Blog

Ritorno alla Terra Promessa

Una famiglia ebraica durante il viaggio di emigrazione in Palestina (Aliyah), poco dopo l'istituzione dello Stato di Israele nel 1948. Fonte: www.museumoffamilyhistory.com

Nello Stato di Israele è in vigore da oltre sessant’anni una legge che conferisce la cittadinanza a tutti gli ebrei che desiderino vivere in Palestina. Ma la norma ha dato luogo negli anni ad accese controversie sulla sua interpretazione. 

Nello scorso post abbiamo parlato del decreto che è stato emanato in Spagna per conferire la cittadinanza spagnola a tutti coloro che possano dimostrare di essere discendenti degli ebrei spagnoli espulsi dal Paese nel lontano 1492. Abbiamo però accennato, in chiusura, al fatto che la Spagna non è il primo stato del mondo a concedere una “corsia preferenziale” agli ebrei, o a coloro che possano dimostrare una discendenza ebraica. Il primo Stato a istituire una simile norma è stato Israele. Il 5 luglio 1950, a soli due anni dalla nascita dello Stato ebraico, la Knesset, il Parlamento israeliano, emanò la Legge del Ritorno, che riconosceva a tutti gli ebrei il diritto di tornare a vivere nella terra di Israele, da dove si erano allontanati, nel corso dei millenni, a causa di guerre, carestie e persecuzioni. La Legge del Ritorno era una conseguenza naturale del sionismo, il movimento nazionalista ebraico nato nell’Ottocento, il quale si batteva per la creazione di uno Stato ebraico in Medio Oriente che tutti gli ebrei del mondo avrebbero potuto considerare come una Patria. In realtà, non tutte le comunità ebraiche sono state, e sono tuttora, favorevoli all’ideologia sionista. Molti gruppi ebraici ortodossi (tra i quali i cosiddetti "ultraortodossi" o haredim), cioè quelli che hanno uno stile di vita più vicino possibile alle antiche leggi religiose ebraiche, sono infatti vivaci oppositori del sionismo e dello stesso Stato di Israele, in quanto credono che un autentico Stato ebraico in Palestina potrà essere istituito soltanto dal Messia, il salvatore del popolo ebraico che verrà inviato da Dio alla fine dei tempi.

Ebrei Haredim (ultraortodossi) manifestano contro il sionismo e lo Stato di Israele davanti al Parlamento di Londra. Fonte: www.indymedia.org.uk

In ogni caso, e nonostante queste opposizioni, si stima che dall’istituzione della Legge del Ritorno siano stati quasi tre milioni gli ebrei risiedenti in ogni parte del mondo che hanno usufruito di questo diritto, trasferendosi in Israele (un atto chiamato dai sionisti Aliyah, cioè “ascesa” in ebraico) e portando così nel Paese le proprie differenti culture e tradizioni, che si erano evolute indipendentemente durante i secoli di vita delle varie comunità ebraiche sparse in tutti i continenti. La più svariata provenienza e origine dei propri abitanti è ciò che ha fatto di Israele uno degli Stati più cosmopoliti del mondo.

Ma l’emanazione della legge, e soprattutto la sua successiva applicazione, sollevarono all’epoca interrogativi e dubbi su una questione che riemerge periodicamente nel corso della storia, e che alla metà del XX secolo era quanto mai attuale a causa dei grandi mutamenti della società e della cultura che stavano cominciando a manifestarsi in quel periodo. La domanda fondamentale era: chi è ebreo? La tradizione ebraica non fa differenza tra ebrei intesi come popolo e gli ebrei intesi come comunità religiosa. I due insiemi coincidono, e secondo la legge ebraica è da considerarsi ebreo chiunque sia figlio di una madre ebrea, e questo fu il discrimine scelto inizialmente dal Parlamento israeliano. In realtà, la situazione è stata affrontata in modo diverso in altre occasioni, la maggior parte delle quali molto più drammatiche. Le leggi razziali emanate in Italia e Germania negli anni Trenta del XX secolo, per esempio, applicavano il principio del sangue: erano ebrei tutti coloro che avevano un antenato ebreo, indipendentemente dalla religione che praticavano. Oggi molti studiosi separano gli ebrei come gruppo etnico, i discendenti del popolo originario della Palestina, dagli ebrei come insieme degli individui che praticano la religione ebraica. Molte persone di ascendenza ebraica, rintracciabile per esempio da particolari cognomi, potrebbero infatti aver abbandonato la propria religione da generazioni. Viceversa, come vedremo, nel passato intere comunità appartenenti a etnie non ebraiche si convertirono all’ebraismo, e ancora oggi è possibile per chiunque convertirsi, sebbene il fenomeno sia abbastanza raro, in quanto le varie confessioni religiose ebraiche non praticano attivamente il proselitismo tra i goyim (i non ebrei, o gentili, secondo la tradizione ebraica).

