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Sapessi com’è strano nascere ai confini di Milano

Per la serie “geografia fisica vs geografia mentale”, come mai una differenza di poche decine metri nel luogo di nascita di un bambino può essere così importante per i genitori? Il caso del San Raffaele di Milano.

Nello scorso post, dedicato alla campanilistica competizione tra alcune città dell’Italia Centrale per quale sia tra esse il vero centro geografico della Penisola, abbiamo parlato della peculiare sovrapposizione, nell’esperienza degli individui, tra geografia fisica e geografia mentale. Quest’ultima è l’insieme disordinato e mutevole composto da credenze, significati, simboli ed esperienze personali che si affiancano agli elementi della geografia fisica (fiumi, montagne, pianure ecc.), donando loro valenze che vanno oltre la loro natura materiale e utilitaristica. Abbiamo visto che questi elementi della geografia mentale, come la convinzione di vivere “al centro” di una regione storica o di uno Stato, possono influire notevolmente sulla vita quotidiana delle persone, e questo a dispetto della loro sostanziale immaterialità.

Cosa può spingere, per esempio, due futuri genitori a preferire, come luogo di nascita del loro bambino, un punto esatto rispetto a un altro che si trova a poche decine di metri di distanza? Tutto ciò a parità di condizioni, ovviamente; non stiamo paragonando una sala parto di un ospedale attrezzato con il bosco posto appena fuori del muro di cinta della struttura. Supponiamo, per chiarezza, che il reparto maternità di un grande ospedale sia duplicato magicamente, con tanto di attrezzature e personale addestrato, a cento metri dall’originale; cosa potrebbe spingere le future mamme a scegliere l’uno o l’altro? Apparentemente nulla, se consideriamo soltanto gli aspetti squisitamente pragmatici della questione: madre e nascituro avrebbero lo stesso identico trattamento. Evidentemente nella decisione entrano in gioco fattori che esulano dagli aspetti puramente materiali dello scenario, e che rientrano nel complesso e a volte imprevedibile reame della geografia mentale. Il fattore in questione è il confine tra due entità politiche e amministrative, nello specifico quello tra due Comuni della Lombardia. Non stiamo infatti parlando di uno scenario ipotetico, ma di un caso realmente accaduto a Milano, e precisamente all’Ospedale San Raffaele.

Il complesso del San Raffaele, struttura ospedaliera e polo universitario. Fonte: www.hsr.it

Considerato da più parti una delle strutture sanitarie più prestigiose del Paese, il San Raffaele ha un reparto maternità all’avanguardia gestito da personale estremamente qualificato. Eppure ginecologi e ostetrici che lavorano nella struttura riferiscono che molte future mamme, che pure erano state seguite per tutta la gestazione dai medici del reparto, erano restie a dare alla luce il proprio bambino nelle sale parto del San Raffaele, e in molti casi preferivano partorire in altro ospedale. Per quale motivo? Per un confine, appunto. Come molti tra i più moderni a grandi ospedali, il San Raffaele non è costituito da un singolo edificio, ma da un complesso di strutture collegate tra loro che sorgono su un’area abbastanza vasta. La peculiarità del San Raffaele è che la sua sede principale si trova esattamente tra Milano e Segrate, con la linea di confine tra i due comuni che taglia virtualmente il complesso ospedaliero in due, lasciando così una parte degli edifici nel territorio del capoluogo milanese e i restanti in quello dell’altro comune dell’hinterland. Si dà il caso che fino a qualche settimana fa il reparto maternità e le sale parto dell’ospedale fossero ospitati in un edificio che si trova dalla parte segratese del confine, e quindi ogni bambino nato nell’ospedale risultava venuto alla luce a Segrate e non a Milano, con tanto di menzione relativa sulle rispettive carte d’identità e certificati di nascita. È questa la circostanza che ha fatto storcere il naso a molti padri e madri nel corso degli anni, per una varietà di ragioni. Alcuni genitori erano nati e cresciuti a Milano e volevano che, anche ufficialmente, altrettanto risultasse per il loro nascituro, mentre le esitazioni di altre coppie erano dettate da motivazioni che si possono soltanto definire classiste. Molte famiglie della cosiddetta buona borghesia milanese temevano infatti che far risultare i loro nuovi rampolli come nati nella “periferica” Segrate equivalesse ad affibbiare loro, fin dalla nascita, l’etichetta del provinciale. Tutt’altra cosa, a detta loro, sarebbe stato invece avere un documento che  attestava la nascita nella grande metropoli lombarda, la “centrale” Milano.

Una veduta satellitare dell'Ospedale San Raffaele. La linea rossa indica il confine tra il Comune di Milano, in alto, e quello di Segrate, in basso. Fonte: Google Earth

Ebbene, l’annoso problema anagrafico è stato risolto proprio alcune settimane fa, quando il San Raffaele ha inaugurato un nuovo reparto maternità, con nuove sale parto, in un edificio diverso rispetto a quello dove si trovava in precedenza. Un edificio che, guarda caso, si trova dalla parte “giusta” del confine, nel territorio di Milano. Il trasferimento è stato ovviamente dettato, in primo luogo, dall’esigenza di rinnovare il reparto e i macchinari, ma alcuni membri del personale ospedaliero non nascondono che la questione del confine comunale sia stata uno dei fattori che hanno pesato sulla scelta dell’edificio in cui collocare il reparto ristrutturato, il quale così potrà tranquillamente attirare anche le madri più timorose che il proprio bambino potesse risultare figlio della pur rispettabilissima, ma “periferica”, Segrate. Proprio come per la diatriba su quale sia il vero centro d’Italia, “centro” e “periferia” usati in questa accezione sono concetti del tutto immateriali, così come la linea di confine che separa irrimediabilmente due edifici posti a pochi metri di distanza l’uno dall’altro. Elementi della geografia mentale, insomma, che però influiscono pesantemente su alcune scelte fatte nel mondo “reale”, come quella dei genitori di dove far nascere il proprio figlio, o quella di una grande azienda di come e dove investire decine di milioni euro.