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Sei ricercato! La geografia e “Hunted” (Parte II)

Una serie televisiva britannica mette in luce il lato più invasivo della società della sorveglianza, e dimostra quanto sia ormai difficile sfuggire agli occhi delle autorità.

Un paio di settimane fa abbiamo cominciato a parlare di Hunted, il reality show televisivo britannico che vede protagonisti dei normali cittadini in fuga da un gruppo di “cacciatori” professionisti. Devono sfuggire alla cattura dandosi alla macchia in tutto il territorio del Regno Unito, e sono braccati da ex poliziotti, spie ed esperti di antiterrorismo dotati di strumenti che dovrebbero replicare fedelmente gli straordinari poteri di sorveglianza e controllo dello Stato: telecamere, lettori automatici di targhe, monitoraggio delle comunicazioni elettroniche e telefoniche, microspie ecc. Abbiamo visto che, in una società sempre più tecnologica, è ormai quasi impossibile sfuggire all’occhio elettronico del Grande Fratello e rimanere nell’anonimato. E Hunted, sebbene con tutte le limitazioni dovute al fatto che si tratta pur sempre di un programma di intrattenimento, mette in luce le implicazioni e le problematiche che questa nascente “società della sorveglianza” comporta per i diritti individuali e la privacy dei cittadini. Ma abbiamo accennato anche al fatto che, in fin dei conti, tutte le dinamiche che vediamo in Hunted, sia la versione britannica sia le numerose edizioni straniere prodotte dopo il successo della serie originale, tra cui quella americana, hanno uno stretto legame con una disciplina che noi conosciamo bene, e che pure sembrerebbe all’apparenza non c’entrare nulla in questo contesto: la geografia.

La grande mappa del Regno Unito sulla quale i cacciatori seguono le tracce dei fuggitivi di Hunted. Fonte: www.channel4.com

Pensiamoci bene: l’intero programma Hunted è, in fin dei conti, un elaborato gioco a nascondino, in cui i cacciatori devono rispondere a un’unica domanda: dove? Dove si trovano i fuggitivi? Dove stanno andando? Dove sarà possibile stanarli? L’elemento geografico è evidente da subito nella grafica e nelle scenografie del programma: il quartier generale dei cacciatori a Londra è dominato da un grande tavolo che riproduce una mappa del Regno Unito, sulla quale sono segnate le posizioni accertate o presunte dei fuggitivi. E nei momenti più concitati della caccia gli spettatori possono seguire in tempo reale, su una mappa, tanto la posizione dei fuggitivi quanto quella dei cacciatori che li inseguono. Tutti i partecipanti al programma hanno infatti un trasmettitore GPS che comunica in tempo reale la loro posizione, la quale però è conosciuta, in teoria, solo dalla produzione del programma, che si impegna a non divulgarla alle due parti in gioco. Non sorprende poi che i cacciatori impieghino una forma di “pensiero geografico” per indovinare il nascondiglio dei concorrenti e che, da parte loro, i fuggitivi cerchino di sfruttare la geografia dei luoghi in cui si trovano per evadere la cattura.

Ricky Allen, tra i protagonisti della prima serie di Hunted, è uno dei tanti concorrenti del reality show che hanno cercato di sfuggire ai cacciatori dandosi letteralmente alla macchia in aree selvagge. Fonte: www.dailymail.co.uk

