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Paradisi a numero chiuso

Le orde del turismo di massa cominciano a rendere la vita impossibile in alcuni dei luoghi più belli del pianeta, e le autorità sono costrette a prendere misure drastiche.

Ormai è capitato a tutti almeno una volta: finalmente arriva qualche giorno di vacanza e partiamo per goderci un tanto sospirato soggiorno o una gita in quella località da sogno che da tempo desideravamo visitare, e di cui avevamo visto idilliache immagini da cartolina su Internet. Che sia una città d’arte italiana, un pittoresco borgo marinaro affacciato sul Mediterraneo, o un paradiso tropicale dall’altra parte del pianeta, una volta arrivati nel luogo tanto agognato, magari dopo ore di duro viaggio e settimane di preparativi, ci guardiamo intorno e ci sembra che tutto il resto del mondo abbia avuto la nostra stessa idea: dappertutto ci sono orde di turisti vestiti come se dovessero affrontare un safari africano, con scarpe da trekking, gilet e cappelli da pescatore, in spalla enormi zaini e macchine fotografiche al collo, che vagano vocianti e incuranti degli altri esseri umani che gli passano vicino. E questa è la specie più civilizzata, dal momento che città d’arte e capitali europee, preziosi scrigni di storia e cultura, sono piagate ogni estate anche da personaggi in costume da bagno che credono di essere in spiaggia, bivaccano sui monumenti e prendono il sole lungo le vie storiche. Per non parlare degli ingorghi causati da passeggini e carrozzine più grandi di SUV, e di branchi di cani e altri animali domestici tenuti, quando va bene, al guinzaglio, e che il buon senso, considerate le circostanze, avrebbe consigliato di lasciare a casa a godersi un po’ di pace. Nell’epoca dei voli low cost e delle crociere all inclusive, dei ponti di primavera e del turismo mordi e fuggi, della gita fuoriporta e dei pacchetti organizzati, sono sempre più numerose le località del mondo a vivere sotto il costante assedio dei turisti. In alcuni casi la pressione causata da un così grande numero di visitatori può essere distruttiva tanto per l’ambiente naturale quanto per il patrimonio storico e artistico di alcuni dei luoghi più belli del mondo, che si ritrovano talvolta letteralmente sommersi dai rifiuti lasciati dalla gente. Ma non va sottovalutato neanche l’impatto sulla qualità della vita delle persone che in quei luoghi ci vivono e che, se è pur vero che molti di essi profittano direttamente o indirettamente del turismo, vedono le loro abitazioni invase per molti mesi l’anno, e non sono più liberi a casa propria.

Il fantastico centro storico di Dubrovnik, circondato dalle antiche mura, diventerà a numero chiuso contro l’assedio dei turisti “mordi e fuggi”. Fonte: www.en.aegeanair.com

Ormai il fenomeno del turismo di massa ha raggiunto livelli tali da spingere gli amministratori di alcune località a trattare il turista come una specie infestante e a escogitare metodi per ridurne l’afflusso. Sembra paradossale, dal momento che molti altri luoghi sognerebbero di avere gli stessi problemi, pensando ai benefici economici, ma in molti casi i visitatori sono semplicemente troppi e, oltre a causare problemi ambientali e di ordine pubblico, minacciano lo stesso tessuto sociale ed economico delle località visitate, rischiando di farle diventare, da luoghi “vivi” com’erano, musei a cielo aperto o parchi divertimenti a uso e consumo dei turisti. È il caso della città croata di Dubrovnik, l’antica repubblica marinara di Ragusa soprannominata “la perla dell’Adriatico”. Il fiore all’occhiello della località è la pittoresca città vecchia, protesa verso il mare e circondata da un’antica cinta di mura. Negli ultimi anni Dubrovnik ha vissuto un vero e proprio boom turistico a causa della bellezza delle sue architetture, dei prezzi relativamente bassi e della posizione favorevole, che ne fa una delle soste obbligate di molte navi da crociera in navigazione nel Mediterraneo. E la popolarità della città è cresciuta ancora da quando è stata usata come location principale per le riprese di una delle serie televisive di maggior successo degli ultimi anni, il pluripremiato telefilm fantasy Il Trono di Spade. Da allora le vie della città sono tappezzate di poster della serie e gli operatori locali organizzano speciali tour dove improbabili guide mascherate da cavalieri conducono i visitatori sui luoghi dove sono state girate le scene più famose. Negli ultimi anni l’afflusso di turisti ha però rischiato di far scoppiare la città vecchia, con veri e propri ingorghi per i suoi caratteristici vicoli e code di ore per accede alla panoramica passeggiata sopra le mura. L’estate appena trascorsa ha visto picchi mai prima raggiunti, e l’11 agosto si è registrato l’afflusso record di oltre 10.000 persone solo sui camminamenti delle mura. Considerando che l’intera cinta muraria è lunga meno di due km e tutta la città vecchia ha una popolazione di appena poche migliaia di persone, si può ben immaginare il carnaio che si sarà verificato in quelle giornate. A questo punto il sindaco di Dubrovnik ha detto basta e ha annunciato che dalla prossima estate, nel 2017, sarà istituito il numero chiuso per accedere alla città vecchia e alle mura. Un innovativo sistema di telecamere registrerà in tempo reale il numero di ingressi e uscite dalle porte principali della città, e consentirà l’entrata a non più di 6.000 persone contemporaneamente. Ovviamente i residenti saranno esclusi dal conto e verranno dotati di uno speciale pass per transitare senza vincoli. Pensate comunque come sarebbe dover esibire uno speciale permesso ogni volta che entriamo o usciamo da casa nostra, come se fossimo gli animali di uno zoo che, una volta sbrigate le nostre faccende, devono tornare in gabbia per compiacere le orde di visitatori che si accalcano ai cancelli.

