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Nuova crisi internazionale per la Cina

Woody Island, la maggiore delle Isole Paracel contese tra Cina e Vietnam, dove l'aviazione cinese ha costruito strategicamente un moderno aeroporto militare. Fonte: www.travelnewsdigest.in

Il rinnovato espansionismo cinese riacuisce vecchi attriti con i Paesi confinanti. Dopo la crisi con il Giappone per le isole Senkaku, scoppiano in Vietnam tumulti anticinesi per rivalità territoriali nel Mar Cinese Meridionale.

Dopo aver riferito in queste stesse pagine, non molto tempo fa, della crisi diplomatica tra Cina e Giappone per la sovranità sulle isole Senkaku/Diaoyu, che negli scorsi mesi era precipitata, con tanto di minacce e manovre militari in cui sono state coinvolte anche unità navali e aeree degli Stati Uniti, è di pochi giorni fa la notizia di nuove tensioni nell’area, che vedono protagonisti questa volta la Cina e il Vietnam. Sembra infatti che la Cina, forte della sua impressionante espansione economica (è di poche settimane fa la notizia che la Cina si accinge a scalzare gli Stati Uniti come prima economia mondiale), voglia ora mostrare i muscoli anche sul fronte politico e militare, proiettando la sua presenza oltre i propri confini. La zona più calda è senza dubbio quella del Mar Cinese Orientale e Meridionale, le cui acque, insieme agli sparuti arcipelaghi che sorgono nella regione, sono da secoli oggetto di contesa tra la Cina e i Paesi confinanti. Oltre che costituire un punto di orgoglio sul quale mettere alla prova il proprio peso in campo internazionale, il controllo di questa regione è fondamentale per la Cina, tanto dal punto di vista strategico quanto da quello economico.

Una carta geopolitica che illustra le numerose dispute marittime e territoriali attualmente in corso tra Cina e i Paesi vicini. Fonte: www.temi.repubblica.it

Nel caso specifico, la recente crisi tra Cina e Vietnam è solo l’ultimo episodio di una lunga contesa tra i due Paesi per il controllo delle Isole Paracel, un gruppo di isolotti e atolli posti nel Mar Cinese Meridionale, a 180 miglia nautiche (330 km) tanto dalle coste cinesi quanto da quelle vietnamite. Le isole sono attualmente occupate dai cinesi, che vi hanno costruito installazioni militari come l’aeroporto di Woody Island, il quale permette ai caccia cinesi di controllare lo spazio areo nelle ragione per un raggio di centinaia di chilometri, una circostanza che mette chiaramente in luce l’importanza strategica connessa al controllo di questi territori. L’importanza economica risiede invece nel fatto che le acque intorno alle isole sono assai pescose e che, analogamente a quanto avvenuto per le Isole Senkaku, recenti prospezioni geologiche hanno scoperto nella regione importanti giacimenti di petrolio. L’incidente che ha innescato la recente crisi diplomatica riguarda proprio la decisione della Cina di installare una piattaforma petrolifera nelle acque prossime alle Isole Paracel, e di iniziare le trivellazioni in una zona che il Vietnam rivendica come a proprio esclusivo uso economico. Le operazioni sono iniziate il 7 maggio, e sembra che ci siano state alcune scaramucce fra le navi militari cinesi che scortavano la piattaforma e i pattugliatori vietnamiti accorsi per indagare sulle attività in corso nella zona.

Manifestazione tenutasi nella capitale nordvietnamita Hanoi per protestare contro l'espansionismo cinese nel Mar Cinese Meridionale. Fonte: www.bbc.com

Appena giunta notizia degli scontri, in tutte le città vietnamite sono iniziate manifestazioni anticinesi, presto degenerate in sommosse duramente represse dalla polizia. Nonostante entrambi Paesi abbiano regimi di ispirazione comunista, e la Cina abbia sostenuto economicamente e militarmente l’allora Vietnam del Nord nella lunga guerra combattuta contro gli Stati Uniti tra gli anni Sessanta e Settanta del XX secolo, i rapporti tra Vietnam e Repubblica Popolare Cinese sono molto tesi, e riflettono una secolare inimicizia dovuta alle svariate occupazioni che i vietnamiti hanno dovuto subire, nel corso di due millenni, da parte dell’Impero Cinese. Le proteste hanno preso di mira le comunità di etnia cinese residenti in Vietenam e gli interessi economici posseduti dalla Cina nel Paese, in particolare le numerose fabbriche e altre imprese di proprietà cinese, analoghe a quelle presenti in molti Paesi del Sudest Asiatico e note collettivamente come “rete di bambù”. Il governo Cinese ha inviato nelle regione alcune navi per rimpatriare i propri cittadini minacciati e ha accusato le autorità vietnamite di voler reprimere solo le violenze anticinesi solo in apparenza, ma di essere in realtà segretamente a favore dei manifestanti.

La crisi tra i due Paesi è solo l’ultimo focolaio di una serie di scontri e situazioni di forte tensione che stanno caratterizzando l’area del Pacifico Occidentale e del Sudest Asiatico. Oltre alla già citata contesa sulle Isole Senkaku, non bisogna dimenticare le azioni dei pirati nello stretto di Malacca, vicino al porto di Singapore, e soprattutto i nuovi venti di guerra tra le due Coree, che hanno ripreso vigore in seguito alla salita al potere del giovane Kim Jong-Un, il quale ha sostituito il defunto padre Kin Jong-Il alla guida della Corea del Nord.