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Mappe del tesoro per tutti

I membri della banda dei Goonies osservano affascinati la mappa del tesoro di Willie l’Orbo. Fonte: www.hollywoodreporter.com


L’ente cartografico degli Stati Uniti ha messo gratuitamente online tutte le carte topografiche del territorio americano, permettendo così, a ogni ragazzino che lo voglia, di scoprire i luoghi in cui vive armato di un’autentica mappa del tesoro. E in Italia?

Cari lettori di GEOblog, oggi, in un impeto di autolesionismo, il vostro autore ha deciso di aprire questo post con una di quelle premesse capaci di distruggere la reputazione di serietà di un blog (sempre che ce l’avesse da prima), o quantomeno di far crollare il numero dei visitatori a cifre che si potrebbero contare sulle dita di una mano: un aneddoto sulla propria infanzia. Intorno ai 10-12 anni, come la maggior parte dei ragazzini maschi di quell’età, ero un fanatico di storie di avventure ed esplorazioni in luoghi esotici, dai misteriosi mari del Sud agli inospitali ghiacci dell’Artico. Avevo la fortuna di abitare in una zona circondata da boschi e attraversata da molti sentieri, e percorrevo in lungo e in largo quei luoghi, a piedi o in bicicletta, da solo o con gli amici. Durante queste uscite, fantasticavamo di rivivere le storie di avventura che avevamo letto o visto alla televisione. Non soltanto quelle dei classici per ragazzi come L’isola del tesoro di Stevenson o simili, ma anche e soprattutto quelle dei cartoni animati giapponesi o dei film americani, primo fra tutti il mitico I Goonies, del 1985. Divenuto un vero e proprio cult per un’intera generazione, racconta di un gruppo di ragazzini un po’ sfigati che finiscono catapultati in serie di mirabolanti avventure a base di tunnel segreti e spietati rapinatori, e che alla fine salvano la giornata scoprendo il tesoro del pirata Willie l’Orbo. Inutile dire che le peripezie degli scalcagnati amici iniziano quando uno di loro trova nella proverbiale soffitta l’antica mappa con le indicazioni, ovviamente in codice, per trovare il favoloso tesoro. Ma in quasi tutte le avventure sognate dai bambini e ragazzi, dalle spedizioni degli esploratori alle caccie all’oro dei pirati, mappe e carte geografiche hanno un ruolo fondamentale e funzionano da catalizzatore della storia. E d’altra parte, è arcinoto, non c’è come una mappa, sia essa di un luogo reale o immaginario, per stimolare la già fervida immaginazione di un ragazzino.

Una riproduzione della mappa dei Goonies, praticamente la quintessenza delle mappe del tesoro dei pirati immaginate da generazioni di ragazzini. Fonte: www.indyprops.com

All’epoca io e i miei amici ci dovevamo limitare a fantasticare sulle mappe di cui leggevamo nei libri o che vedevamo alla televisione, poiché non c’erano molte possibilità di giocare con quelle vere, quelle cioè che raffiguravano il luogo in cui vivevamo con un livello di dettaglio tale da poterle veramente usare per spostarci e scoprire posti nuovi. Ovviamente non c’era ancora nulla di paragonabile a Google Maps, ai GPS e alle mappe online. Gli unici computer che alcuni di noi avevano erano cassoni di plastica con cui far girare giochi oggi impresentabili su vecchi televisori in bianco e nero, e la possibilità di collegare tra loro computer per scambiare e scaricare dati a distanza tramite la rete telefonica, l’embrione di Internet, la conoscevamo solo grazie a un altro film americano che fece epoca e appassionò all’informatica milioni di ragazzini: Wargames, del 1983. Le uniche carte geografiche con cui avevo a che fare erano quelle riprodotte sul buon vecchio atlante della scuola, che però avevano una scala troppo grande per poter essere usate da un ragazzino oltre che come puro ausilio didattico, e il classico atlante stradale dell’ACI, che riposava nel vano portaoggetti dell’auto di mio padre e che al massimo mi serviva, durante le gite di famiglia, per prevedere l’avvicinarsi del prossimo autogrill sull’autostrada e cominciare così a rompere le scatole in anticipo ai miei genitori per fermarci a prendere una merendina o un giocattolo.

