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Nicaragua: il sogno in salita dell’“altro” Canale

L’ambizioso progetto varato nel Paese centroamericano per far concorrenza al Canale di Panama rischia di naufragare a causa di timori economici e controversie ambientali.

Qualche settimana fa, nel corso del nostro ultimo post, abbiamo parlato della grandiosa inaugurazione del nuovo Canale di Panama, la versione aggiornata e allargata dello storico complesso di opere che permette alle navi di tagliare in due l’Istmo di Panama, che unisce America del Nord e America del Sud, e di passare così dall’Atlantico al Pacifico, e viceversa, senza dover circumnavigare l’intero continente. L’opera di rinnovamento è stata completata non senza ritardi e polemiche, ma alla fine, dopo 10 anni di lavori e oltre 6 miliardi di dollari di investimento, la prima di molte navi è passata dal nuovo gigantesco sistema di chiuse, progettato da un’azienda italiana. Abbiamo anche notato come non fosse probabilmente un caso che la nave ad aver avuto l’onore di inaugurare il Canale fosse stata una gigantesca portacontainer cinese, del momento che è stato proprio il vertiginoso aumento del traffico merci tra Cina, America del Nord ed Europa a rendere necessario il progetto di allargamento del Canale.

Una schematica che illustra il progetto del nuovo canale navale in Nicaragua. Fonte: www.engtechmag.wordpress.com

Per i cinesi il nuovo Canale di Panama allargato rappresenta però, probabilmente, una soluzione solo in parte soddisfacente. Panama e il Canale sono stati infatti per molti decenni sotto l’influenza degli Stati Uniti, che promossero la costruzione dell’originario canale nel 1914, e ancora oggi molti politici americani tendono a considerare Panama e le aree vicine come il loro “cortile di casa”. E il controllo, seppur indiretto, di una delle vie commerciali più importanti del mondo garantisce agli USA un vantaggio strategico e geopolitico notevole nei confronti della Cina. Tra gli Stati Uniti e il gigante cinese, che ormai si contendono il ruolo di maggiore potenza economica del pianeta, sta infatti nascendo una forte rivalità, non solo economica ma anche geopolitica e militare. Le sfere di influenza delle due potenze si stanno per esempio scontrando nel Pacifico, e in particolare nel Mar Cinese Meridionale.

Il percorso previsto del nuovo canale nicaraguense che dovrebbe collegare Atlantico e Pacifico. Fonte: www.smithsonianmag.com

L’idea di far transitare gran parte della propria flotta mercantile in un Canale che gli Stati Uniti sarebbero potenzialmente in grado di aprire e chiudere a proprio piacimento, per esempio in caso di guerra, inquieta parecchio il governo cinese. Da alcuni anni la Cina ha quindi varato un ambizioso progetto per costruire una “sua” alternativa al Canale, finanziata e costruita interamente da aziende cinesi, e ospitata in un Paese centroamericano amico della Cina. Per ragione geografiche e geopolitiche è stato scelto il Nicaragua, uno Stato a nord di Panama che non è attualmente un grande amico degli Stati Uniti. Nel 2013 il Parlamento nicaraguense ha approvato ufficialmente il progetto, assegnando in concessione per 50 anni una striscia di territorio lunga circa 270 km e larga 5 a una società di Hong Kong di proprietà del magnate cinese Wang Jing. Il nuovo canale, dal costo stimato di 50 miliardi di dollari, dovrebbe essere significativamente più ampio del Canale di Panama, anche quello recentemente espanso, e sarebbe dunque in grado di far transitare navi ancora più grandi. Sarebbe inoltre lungo ben 278 km contro gli appena 80 del Canale di Panama, ma il progetto prevede di sfruttare, per far transitare le navi senza dover scavare nuovi canali, il corso di numerosi fiumi e soprattutto la presenza del Lago Nicaragua, lo specchio d’acqua dolce più grande dell’America Centrale, nonché risorsa fondamentale per la popolazione locale, che lo sfrutta per la pesca e l’irrigazione dei campi.

