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Quando il Giappone invase gli USA e il mistero di Nazi Creek (Parte I)

Una serie di bizzarri toponimi in una remota isola al largo dell’Alaska ci rivelano una storia curiosa e dimenticata della Seconda Guerra Mondiale.

Con il suo arco, composto da 69 isole, che parte a ovest dell’Alaska e si protende nell’Oceano Pacifico per quasi 2000 km, l’arcipelago delle Aleutine è uno dei luoghi più remoti e selvaggi del mondo. Solo una manciata di isole è abitata, e l’intero arcipelago ospita in totale appena 8000 persone. Il paesaggio è di una bellezza da mozzare il fiato, con alte scogliere spazzate dal vento e dal mare, e aspre montagne innevate, tra le quali spiccano i coni di decine di vulcani ancora attivi. La quiete che regna sull’arcipelago, frequentato ogni anno da decine di milioni di uccelli migratori, è periodicamente turbata da violente eruzioni vulcaniche e fortissimi terremoti. Le Aleutine si trovano infatti lungo la famigerata “cintura di fuoco” del Pacifico, la linea che segna il confine tra le placche tettoniche della regione, caratterizzata da eventi geologici estremi. Anche il clima è tanto suggestivo quanto inospitale: la temperatura massima, anche nei mesi più caldi, supera raramente i 10 °C, e le isole sono avvolte quasi sempre da un fittissima nebbia. La piccola cittadina di Unalaska, il capoluogo dell’arcipelago situato sull’omonima isola, è una delle località più piovose degli Stati Uniti, con una media di 250 giorni di pioggia all’anno. Politicamente l’arcipelago fa parte infatti dell’Alaska ed è quindi territorio americano.

Una veduta aerea dell’isola di Little Kiska con le sue proibitive scogliere. Fonte: www.vo.alaska.edu

All’estremo ovest dell’arcipelago, ad appena un migliaio di chilometri dalla penisola di Kamčatka, in Russia, si trova un gruppo di isole dal nome poco lusinghiero di Rat Islands, così chiamate perché infestate di folte colonie di ratti che si pensa siano stati portati dalle navi dei primi esploratori giunti sulle isole, nel XVIII secolo. Tra queste ci sono l’isola di Kiska, lunga circa 35 km, e un’isola più piccola, chiamata con grande fantasia Little Kiska, che sorge ad appena un chilometro a est della sorella maggiore. Mettere piede sulla sperduta Little Kiska è un’impresa: quasi tutte le Aleutine sono protette da una riserva naturale e possono essere visitate solo con uno speciale permesso e nell’ambito di tour guidati autorizzati. Anche i gruppi ufficiali devono però fare i conti con le difficili condizioni meteo della zona, e i viaggi in nave o in elicottero verso le isole sono costantemente messi a rischio dalle forti tempeste e dagli impenetrabili banchi di nebbia che le avvolgono quasi costantemente.

Una mappa dell’Isola di Kiska, con Little Kiska appena più a est. Fonte: www.wikipedia.org