Una carta topografica della serie 25V, la stessa della carta comprata dal vostro autore quando era ragazzino, realizzata dall’Istituto Geografico Militare nel 1913. Questa raffigura Sarnico, comune sul Lago d’Iseo.                             Fonte: www.igmi.org

Tutto questo cambiò quando per caso scoprii che una cartolibreria di un paese vicino vendeva delle carte topografiche della zona, che raffiguravano con un incredibile livello di dettaglio i luoghi in cui vivevo. Erano le classiche carte topografiche in scala 1:25000 elaborate dall’Istituto Geografico Militare, che coprono tutto il territorio nazionale in una serie di 3545 tavole. Investendo l’equivalente di diverse settimane di paghetta, comprai la tavola che raffigurava il mio Paese e quelli circostanti. Il negoziante la tirò fuori da un vecchio stipo di legno e me la consegnò arrotolata come la mappa di Willie l’Orbo. E in effetti sembrava una vera mappa del tesoro a un occhio inesperto come il mio, piena com’era di linee e simboli arcani: il reticolo della latitudine e longitudine, le curve di livello che indicavano montagne e colline, linee continue e tratteggiate per rappresentare una strada, un sentiero, una vecchia mulattiera. C’erano i simboli che indicavano una chiesetta, una piccola cappella abbandonata, un ponte. E poi il fascino dei nomi: la carta ne riportava tantissimi, anche per elementi geografici del tutto trascurabili: un esile torrente, un modesta collinetta, uno sparuto gruppo di cascine. Alcuni nomi, pochissimi, li conoscevo già, mentre molti altri erano probabilmente caduti in disuso da decenni e se li ricordavano solo gli anziani, ancora nati e cresciuti all’epoca di quella civiltà contadina nella quale era importante nominare e identificare ogni piccolo elemento del territorio. Alcuni nomi erano molto suggestivi e sembravano alludere a storie e leggende che non conoscevo, ma che dovevano essere senz’altro avvincenti. C’era, per esempio, la misteriosa “Collina dei Ladri” che spiccava ai bordi della mappa e che eccitò la mia fantasia per mesi. Ovviamente, quando finalmente riuscì ad andarci, scoprii che si trattava di una normalissima altura erbosa come tutte le altre, ai piedi della quale c’era il capannone di un’autofficina. Non venni mai a sapere il perché di quello strano nome. Per paura di danneggiare il prezioso originale, feci fare diverse fotocopie della carta, e per il paio di anni successivi scorrazzai per tutta la zona armato di quei fogli, segnando con pennarelli ed evidenziatori colorati i sentieri che avevo già percorso e i luoghi che mi ripromettevo di visitare in futuro. Quando ero accompagnato dai miei amici, era scontato che dovessimo giocare ai Goonies, e partivamo da casa armati di zaini e borracce come se dovessimo intraprendere una spedizione nella foresta amazzonica.

Una tavola della serie di carte topografiche di nuova concezione del territorio degli Stati Uniti, scaricabili gratuitamente nell’ambito del progetto National Map. Questa è del 2012 e raffigura la città di Salem, nel Massachusetts. Fonte: www.store.usgs.gov

