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Montagne e laghi mortali

Una veduta del Lago Nyos in Camerun, dove nel 1986 si propagò una nube di anidride carbonica che soffocò centinaia di persone. Fonte: www.sunnewsonline.com

Una gravissima frana avvenuta in Afghanistan riporta alla mente altre catastrofi del passato, alcune terribili perché potevano essere evitate, altre talmente misteriose da sembrare partorite da uno scrittore di fantascienza.

A dispetto degli avanzamenti culturali e sociali, oltre che dei progressi tecnologici, che hanno caratterizzato l’umanità negli ultimi decenni, ogni anno nel mondo centinaia di migliaia di persone muoiono per le conseguenze di catastrofi naturali. Spesso di tratta di disastri su larga scala: terremoti, tsunami, uragani e inondazioni che portano morte e distruzione su un’ampia porzione di territorio. Non stupisce che in passato questi eventi siano stati considerati punizioni inviate dalle divinità. Ma esistono anche altri eventi disastrosi, che si verificano per cause naturali (anche se spesso con l’aiuto dell’incoscienza umana), i quali, per la loro natura improvvisa e la terribile distruzione che portano su un’area relativamente ridotta e in un lasso di tempo così breve, da far suscitare ancora oggi l’impressione che un dio iracondo, puntando un dito sulla carta, abbia deciso di cancellare dalla faccia della Terra ogni vita umana che si trova in quel punto.

Un'immagine dell'enorme frana distaccatasi da una montagna dell'Afghanistan settentrionale lo scorso 2 maggio. Fonte: www.lastampa.it

È quello che sembra essere accaduto qualche giorno fa in Afghanistan, nella provincia di Badakhshan nel nord del Paese, dove il fianco di una montagna ha ceduto improvvisamente, seppellendo con un’enorme marea di detriti la valle sottostante e cancellando dalle mappe il villaggio di Aab Barik. Secondo la stima del governatore della regione, oltre 2000 persone hanno perso la vita nel giro di poche decine di secondi. La quantità di detriti che hanno seppellito il villaggio è tale da far dichiarare ai soccorritori che, con gli scarsi mezzi a loro disposizione, ci vorrebbero anni per riportare alla luce tutti i corpi seppelliti, tanto che le autorità stanno pensando di ordinare la sospensione degli scavi e di dichiarare il luogo del disastro una gigantesca tomba collettiva.

La tragedia colpisce uno dei Paesi più disastrati del mondo, piagato da un conflitto iniziato con l’intervento militare degli Stati Uniti nel 2001, che ha portato al rovesciamento del regime dei talebani, accusati di fiancheggiare il terrorismo internazionale. Il governo statunitense ha offerto di inviare i propri militari, quelli rimasti nel Paese dopo il parziale ritiro delle forze di stabilizzazione iniziato lo scorso anno, per aiutare nei soccorsi, ma le autorità afghane hanno rifiutato, temendo che l’intervento dei soldati possa essere visto dalla popolazione locale come un’intollerabile ingerenza straniera.

La prima pagina del Corriere della sera con la notizia del disastro del Vajont. Fonte: www.corriere.it

La terribile distruttività dell’evento e la velocità con cui si è consumata la tragedia hanno portato alla mente di molti il ricordo di un’altra immane catastrofe, avvenuta in Italia poco più di cinquant’anni fa: il disastro del Vajont, tra Veneto e Friuli Venezia-Giulia. La sera del 9 ottobre 1963 una gigantesca frana staccatasi da una montagna precipitò nelle acque del lago artificiale creato della costruzione della diga del Vajont, causando un’enorme onda che superò lo sbarramento artificiale e invase la vallata sottostante, cancellando interi borghi, tra cui Longarone, e causando la morte di 1917 persone. In quel caso, però, non si trattò di una catastrofe puramente naturale: molti avevano evidenziato i problemi di sicurezza che la costruzione delle diga avrebbe portato, ma i lavori continuarono per ragioni di opportunità economica. Le successive inchieste non hanno però mai provato che la catastrofe avrebbe potuto essere prevista.

Un disegno che mostra cosa succede nei laghi come il Nyos, in caso di accumulo e rilascio improvviso di anidride carbonica (punto 2) oppure di impiego di un impianto di degassificazione che permette il rilascio graduale del gas (punto 1). Fonte: www.csegrecorder.com

Un altro terribile disastro, in questo caso assolutamente imprevedibile alla luce delle informazioni disponibili all’epoca, si verificò invece in Africa nel 1986. Si tratta di uno dei disastri naturali più incredibili della storia recente, talmente misterioso, in apparenza, che se fosse avvenuto in passato sarebbe stato sicuramente annoverato tra gli eventi causati dalla collera divina. Lo scenario è quello del Lago Nyos in Camerun, un bacino di origine vulcanica le cui acque occupano un cratere aperto sui fianchi di un vulcano inattivo. Nonostante il vulcano sia spento, sul fondo del lago c’è ancora attività magmatica. Questa attività produce abbondanti quantità di anidride carbonica, che salgono dal fondo e saturano le acque del lago, accumulandosi per anni per poi venire improvvisamente rilasciate a causa di eventi come frane e terremoti. Il 21 agosto 1986 un movimento tellurico causò l’improvviso rilascio dalle acque del lago di oltre 300.000 tonnellate di CO2. Poiché l’anidride carbonica è più densa dell’aria, si formò un’enorme nube che scivolò dai fianchi della montagna invadendo le vallate circostanti, spostando letteralmente l’aria al suo passaggio e privando di ossigeno tutti gli esseri viventi che si trovavano al suo interno. Oltre 1700 persone, e una quantità incalcolabile di animali, morirono soffocati nel raggio di 25 km dal lago, mentre altre 4000 persone riuscirono a fuggire in preda al panico da quella che per loro era effettivamente una “nube assassina”.

L'impianto di degassificazione attualmente in funzione nelle acque del Lago Nyos. Fonte: www.wikipedia.org

Gli scienziati riuscirono a ricostruire abbastanza accuratamente le cause e i meccanismi del disastro, e constatarono che il Lago Nyos è uno degli unici tre laghi del mondo (gli altri sono il Lago Manoun, sempre in Camerun, e il Lago Kivu nella Repubblica Democratica del Congo) a presentare questo fenomeno di saturazione e rilascio improvviso di anidride carbonica. Per evitare che una simile tragedia potesse ripetersi in futuro, nel 2001 è stato installato nel lago un impianto di degassificazione, che funziona con un principio molto semplice: l’acqua presente sul fondo del lago, che è quella che viene per prima saturata dalla CO2, viene pompata continuamente attraverso un tubo fino alla superficie, dove può scaricare l’anidride carbonica in eccesso in modo regolare e in piccole quantità, prevenendo così la formazione di pericolosi accumuli.