Il presidente del Nicaragua Daniel Ortega, a sinistra, stringe la mano all’imprenditore cinese Wang Jing nel corso della cerimonia ufficiale di sigla dell’accordo per la costruzione nel nuovo canale. Fonte: www.america.aljazeera.com

Nel corso della cerimonia per la posa della prima pietra del progetto, tenutasi nel 2014, il presidente nicaraguense Daniel Ortega, un ex capo guerrigliero del movimento sandinista, ha dichiarato con orgoglio che il nuovo canale rappresenterà una svolta per la fragile economia del Paese e darà lavoro a oltre 250.000 persone. Ma i problemi per il progetto sono iniziati ancor prima dell’avvio effettivo dei lavori. Il vasto territorio dato in concessione all’azienda di Wang Jing, su cui si prevedere sorgerà il nuovo canale, dovrà essere in gran parte espropriato a migliaia di piccoli agricoltori, i quali sono già sul piede di guerra perché gli indennizzi a loro destinati e annunciati dal governo sono risibili, sembra equivalenti a circa il 5% del valore reale dei terreni espropriati. I lavori del nuovo canale magari porteranno veramente migliaia di nuovi posti di lavoro, ma nel frattempo altrettante migliaia di contadini nicaraguensi, si stima fino a 100.000, si ritroveranno senza case e terre da coltivare. Molti hanno già annunciato battaglia e si sono detti disposti ad opporsi agli espropri anche con mezzi violenti.

Una manifestazione contro la costruzione del canale per le strade di Manugua, capitale del Nicaragua. Fonte: www.s3.amazonaws.com

Ci sono poi molti timori sul fronte ambientale: l’area interessata dai futuri lavori è occupata per gran parte da ampi tratti di foresta vergine ancora incontaminata, e la realizzazione di enormi scavi nella zona rischia di compromettere seriamente l’habitat di centinaia di specie animali e vegetali, per non parlare poi del potenziale inquinamento da sostanze chimiche rilasciate nel corso dei lavori. Ma le preoccupazioni maggiori sono per l’incolumità del Lago Nicaragua, una delle principali risorse naturali del Paese: la pesca nelle sue acque dà lavoro a migliaia di persone, e i suoi splendidi paesaggi naturali lo rendono una delle mete turistiche più visitate del Paese. I residenti e gli operatori turistici del luogo, nonché moltissimi scienziati ambientali e membri di gruppi ambientalisti esteri, temono che i lavori per la costruzione del canale e il futuro passaggio nel lago di enormi navi possa portare a un crollo della popolazione ittica locale, che metterebbe in ginocchio migliaia di pescatori. I danni al paesaggio arrecati dalle nuove colossali opere idrauliche comprometterebbero inoltre la bellezza del luogo e le sue potenzialità turistiche.

Un suggestivo panorama del Lago Nicaragua, il cui ambiente è minacciato dal progetto del nuovo canale. Fonte: www.cnn.com

I timori di danni sociali e ambientali, e le conseguenti proteste, non hanno fermato il governo nicaraguense e gli investitori cinesi, ma qualcos’altro potrebbe riuscirsi, segnando per sempre la fine dell’ambizioso progetto del nuovo canale: il denaro, o meglio la sua mancanza. Il rallentamento dell’economia della Cina e il crollo delle borse cinesi nel biennio 2015-2016 hanno notevolmente raffreddato la volontà degli investitori cinesi di venire convolti in megaprogetti dai dubbi ritorni economici. Pare che lo stesso Wang Jing abbia perso oltre l’85% del suo patrimonio nel corso della recente crisi finanziaria cinese, ed è ora in dubbio che il magnate cinese abbia le risorse necessarie per andare avanti col progetto da solo. Nel frattempo i lavori in Nicaragua languono, e nonostante le assicurazioni del governo che il progetto è ancora la maggiore priorità economica del Paese, pare che le opere di scavo preliminari non siano neppure iniziate. Nel frattempo è stato inaugurato il nuovo Canale di Panama, che ha cominciato a funzionare a pieno regime, e di fronte a questa concorrenza è ormai evidente che, se il progetto rivale in Nicaragua andrà avanti, sarà ormai per ragioni esclusivamente politiche e non più economiche. Vedremo infatti se il governo cinese proseguirà nel suo intento di avere un “suo” canale centroamericano per infrangere la supremazia americana nella regione, e interverrà quindi in prima persona per finanziare il progetto, oppure se tutto si risolverà in un colossale nulla di fatto.