Ma torniamo al presente. Forse il lettore non ci crederà, ma tutta questa serie di reminiscenze infantili è balzata alla mente del vostro autore dopo aver letto, sul sito della rivista americana Wired, che lo United States Geological Survey (USGS), l’ente cartografico americano, ha inaugurato un nuovo sito per permettere al pubblico di navigare tra le oltre quasi 180.000 carte topografiche del territorio americano, realizzate dal 1880 a oggi. Abbiamo già parlato dell’USGS in occasione dell’articolo sulla corsa alle terre rare: è un’agenzia governativa americana che riassume grosso modo le funzioni di due analoghi istituti italiani, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), incaricato di studiare la geologia del Paese e monitorare il territorio nazionale, e l’Istituto Geografico Militare(IGMI), che si occupa del rilevamento topografico del territorio e della produzione di carte geografiche. Le carte topografiche messe a disposizione dell’USGS, scaricabili gratuitamente in una varietà di formati (tra cui PDF e JPEG) e ad altissima risoluzione, appartengono alle diverse serie realizzate nell’arco di quasi un secolo e mezzo, e quindi, per ogni località degli Stati Uniti, è possibile consultare numerose “istantanee” del territorio scattate a distanza di decenni, dalle prime carte realizzate dai cartografi-pionieri alla fine dell’Ottocento alle versioni più moderne, tracciate a partire dal 2009 anche con l’aiuto dei sofisticati radar satellitari, che rilevano l’altitudine del terreno con una precisione di poche decine di centimetri. L’insieme delle carte più recenti e accurate fanno parte del grande progetto National Map, con il quale il governo degli Stati Uniti intende mettere gratuitamente a disposizione di tutti i cittadini la più accurata e aggiornata rilevazione del territorio nazionale mai prodotta. Ma l’accesso alle carte storiche è altrettanto importante per gli studiosi e i ricercatori, che in tal modo possono facilmente analizzare i cambiamenti avvenuti in un territorio nel corso dei decenni: la costruzione di strade, l’estensione delle foreste, il livello dei laghi, le variazioni nella densità della popolazione ecc.

La carta interattiva sul sito dell’IGMI dove è possibile identificare, ma non scaricare, le varie carte di un’area di interesse prodotte dall’Istituto nel corso della sua storia. Fonte: www.igmi.org

Tutto ciò avviene negli Stati Uniti, ma cosa succede in Italia? Un ragazzino che voglia esplorare l’area in cui vive è ancora costretto a cercare le carte topografiche nelle cartolibrerie? Oppure si deve accontentare di consultare, sul minuscolo schermo del suo telefonino, le immagini di Google Maps, che invece di mostrare gli elementi storici di un territorio come chiese, ponti e sentieri, si preoccupa di segnalare a caratteri cubitali il fast food più vicino? Le cose sono un po’ migliorate, ma sono ancora ben lontane dai livelli di accessibilità di cui gode un cittadino americano, che può scaricare con un click e gratis la mappa dettagliatissima dell’area dove si trova casa sua. L’analogo italiano dell’USGS, l’Istituto Geografico Militare di Firenze, è un ente dalle storia gloriosa (ha assunto la sua attuale denominazione nel 1882) ed è da sempre famoso per l’affidabilità e il rigore dei suoi prodotti. Ma il suo sito, a parte un paio di pagine sulla storia e l’attività dell’Istituto, si riduce in sostanza a una specie di negozio online dove i visitatori possono comprare, in versione rigorosamente cartacea, le tavole appartenenti alle molte serie di carte topografiche prodotte dall’ente nel corso della sua lunga attività. Anche qui si possono trovare carte della medesima zona prodotte in periodi diversi, da quelle della fine dell’Ottocento alla serie più moderna, la 25DB, ancora in fase di realizzazione. Ma è tutto a pagamento: una tavola della serie vecchia, quella a cui apparteneva la carta che avevo comprato da piccolo, costa 5 euro, una della serie nuova 9 euro; meno di quanto avevo pagato all’epoca per la mia carta, va detto, ma qui bisogna aggiungere le spese di spedizione. È comprensibile che un ente governativo come l’IGMI voglia arrotondare i sempre più magri finanziamenti statali ricevuti con la vendita delle carte prodotte; d’altra parte, però, l’IGMI è un ente pubblico che sopravvive sostanzialmente grazie alle tasse pagate dai cittadini, e sarebbe quindi giusto che la sua immensa e pregevole produzione, soprattutto quella storica, diventasse di pubblico dominio. La soluzione ideale sarebbe proprio il modello adottato dall’USGS americano: carte scaricabili gratuitamente in versione elettronica e disponibili a pagamento solo per chi vuole la versione cartacea. Ancora per il momento, quindi, un ragazzino che voglia esplorare il mondo che lo circonda dovrà cercare di mettere le mani su una mappa arrotolata e dispiegarla sotto i propri occhi. Magari, troverà un tesoro.