Una volta giunti a destinazione, il paesaggio è di una bellezza selvaggia ma assolutamente privo di elementi distintivi. Ci sono alte scogliere e aspre colline coperte dalla bruma, e l’umidità è così elevata che quasi ogni avvallamento è occupato da un torrente o fiumiciattolo, che scorre anche per solo qualche centinaio di metri prima di gettarsi rumorosamente nelle acque dell’oceano. Eppure l’esploratore che desiderasse raggiungere un particolare luogo, e per farlo consultasse una delle poche mappe dettagliate della zona, scoprirebbe con stupore che ogni elemento del terreno, anche il più insignificante, possiede un nome, diligentemente riportato sulla carta. Ogni torrentello, ogni collina, ogni minima rientranza della costa che può essere considerata una baia o un porto naturale, è nominato. E per di più questi nomi sembrano essere alquanto bizzarri, certo non quelli che ci si aspetterebbe di trovare in un luogo così remoto e selvaggio. Quasi tutti sono a tema militare: Sergeant Cove (Baia del Sergente), Rookie Lake (Lago della Recluta), Navy Cove (Baia della Marina) e così via. Ma verso la parte orientale dell’isola un nome salta all’occhio: un insignificante ruscello, che nasce dai New Lakes e scorre per meno di un chilometro prima di finire in mare, si chiama Nazi Creek. Ruscello dei Nazisti? Com’è possibile che un minuscolo torrente, che scorre in un territorio sotto la sovranità degli Stati Uniti d’America, sia stato chiamato con un nome così bizzarro e politicamente scorretto, ma comunque ufficialmente riconosciuto dal momento che compare nelle carte redatte dall’Army Map Service, l’equivalente americano del nostro Istituto Geografico Militare? Forse il regime nazista ha occupato queste sperdute isole del Pacifico durante l’ultimo conflitto mondiale, lasciando questo strano toponimo come unica testimonianza del loro passaggio? In effetti la Seconda Guerra Mondiale c’entra, ma non nella maniera che si potrebbe immaginare.

    

Resti arrugginiti di cannoni antiaerei abbandonanti dai giapponesi sull’isola di Kiska. Fonte: ww2awartobewon.com

Per quanto siano remote e prive di grandi risorse naturali, le Aleutine possiedono tuttavia un grande valore strategico. La loro posizione nel Pacifico, proiettata verso l’Estremo Oriente e vicina ai territori di Giappone, Cina e Russia (e prima dell’Unione Sovietica), le rende ideali “teste di ponte” per rafforzare la presenza statunitense nella regione, e non sorprende quindi che, durante la Guerra Fredda, le Aleutine siano state utilizzate per impiantarvi basi aeree, come quella sull’isola di Adak, e per tenervi esperimenti militari segreti, come i test nucleari condotti sull’isola di Amchitka, una delle Rat Island, tra il 1965 e il 1971. Ma le Aleutine furono un importante teatro strategico anche durante la Seconda Guerra Mondiale, e in mezzo alle nebbie di questa parte del Pacifico si combatterono alcune delle battaglie più bizzarre dell’intero conflitto, parte di una serie di eventi oggi dimenticata da tutti tranne che dagli appassionati di storia militare. Dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbour alla fine del 1941 e l’entrata in guerra degli USA, le forze aeronavali giapponesi cercarono di espandere la propria presenza nel Pacifico nordoccidentale, occupando isole e rafforzando le proprie difese in vista dell’inevitabile contrattacco americano. Nel giugno 1942 un corpo si spedizione giapponese formato da qualche migliaio di uomini, supportato da aerei e navi da guerra, sbarcò sull’isola di Kiska e sulla vicina Attu, occupandole e costruendovi fortificazioni e postazioni antiaeree. La resistenza fu minima: su Attu i giapponesi catturarono i pochi abitanti, tutti appartenenti alla popolazione nativa degli aleuti, mentre Kiska era occupata soltanto da una stazione meteorologica militare servita da 10 soldati, che furono catturati e trasferiti in Giappone come prigionieri di guerra. L’occupazione delle due isole, sebbene destinata a rivelarsi quasi insignificante dal punto di vista strategico, possedeva tuttavia un fortissimo valore simbolico: si trattò infatti dell’unico episodio di occupazione di una porzione del suolo degli Stati Uniti da parte di una potenza nemica durante tutta la Seconda Guerra Mondiale. Con poche migliaia di uomini, il Giappone poteva quindi dichiarare di aver dato il via all’invasione degli USA!

