Fonte: www.quinlan.it

La presenza nelle carte geografiche di paper towns e trap streets rafforza l’idea che le carte, per quanto aspirino a essere il più possibile fedeli alla realtà e al territorio che vogliono rappresentare, sono irrimediabilmente il frutto di un’interpretazione, e come tali vanno considerate e usate. Il cortocircuito tra realtà, inganno e finzione che il concetto di città e vie fantasma solleva è però indubbiamente affascinante, e non sorprende che questo tema abbia ispirato alcuni autori. Nel 2008 lo scrittore statunitense John Green ha pubblicato un romanzo intitolato per l’appunto Paper Towns, in cui gioca un ruolo importante proprio la “città di carta” di Agloe di cui abbiamo parlato sopra. E nel 2013 è stato proiettato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, con buon successo di critica, il film Trap Street della regista e produttrice cinese Vivian Qu. Il protagonista è un giovane rilevatore cartografico che lavora in un’azienda produttrice di mappe digitali, il quale rimane invischiato in una storia surreale. Nel film il concetto di “trap street” viene però astutamente ribaltato: non più una strada fittizia che compare nelle carte e non nella realtà, ma una strada reale che qualcuno cerca far “scomparire” cancellando ogni riferimento a essa su mappe altre fonti.