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Quando il Giappone invase gli USA e il mistero di Nazi Creek (Parte II)

Una serie di bizzarri toponimi in una remota isola al largo dell’Alaska ci rivelano una storia curiosa e dimenticata della Seconda Guerra Mondiale.

La scorsa settimana abbiamo cominciato a raccontare uno dei più misconosciuti episodi della Seconda Guerra Mondiale, la battaglia tra Stati Uniti e Giappone per il controllo dell’arcipelago delle Aleutine, nel Pacifico settentrionale. L’occupazione avvenuta nel 1942 da parte dei giapponesi di due piccole isole di quel remoto arcipelago, Attu e Kiska, fu un evento storico, in quanto si trattò degli unici casi in cui una potenza nemica occupò una parte del territorio degli Stati Uniti (nella fattispecie, dell’Alaska) durante il secondo confitto mondiale. E abbiamo raccontato della tragicomica Operation Cottage, nel corso della quale migliaia di soldati statunitensi e canadesi ripresero il controllo dell’isola di Kiska nell’estate del 1943. Solo che i giapponesi se ne erano già andati da settimane senza che gli alleati se ne accorgessero, e questi ultimi si erano combattuti tra di loro per più di due giorni prima che venisse fuori l’amara verità. Ma cosa c’entra tutto questo con la geografia? E soprattutto, che legame hanno queste vicende con uno dei più bizzarri nomi di luogo degli Stati Uniti, attribuito a un minuscolo ruscello dell’isoletta di Little Kiska, e cioè il sorprendente Nazi Creek, il “torrente dei Nazisti”?

Truppe statunitensi sbarcano su Kiska nel 1943. Fonte: Time Magazine.

Abbiamo già visto la settimana scorsa che la stessa posizione remota delle Aleutine, il clima imprevedibile funestato da frequenti tempeste e banchi di nebbia, e la geografia aspra delle isole contribuirono a rendere particolarmente difficile la campagna per la riconquista di Attu e Kiska. Ma la geografia giocò probabilmente un ruolo fondamentale anche nella débâcle su Kiska dell’estate 1943, quando oltre 90 soldati morirono a causa del “fuoco amico” e di altri incidenti, e nessuno fu ucciso dalle pallottole del nemico. Uno dei principi base della tattica militare è “conosci il terreno”: la geografia del teatro di battaglia è infatti un fattore cruciale in qualsiasi manovra militare, e chi conosce perfettamente le caratteristiche del territorio in cui opera può sfruttarle a proprio vantaggio e ai danni del nemico. Altro aspetto fondamentale nelle manovre militari è non solo il conoscere dove si trova il nemico, ma anche e soprattutto conoscere con precisione la propria posizione e quelle dai propri alleati. Ai tempi in cui non esisteva il sistema GPS, che oggi permette di sapere subito dove ci si trova con un margine di errore di pochi metri, questa conoscenza era tutt’altro che scontata. I soldati e i loro comandanti dovevano ricorrere a mappe il più possibile dettagliate, che rappresentassero il territorio fedelmente e fornissero abbondanti punti di riferimento (cime di montagne e colline, fiumi e ruscelli ecc.) che i soldati avrebbero dovuto usare, insieme alla bussola, per trovare la propria posizione e riferirla ai commilitoni. Non è un caso quindi che i maggiori sforzi cartografici fatti in età moderna e contemporanea, che hanno portato alle prime mappe dettagliate e tracciate con metodi scientifici di intere regioni e Paesi, siano stati portati avanti soprattutto per scopi militari, e che per secoli furono proprio i corpi specializzati dell’esercito, come il nostro Istituto Geografico Militare, a produrre le mappe più dettagliate di ciascun Paese.

I generali dell'esercito USA De La Mesa Allen e Bradley consultano attentamente una mappa militare durante lo sbarco in Sicilia del 1943. Fonte: www.liberationtrilogy.com

