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Trovati i resti della pioniera del volo?

La celebre aviatrice Amelia Earhart, la cui misteriosa scomparsa ha alimentato nel corso dei decenni innumerevoli teorie. Fonte: www.nbcnews.com

La scomparsa di Amelia Earhart, la celebre aviatrice che nel 1937 tentò il giro del mondo in aeroplano, è uno dei più intriganti misteri della storia contemporanea. Nuove ricerche sembrano aver risolto l’enigma, ma molti dubbi rimangono.

Fin dalla notte dei tempi l’uomo è sempre stato affascinato dal volo, e non sorprende che, dall’invenzione dei primi aeroplani all’inizio del XX secolo, l’opinione pubblica si sia ardentemente appassionata alle imprese di ingegneri e piloti, che sembravano spingere sempre oltre i limiti delle possibilità umane progettando mezzi sempre più sofisticati e volando in condizioni sempre più difficili. Come spesso accade, molte di queste imprese divennero dei veri e propri “fenomeni mediatici” ante litteram, sfruttati per tornaconto economico o propaganda politica, come accadde per esempio per Charles Lindbergh, il primo uomo a compiere la trasvolata in solitario dell’Oceano Atlantico, o per l’italiano Italo Balbo, le cui trasvolate oceaniche a bordo della sua flotta di idrovolanti durante gli anni Trenta furono ampiamente sfruttate per promuovere l’immagine internazionale del regime fascista.

Amelia Earhart posa davanti al suo fido bimotore Lockheed Model 10 Electra, con il quale avrebbe tentato il giro del mondo. Fonte: www.wikipedia.org

Se a questa fascinazione innata per il volo e l’aviazione si aggiunge la circostanza che a compiere tali straordinarie imprese in solitaria sia non un uomo ma una donna, il successo presso il grande pubblico è assicurato. In un’epoca in cui le donne avevano cominciato la loro lunga battaglia per la parità dei diritti tra i sessi, i cieli sembravano uno dei luoghi migliori per dimostrare che il cosiddetto “sesso debole” poteva affrontare sfide e pericoli alla pari, o anche meglio, degli uomini. La gente voleva una “regina dell’aria”, e la trovò nella statunitense Amelia Earhart, nata nel 1897, che nel giro di pochi anni divenne, grazie alle sue imprese aviatorie, uno dei personaggi pubblici più noti e amati dell’epoca nonché una delle più importanti figure del movimento per l’emancipazione femminile. Dopo aver stabilito numerosi record aeronautici, come il primato di altitudine (5600 m) nel 1931, la definitiva consacrazione avvenne quando Amelia divenne la prima donna a compiere la trasvolata solitaria dell’Atlantico nel 1932, impresa che le valse il nomignolo di “Lady Lindbergh”. Nello stesso periodo Earhart strinse una solida amicizia con un’altra straordinaria donna dell’epoca, Eleanor Roosevelt, moglie dell’allora presidente degli Stati Uniti Franklin Delano, che con lei condivideva l’impegno per promozione dei diritti femminili.

Amelia Earhart e Fred Noonan ripresi nel maggio 1937, pochi giorni prima della partenza del loro aereo per il tentativo di giro del mondo. Fonte: www.stratusproject.com

Ma la fama di Earhart, già alle stelle durante gli anni di attività, era destinata ad aumentare a dismisura in seguito alla sua misteriosa scomparsa nei cieli dell’Oceano Pacifico, che destò immediatamente scalpore in tutto il mondo e divenne negli anni uno dei più affascinanti enigmi della storia contemporanea. Nel 1937 Amelia decise di tentare il giro del mondo in aeroplano, un’impresa che altri piloti avevano già compiuto, ma che lei avrebbe effettuato volando lungo una rotta molto vicina all’Equatore e pertanto percorrendo una distanza maggiore rispetto a quella coperta dai suoi predecessori. Dopo un primo tentativo andato a vuoto a causa di un incidente al decollo dall’aeroporto di Pearl Harbour nelle Hawaii, Earhart partì il 20 maggio dall’aeroporto di Oakland in California. Con lei, a bordo del bimotore Lockheed Model 10 Electra appositamente modificato dal costruttore in base alle sue indicazioni, c’era l’esperto navigatore Fred Noonan, a cui era affidato il delicato compito di tracciare la rotta del velivolo nel corso delle numerose tappe che avrebbero caratterizzato il viaggio. Nel mese successivo l’aereo percorse senza problemi oltre 35.000 km, attraversando il Sudamerica, l’Africa Centrale, l’India, il Sudest Asiatico e arrivando in Oceania. Per completare il giro del globo mancava soltanto la traversata del Pacifico passando per le Hawaii. Il 2 luglio Earhart e Noonan partirono dall’aeroporto di Lae in Nuova Guinea diretti alla remota isola di Howland, situata nel mezzo del Pacifico Centrale a oltre 2500 miglia nautiche di distanza. Ma i due non completarono mai quella che avrebbe dovuto essere la tappa più lunga e difficile del viaggio. I contatti radio tra l’aereo e la nave della Guardia Costiera degli Stati Uniti Itasca, all’ancora al largo di Howland e incaricata di segnalare al velivolo la giusta direzione, furono regolari per alcune ore, ma sembra che a un certo i due piloti fossero finiti fuori rotta, annunciando inoltre di essere a corto di carburante. A un certo punto i contatti si fecero disturbati e alla fine si interruppero del tutto. Sporadiche trasmissioni furono ricevute fino a cinque giorni dopo la scomparsa, ma erano troppo disturbate e per giunta vennero ritenute poco attendibili dai soccorritori, poiché per inviarle i due piloti avrebbero dovuto necessariamente e miracolosamente effettuare un atterraggio di fortuna in qualche luogo sulla terraferma. Appena poche ore dopo dalla perdita del contatto radio fu lanciata una delle più vaste e costose operazioni di ricerca e soccorso della storia, che vide impegnati decine di mezzi navali e aerei, tra cui una portaerei della Marina militare americana. Eppure nessuna traccia fu trovata dell’aereo o dei due piloti, tanto durante le ricerche ufficiali quanto nel corso di quelle portate avanti privatamente nei mesi e negli anni successivi dal marito di Amelia, George Putnam.