Soldati americani sbarcano su Kiska nel corso della sfortunata Operazione Cottage. Fonte: www.pinterest.com

Nonostante lo smacco ricevuto, le forze americane non furono in grado di reagire subito per scacciare gli invasori. Le isole occupate erano semplicemente troppo remote, e le condizioni meteorologiche estreme della regione, con fittissime nebbie e periodiche tempeste, impedivano a navi e aerei di avvicinarsi all’area anche per settimane. Cominciarono però una campagna aerea di bombardamento delle postazioni giapponesi su Attu e Kiska, e navi militari americane cercarono di intercettare i vascelli giapponesi che tentavano di raggiungere le due isole per portare rinforzi e rifornimenti, di fatto sottoponendo Kiska e Attu a un assedio che durò quasi un anno. Finalmente, nel maggio 1943, una forza di 15.000 soldati americani sbarcò su Attu, incontrando una fortissima resistenza da parte dei giapponesi, che avevano fortificato l’isola con un fitto sistema di trincee e bunker. Ne seguì una feroce battaglia dove persero la vita centinaia di soldati da ambo le parti, che si concluse con la riconquista dell’isola da parte degli americani. La campagna per la liberazione di Kiska fu invece assai diversa, e risultò in uno degli episodi più bizzarri della Seconda Guerra Mondiale. Memori delle perdite subite su Attu e della feroce resistenza opposta dai giapponesi, il comando americano organizzò l’attacco, denominato Operation Cottage, con grande cautela e con una quantità di forze soverchiante. I bombardieri americani martellarono le postazioni difensive di Kiska per tre settimane, e finalmente, il 15 agosto 1943, oltre 35.000 soldati americani e canadesi, divisi in due contingenti, sbarcarono sui lati opposti dell’isola con l’intento di sorprendere le difese giapponesi con una manovra a tenaglia. Ma quella che avrebbe dovuto essere una brillante e veloce operazione si trasformò ben presto in una confusa e tragica pantomima. Lo sbarco iniziò di notte e sotto una fitta coltre di nebbia, con il vento che spingeva incessantemente i vascelli americani contro le ripide scogliere. La maggior parte dei soldati, carichi dei loro pesanti equipaggiamenti, riuscì a raggiungere la terraferma solo dopo ore di sforzi e un bagno nelle gelide acque del Pacifico. Molti cominciarono a manifestare subito i sintomi dell’ipotermia. Confusi e infreddoliti, i soldati si inoltrano nell’entroterra e cominciarono a udire davanti a sé, provenienti dall'impenetrabile coltre di nebbia, le prime esplosioni e i colpi di mitragliatrice. Seguirono due giorni di scontri in un’atmosfera assurda e surreale, con i soldati alleati che cercavano freneticamente di rispondere al fuoco di un nemico invisibile, mentre il freddo e la vita all’addiaccio debilitavano sempre più uomini. Alla fine del secondo giorno, quando finalmente la nebbia in parte si diradò, i comandanti alleati ebbero un quadro più chiaro della situazione e si dovettero confrontare con l’amara verità. Stupefatti, si accorsero che non c’era traccia di un singolo giapponese su tutta l’isola! Si venne successivamente a sapere che l’intero corpo di occupazione giapponese aveva evacuato l’isola circa 3 settimane prima, approfittando della nebbia e delle tempeste per non farsi avvistare dagli aerei e dalle navi americane in ricognizione. Ciascuno dei due contingenti in cui si erano divise le forze alleate durante lo sbarco, convergendo verso il centro dell’isola, aveva scambiato l’altro per il nemico e aperto il fuoco. Americani e canadesi si erano dunque combattuti tra di loro per oltre due giorni! Tutta la vicenda avrebbe potuto avere un sapore comico se molti ragazzi non fossero morti in conseguenza di quel tragico errore. Oltre 90 soldati persero la vita nel corso dell’Operazione Cottage, alcuni vittima del “fuoco amico” dei propri commilitoni, altri a causa delle mine e delle altre trappole esplosive lasciate dai giapponesi prima della loro fuga, altri ancora per il freddo e le malattie contratte durante quei due giorni infernali.

Ma che legame ha questo grottesco episodio bellico con il fantomatico Nazi Creek, il “torrente dei nazisti” che compare ancora oggi sulle mappe delle sperduta Little Kiska? Lo scopriremo nella prossima puntata.