Evidentemente però qualcosa non funzionò in questo meccanismo durante lo sfortunato sbarco su Kiska del 1943: la fitta nebbia impediva alle truppe alleate di effettuare riconoscimenti “a vista”, e le mappe che gli ufficiali avevano a disposizione non erano sufficientemente dettagliate. Non conoscendo la propria posizione, le varie unità non erano neppure in grado di comunicarla alle altre, e capitò così che i vari contingenti, imbattendosi in figure indistinte nella nebbia, le scambiarono per nemici e cominciarono a spararsi addosso. Ancora oggi la surreale Operation Cottage è additata nelle scuole militari come esempio di come la fog of war, il clima di confusione che regna sul campo di battaglia e impedisce di avere una chiara visione d’insieme, possa rivelarsi disastrosa anche per il più temibile e disciplinato degli eserciti. Determinati a non ripetere gli stessi tragici errori, una volta riconquistata Kiska i comandanti americani presero una serie di contromisure. All’epoca nessuno poteva sapere che i giapponesi si erano ritirati definitivamente, e pertanto un nutrito contingente americano fu lasciato su Kiska e sulle isole vicine per difendere l’arcipelago in caso di contrattacco nipponico. Tra questi soldati c’erano anche dei membri dell’Army Map Service, il corpo delle forze armate americane incaricato di tracciare dettagliate carte topografiche per uso militare. Si stima che nel periodo di intervento americano durante la Seconda Guerra Mondiale, tra il 1941 e il 1945, l’Army Map Service produsse oltre 40.000 mappe, che coprivano tutti i teatri di battaglia in cui le forze armate statunitensi erano impegnate nel mondo. I membri del corpo cartografico di stanza su Kiska ebbero quindi l’incarico di produrre una dettagliata mappa dell’isola e dei territori vicini, in modo da non farsi cogliere impreparati in caso di ripresa delle ostilità nella regione. I soldati si misero a effettuare rilevamenti cartografici su Kiska e sulla vicina Little Kiska, e tra i loro compiti c’era anche quello di assegnare nomi ai più importanti elementi geografici che avrebbero rilevato, i quali sarebbero stati riportati diligentemente sulle mappe. Normalmente i topografi si sarebbero informati presso la gente del posto per riportare i nomi usati dai locali per quella montagna o quel ruscello, ma Kiska era, allora come oggi, completamente disabitata, e i pochi elementi geografici che possedevano un nome erano stati battezzati dai membri della popolazione nativa degli Aleuti, che abitava nelle isole vicine e soleva raggiungere Kiska per spedizioni di caccia e pesca. Tali nomi in lingua nativa non erano però adatti ai militari, perché erano troppo esotici e difficili da comprendere e pronunciare per un soldato, che magari avrebbe dovuto udirli durante la foga della battaglia e attraverso la voce gracchiante di una radio. I topografi militari dovettero quindi inventarsi su due piedi i nomi da assegnare a baie, punte, promontori, colline, ruscelli e così via.

Una carta topografica di Little Kiska, basata sulle mappe militari dell’Army Map Service, mostra verso est il famigerato Nazi Creek. Fonte: www.thedailybeast.com

Com’è tipico dell’ambiente militare, dove esiste una regola per tutto, i membri dell’Army Map Service dovevano però seguire una procedura precisa per l’assegnazione dei toponimi: l’area mappata veniva divisa da una griglia, e tutti gli elementi geografici di rilievo dovevano essere battezzati con un nome la cui lettera iniziale variava per ciascun settore di tale griglia. Ora facciamo uno sforzo di fantasia, e immaginiamoci questi soldati mentre vagavano, immersi nella nebbia, su una sperduta collina di un’isola nel mezzo del Pacifico, completamente isolati durante la più sanguinosa guerra mai combattuta nella storia dell’umanità, con il compito di identificare ogni minuscolo elemento del settore in cui si trovavano, e di farlo con nomi che iniziavano tutti con la lettera “N”. Uno dei più grandi nemici durante quel tipo di missione doveva essere la noia, e non sorprende quindi che, in simili circostanze, i nostri soldati-cartografi non abbiano fatto un grande sforzo di immaginazione e si siano risolti e usare nomi semplici che avevano a che fare con il loro ambiente, quello militare, e col grande conflitto che stavano vivendo. Nomi semplici, facili da ricordare e pronunciare, e che però riflettevano inconsciamente la “geografia mentale” di chi li ha inventati, come abbiamo visto in un precedente post dedicato ai nuovi toponimi del lontano pianeta nano Plutone. Per i soldati incaricati dei rilevamenti l’isola dimenticata da dio su cui si trovavano poteva benissimo essere Plutone, tanto era aliena e inospitale, e quindi l’atto di assegnare a essa toponimi semplici e familiari potrebbe essere interpretato anche come il tentativo di esorcizzare l’“alterità” di quei luoghi, rendendoli più accoglienti. Si spiegano così i nomi apparentemente banali assegnati all’isola di Little Kiska: Sergeant Cove (Baia del Sergente), Rookie Lake (Lago della Recluta), Navy Cove (Baia della Marina)… e molti altri. Ma, come abbiamo detto, la noia era in agguato, e i soldati di tutte le epoche hanno sempre cercato di combattere la noia, e la paura, con la stessa arma: l’umorismo. Capitò così che il soldato incaricato di battezzare uno sperduto ruscello in un settore dove tutti i toponimi dovevano cominciare con la “N”, non trovò nome migliore che “Nazi Creek”, ruscello dei nazisti. Ma sorte peggiore toccò al laghetto che si trovava nel settore adiacente, dove i nomi dovevano iniziare con la “M”, e che diventò “Moron Lake”, il lago dell’imbecille! I soldati topografi probabilmente non ci pensarono in quel momento, ma le mappe delle isole Aleutine prodotte dall’Army Map Service durante le guerra divennero la base per tutte le successive carte geografiche della regione, e quei bizzarri nomi si sono tramandati fino a oggi, comparendo perfino sulle moderne mappe online come GoogleMaps