Riconoscendo queste problematiche, e altre questioni (come quella dei matrimoni misti) tipiche delle società non tradizionali, che costituiscono ormai la norma nella società contemporanea, nel 1970 è stata apportata una modifica alla Legge del Ritorno per estendere il diritto alla cittadinanza ebraica anche agli individui di ascendenza ebraica (con almeno un nonno ebreo) e a coloro che si sono convertiti all’ebraismo. Per evitare di separare intere famiglie, il diritto fu concesso anche al coniuge e ai figli di coloro che rientravano nel suddetti criteri. Oltre a esprimere in pratica gli ideali sionisti, la Legge del Ritorno e il suo successivo emendamento hanno svolto il ruolo di assicurare che lo Stato di Israele mantenesse il suo carattere essenzialmente ebraico. La popolazione arabo-israeliana di religione musulmana che risiede nel Paese, infatti, ha tassi di crescita molto superiori a quelli della componente ebraica (dal momento che, per ragioni socio-culturali, le famiglie arabe hanno un numero di figli molto più alto), e la legge del ritorno è servita ad attirare nel Paese un numero maggiori di immigrati di origine ebraica (o congiunti di ebrei).

L'interno della Knesset, il Parlamento israeliano, a Gerusalemme. Fonte: www.wikipedia.org

La Legge del Ritorno nella sua ultima formulazione è stata però oggetto di critiche da parte di consistenti minoranze della popolazione israeliana, critiche che si sono acuite negli ultimi anni. I maggiori detrattori sono i membri delle comunità ebraiche ortodosse, i quali non accettano le conversioni all’ebraismo se non quelle effettuate all’interno delle loro comunità, dove le norme religiose e di vita sono rigidissime. Tutti coloro che si sono convertiti con i riti di confessioni ebraiche meno rigide, invece, non vengono considerati ebrei, e quindi non qualificabili per l’ottenimento della cittadinanza israeliana, dagli ebrei ortodossi.

Un caso recente in cui la Legge del Ritorno è stata messa a dura prova dai cambiamenti della società, e un’occasione nella quale lo stesso decreto è stato attaccato dalle componenti più religiose della società ebraica, è avvenuto nel 2011, quando una coppia di uomini statunitensi, legalmente sposati in Canada, ha fatto domanda per ottenere la cittadinanza israeliana. Uno di essi, Joshua Goldberg, aveva una documentata origine ebraica e possedeva quindi il diritto alla cittadinanza, mentre il marito, Bayardo Alvarez, non era ebreo e chiedeva la cittadinanza, come prevedere l’emendamento alla Legge del Ritorno, in quanto coniuge legalmente riconosciuto di un cittadino ebreo. Dopo avere tenuto in sospeso la domanda dei due per oltre otto mesi, durante i quali è infuriata nel Paese una tempesta mediatica innescata dalle polemiche tra le organizzazione religiose e quelle per il riconoscimento dei diritti civili delle coppie omosessuali, il Ministero dell’Interno israeliano ha concesso ai due la cittadinanza, stabilendo uno storico precedente. Da allora le critiche alla Legge del Ritorno si sono fatte ancora più dure da diverse parti, e una minoranza consistente della Knesset sembra favorevole a una revisione in senso restrittivo della Legge o addirittura alla sua totale abolizione.

Un’altra conseguenza inaspettata della Legge del Ritorno è stata l’ingresso e lo stanziamento in Israele di comunità di religione ebraica sparse per il mondo, la cui esistenza è stata per secoli quasi sconosciuta all’esterno e le cui profonde differenze rispetto al resto della popolazione israeliana, in termini di usanze religiose e culturali in genere, hanno posto difficili sfide allo Stato ebraico, alcune delle quali non sono ancora state risolte. Ma di una di questa comunità, la più numerosa e la più “diversa” dal resto della popolazione ebraica, parleremo in uno dei prossimi post.