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Polonia, Netflix e la carta geografica della discordia

La mappa mostrata in un documentario trasmesso da Netflix ha scatenato le ire del governo polacco, che accusa il colosso dello streaming di revisionismo storico.

La scorsa settimana abbiamo parlato di come una carta geografica non sia soltanto la semplice rappresentazione di un territorio, ma sia spesso e volentieri anche il simbolo di una particolare visione del mondo o di un’ideologia. È il caso delle carte prodotte da Germania Est e Germania Ovest durante la Guerra Fredda, di cui abbiamo trattato in occasione del trentesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino. E la diffusione di carte geografiche che promuovono un’interpretazione “non gradita” della storia e della geografia politica ha causato frequentemente veri e propri incidenti diplomatici. L’ultimo in ordine di tempo, esploso proprio in questi giorni, vede protagonisti il governo polacco e Netflix, la popolare piattaforma di streaming web. Ma cosa può essere accaduto tra due istituzioni così apparentemente estranee l’una all’altra?

Il tweet del ministero degli esteri polacco mostra a sinistra la mappa tramessa da Netflix, considerata fuorviante dal governo di Varsavia, e a destra quella ritenuta corretta. Fonte: www.twitter.com

Il nodo del contendere è la trasmissione da parte di Netflix della serie documentaria, di genere true crime, The Devil Next Door, letteralmente “Il diavolo della porta accanto”, ma uscita in Italia col titolo Solo il diavolo lo sa. La serie racconta il caso di John Demjanjuk, cittadino ucraino naturalizzato statunitense, che fu accusato da vari testimoni di essere “Ivan il Terribile”, una guardia che prestò servizio in diversi campi di sterminio nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e che si rese responsabile di crimini contro l’umanità. Estradato in Israele nel 1986, fu giudicato colpevole e condannato a morte. Ma nel 1993 la Corte Suprema israeliana annullò il verdetto e ordinò la scarcerazione di Demjanjuk, poiché c’erano dubbi sulle testimonianze che avevano identificato l’imputato con il famigerato “Ivan”. Ritornato negli Stati Uniti, Demjanjuk fu nuovamente arrestato con le stesse accuse ed estradato in Germania nel 2009. Qui morì nel 2012, senza che la sua colpevolezza fosse definitivamente provata in sede giudiziaria

La carta geografica comparsa nel documentario di Netflix mostra i campi di stermino nazisti entro i confini dell’attuale Polonia. Fonte: www.nytimes.com

L’incidente tra Netflix e la Polonia non riguarda nello specifico il caso di Demjanjuk, ma il modo in cui gli autori del documentario hanno ricostruito il quadro storico della Shoah, il genocidio degli ebrei da parte dei nazifascisti durante la Seconda Guerra Mondiale. La maggior parte dei campi di sterminio nazisti in attività, tra cui il più grande e tristemente noto, quello di Auschwitz-Birkenau, si trovava nelle regioni polacche occupate dalla Germania fin dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1939. A scatenare le ire del governo polacco è stata in particolare l’immagine di una carta geografica trasmessa nel corso del terzo episodio, che mostra l’Europa Centrale con evidenziati i confini degli Stati della regione prima dello scoppio della guerra, e che indica i principali campi di sterminio nazisti, tra cui lo stesso Auschwitz e Treblinka, come situati senza ombra di dubbio in Polonia. Di fronte a quello che i politici polacchi hanno considerato un pericoloso atto di revisionismo storico, il Primo Ministro della Polonia Mateusz Morawiecki ha scritto una lettera ai vertici di Netflix, chiedendo la modifica dell’immagine trasmessa dal documentario. Per il governo polacco infatti la carta che mostra i campi di sterminio entro i confini della Polonia attuale è un falso storico, che alimenta l’idea secondo cui la Polonia e i polacchi sarebbero stati in qualche modo responsabili della tragedia della Shoah. Nella lettera il premier polacco ribadisce che durante la Seconda Guerra Mondiale non esisteva una Polonia libera e sovrana, e che gli stessi cittadini polacchi in quegli anni erano costretti a subire una doppia occupazione, quella tedesca a ovest e quella sovietica a est. I campi di sterminio non erano quindi “in Polonia”, ma si trovavano semplicemente nella parte di territorio polacco occupata e governata col pugno di ferro dai nazisti. In un tweet del ministero degli esteri polacco sono mostrate affiancate la mappa “incriminata” di Netflix e quella che è considerata la rappresentazione geograficamente e storicamente “corretta”, che mostra invece il territorio polacco diviso tra le potenze occupanti, senza la legenda “Polonia”. La lettera di Morawiecki prosegue citando i milioni di cittadini polacchi morti durante l’occupazione nazista e le migliaia di polacchi che aiutarono gli ebrei nel corso della guerra e che sono oggi onorati come “Giusti tra le nazioni” nello Yad Vashem, il memoriale della Shoah a Gerusalemme.

La carta proposta in alternativa dal governo polacco mostra invece le regioni della Polonia occupate da Germania e Unione Sovietica durante la Seconda Guerra Mondiale. Fonte: www.wikipedia.org

La trasmissione di Netflix è andata a toccare un nervo scoperto per il governo di destra presieduto da Morawiecki. Per evitare quella che è considerata una indebita associazione tra la Polonia e suoi cittadini e la Shoah, nel marzo del 2018 il Parlamento polacco aveva infatti approvato una controversa legge, che prevedeva pene fino ai tre anni di reclusione per chi usava a mezzo stampa espressioni come “campi di sterminio polacchi” o accusava cittadini polacchi di collaborazionismo o complicità nello sterminio degli ebrei. Di fronte alle pressioni della comunità internazionale, che ha accusato la legge di violare i principi di libertà di espressione, il provvedimento è stato ritirato nel giugno dello stesso anno. Ma la sensibilità sulla questione è ancora molto alta, come testimonia la tempesta di questi giorni, scatenata per una “semplice” carta geografica trasmessa in streaming.