La maggior parte dei concorrenti di Hunted cerca di sfuggire all’occhio pervasivo della sorveglianza dandosi letteralmente “alla macchia”, cioè evitando i grandi centri urbani e nascondendosi nelle vaste zone rurali che coprono ancora una buona parte della superficie del Regno Unito. È la pratica incarnata dall’espressione inglese going off the grid, letteralmente “andar fuori dalla griglia”, cioè la rete di infrastrutture di trasporto e comunicazione che caratterizzano la società moderna: strade e autostrade, telefoni e Internet, ma anche la rete delle relazioni personali, come vedremo tra poco. Alla base della tendenza a fuggire dai grandi centri urbani, nella convinzione di poter dare meno nell’occhio in aree più “selvagge”, c’è l’eterna dicotomia città-campagna, particolarmente sentita nella società britannica. Le grandi città sono piene di telecamere e altri strumenti tecnologici che ci tengono costantemente sotto controllo, per non parlare della densità di persone che potrebbero tramutarsi in potenziali testimoni, riferendo di averci visto. Accampandosi in aree rurali, lontano da occhi indiscreti e dalla maggior parte delle infrastrutture tipiche della società urbana, i fuggitivi credono di potersi letteralmente perdere in un mondo pre-moderno, aumentando così le loro possibilità di non essere individuati. Alcuni concorrenti, per esempio, hanno cercato di stare fuori dai radar dei cacciatori evitando totalmente le moderne strade carrozzabili e impiegando invece, per spostarsi, la vecchia rete di canali che attraversa gran parte dell’Inghilterra, lungo le cui rive si snodano ora piste ciclabili e percorsi da trekking. In realtà la convinzione diffusa che “darsi alla macchia” nella campagna sia il modo migliore per non farsi trovare potrebbe essere basata su premesse errate, e molti sono convinti dell’esatto contrario, cioè che il modo perfetto per evitare di essere notati sia nascondersi in mezzo alla folla, confondendosi tra le milioni di facce di una grande metropoli come Londra. È vero che in una grande città ci sono più telecamere e occhi potenzialmente in grado di notarci, ma i grandi numeri ci forniscono anche una certa misura di anonimato, dato che la maggior parte dei “cittadini” è abituata a passare al fianco di migliaia di persone ogni giorno senza neppure notare la loro presenza, mettendo in atto quel comportamento chiamato dai sociologi “disattenzione civile”. In campagna o nei piccoli centri, al contrario, tutti gli abitanti si conosco tra loro, e la presenza di un estraneo verrà inevitabilmente notata. Nelle grandi città vige poi un generale atteggiamento da “vivi e lascia vivere”, più tollerante nei confronti di stili di vita diversi ed eccentricità varie, mentre nei contesti rurali un comportamento giudicato anomalo, per esempio una persona che si muove con incertezza o cercando di non essere notata, darà senz’altro maggiormente nell’occhio.

Gli inseguimenti tra cacciatori e fuggitivi in Hunted sono mostrati in tempo reale, grazie al GPSsu una mappa con tanto di coordinate e bussola. Fonte: www.channel4.com

Oltre a tenere in considerazione la geografia del territorio, che come abbiamo visto potrebbe fornire importanti indicazioni su dove si nascondono i fuggitivi, i cacciatori prestano attenzione a un altro tipo di geografia, non di tipo fisico ma altrettanto importante. È la geografia delle relazioni personali di ciascun fuggitivo, cioè la sua rete di conoscenze: amici, parenti, colleghi ecc. È infatti molto difficile sfuggire alla cattura per quasi un mese da soli e senza alcun aiuto, pertanto i cacciatori si aspettano che prima o poi un fuggitivo, se ne avrà l’occasione, cercherà di contattare qualcuno che conosce. Lo potrebbe fare per ottenere un aiuto materiale – denaro, un passaggio, un rifugio per la notte – ma anche per motivi affettivi. La vita del fuggitivo è infatti estremamente stressante, e una delle maggiori difficoltà è la mancanza di contatto con i propri cari, tanto che molti non resistono alla tentazione di telefonare al proprio coniuge o incontrare brevemente i figli, specie se sono piccoli. I cacciatori contano proprio su questo e sono pronti ad approfittare di tali debolezze: cercano quindi di ricostruire la rete di amicizie e affetti di ciascun fuggitivo e mettono sotto sorveglianza quelli che ritengono essere nodi fondamentali, controllando il telefono e i veicoli di parenti e amici. In alcuni casi sono arrivati a nascondere microspie nella casa di famiglia di un fuggiasco e a mettere trasmettitori GPS nelle auto del marito o della moglie, nella speranza che il coniuge li conducesse involontariamente al nascondiglio del loro bersaglio.

La conclusione a cui ci ha portato la visione di Hunted è quindi che, parafrasando il celebre aforisma sul leone e la gazzella attribuito a Jim Morrison, non importa che tu sia un cacciatore oppure una preda, l’importante, per sopravvivere, è conoscere bene la geografia!