Uno dei cartelli in inglese che gli abitanti di un rione di Venezia hanno affisso per tenere lontani i turisti nell’estate 2016. Fonte: www.nuovavenezia.it

E lo stesso problema di Dubrovnik, solo ingrandito decine di volte, lo vive anche la città di Venezia. Ormai ampie aree della città lagunare sono state trasformate in attrazioni a cielo aperto a uso e consumo esclusivo dei turisti, alla ricerca ossessiva del “pittoresco”. E la vita è sempre più difficile per i veneziani, specie gli anziani e coloro che non lavorano direttamente nel settore turistico, che si sentono assediati a casa propria, con le calli invase da fiumane di gente chiassosa e maleducata, code infinite ai vaporetti e servizi pubblici, come la fornitura di acqua e lo smaltimento dei rifiuti, al collasso. Ogni estate telegiornali e siti internet ci offrono poi gallerie di foto e filmati poco edificanti che documentano l’inciviltà di certi turisti, che bivaccano in mezzo ai monumenti e si dedicano ad attività assai private nel bel mezzo della folla. Lo scorso agosto i residenti esasperati di Campo della Bragora hanno fatto scalpore con un gesto provocatorio, appendendo ai muri manifesti in inglese che invitavano i turisti ad andarsene e li accusavano di stare distruggendo, con la loro presenza, la zona. Da anni si parla di possibili soluzioni per ridurre l’afflusso di turisti in città durante l’alta stagione, ma finora non se ne era mai discusso seriamente. L’esempio di Dubrovnik sembra però aver già fatto scuola, e qualche settimana fa il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha dichiarato per la prima volta la sua apertura alla possibilità di un sistema di controllo degli accessi, che non riguarderebbe tutto il centro storico veneziano, ma almeno alcune aree particolarmente frequentate come quella di Piazza San Marco. Le difficoltà tecniche e normative per applicare davvero una soluzione del genere a una località così frequentata come Venezia sono però tantissime. Vedremo nel prossimo futuro se si riuscirà a trovare una soluzione fattibile.

Una delle tante spiagge da sogno dell’isola di Koh Tachai in Thailandia, chiusa a tempo indeterminato ai turisti. Fonte: www.easydayphuket.com

Se Dubrovnik e Venezia pensano di introdurre il numero chiuso per ridurre gli scempi causati dall’eccessivo numero di turisti, altri luoghi del mondo sono così minacciati da richiedere soluzioni ancora più estreme, come la chiusura totale ai visitatori o addirittura a ogni presenza umana. È il caso dell’isola di Koh Tachai in Thailandia, paradiso tropicale incontaminato e destinazione da sogno per gli appassionati di immersioni e snorkeling. Koh Tachai si trova nel Mare delle Andamane e fa parte dell’arcipelago delle Isole Siminal, il cui ambiente è interamente protetto da un Parco Nazionale istituito nel 1982. Le isole del Parco sono generalmente chiuse ai turisti da metà maggio a metà ottobre, il periodo della stagione monsonica delle piogge nel Sud-Est Asiatico. Ma qualche giorno fa il direttore del dipartimento dei Parchi Nazionali thailandesi, Tunya Netithammakul, ha scioccato il mondo annunciando che il 15 ottobre l’isola di Koh Tachai non riaprirà al pubblico, e anzi rimarrà vietata ai turisti fino a data da destinarsi. Koh Tachai e le sue piccole, incantevoli spiagge erano infatti diventate negli anni una delle destinazioni turistiche più ambite del Paese, e nei periodi di alta stagione venivano invase da migliaia di barche, bagnanti e subacquei, serviti da un codazzo di guide turistiche e ambulanti che vendevano ogni sorta di cibo o souvenir ai visitatori. L’ambiente naturale e gli straordinari paesaggi dell’isola non potevano reggere ancora a lungo a questo assalto, e la chiusura totale ai visitatori era l’unico modo per proteggerla. Si è così consumato uno dei più amari paradossi della società contemporanea: per far sopravvivere una delle maggiori bellezze del pianeta è stato necessario proibire a chiunque di apprezzarla.