La prima pagina del Daily News del 3 luglio 1937, il giorno successivo alla scomparsa dell'aereo di Amelia Earhart. Fonte: /www.history.com

La scomparsa destò prevedibilmente sconcerto in tutto il mondo,e rimase sulle prime pagine di tutti i giornali per lungo tempo. E, come spesso capita nei casi di morte e scomparsa di celebrità planetarie, veri e propri miti moderni, sull’incidente di Amelia Earhart fiorirono negli anni successivi svariate leggende e teorie del complotto. L’ipotesi più probabile e razionale, che cioè Earhart e Noonan fossero finiti fuori rotta e si fossero inabissati nell’oceano dopo aver finito il carburante, era ovviamente la meno gettonata tra gli appassionati di misteri. Questa ipotesi inoltre non spiega i messaggi radio disturbati ricevuti nei giorni successivi alla scomparsa. Alcuni proposero l’ipotesi spionistica: amica di Eleanor Roosevelt e del suo marito presidente, Amelia avrebbe ricevuto l’incarico di sfruttare il suo giro del mondo come copertura per spiare le basi e i movimenti delle forze armate giapponesi, che in quel periodo avevano cominciato la propria espansione nel Pacifico, preludio al successivo intervento nella Seconda guerra mondiale. Atterrati fortunosamente su un’isola occupata oppure abbattuti, i due sarebbero stati catturati dai giapponesi, interrogati e alla fine uccisi in un campo di prigionia. Ancora più campata in aria è l’ipotesi della nuova identità: per qualche oscura ragione Earhart avrebbe finto la propria morte e si sarebbe fatta una nuova vita lontano dai riflettori, per poi morire di vecchiaia nel completo anonimato.

Il remoto atollo di Nikumaroro, presunto luogo di atteraggio dell'aereo di Earhart e Noonan. Fonte: www.tighar.org

Più plausibile l’ipotesi che l’areo di Earhart e Noonan fosse riuscito ad atterrare su qualche isola disabita da Pacifico, e che i due piloti fossero riusciti a sopravvivere per giorni o settimane, avendo così il tempo di inviare i messaggi radio disturbati captati successivamente dai mezzi di soccorso. Già all’epoca gli aerei incaricati delle ricerche avevano sorvolato le isole situate nei pressi della rotta presunta dell’aereo , ma non avevano avvistato nulla di anomalo. Nei successivi anni di ricerche il candidato più probabile per aver dato rifugio ai due naufraghi dei cieli fu identificato nell’atollo di Nikumaroro, nell’arcipelago delle Isole della Fenice, circa 600 km a sud dell’isola di Howland. Attualmente facente parte della Repubblica di Kiribati, era all’epoca disabitata e conosciuto come isola di Gardner. Negli anni successivi sull’atollo di insediarono militari britannici e americani, che vi costruirono una stazione radio. Successive ricerche scoprono che nel 1940 un ufficiale inglese di stanza sull’isola aveva comunicato ai propri superiori di aver ritrovato lo scheletro di una donna, poi inviato a un laboratorio di medicina legale sulle isole Fiji per accertamenti. Ma di quelle ossa si è da lungo tempo persa ogni traccia. Nel 1991 un’organizzazione privata, The International Group for Historic Aircraft Recovery (TIGHAR), ha cominciato una serie di spedizioni sull’isola con l’intento di trovare prove dell’atterraggio di Earhart e Noonan. Tra gli oggetti rinvenuti nel corso delle ricerche vi sono un frammento di scarpa femminile, un flacone rovinato dal tempo (simile a quello di una nota crema contro le lentiggini, per le quali Amelia era famosa), un pannello di alluminio simile a quelli impiegati per la realizzazione delle fusoliere degli aerei, e frammenti di ossa attribuibili, secondo gli scopritori, alle falangi di un dito umano. A detta dei membri del TIGHAR, si tratta di prove inconfutabili della presenza dei due piloti sull’isola, che sarebbero riusciti ad atterrare su una spiaggia corallina e a sopravvivere per giorni o settimane sull’isola, per poi morire di stenti o per le ferite subite. Non sono tuttavia mancate le critiche all’approccio alquanto ottimista del TIGHAR, che ovviamente ha tutto l’interesse a promuovere la credibilità dei ritrovamenti nella speranza di attirare sponsor per finanziare nuove missioni di ricerca. I detrattori obiettano che gli oggetti ritrovati sono alquanto generici e non possono essere collegati con certezza all’aereo di Amelia e ai due membri dell’equipaggio. Anche i test del DNA a cui sono stati sottoposti i frammenti di ossa sono risultati inconcludenti, dato che non si è nemmeno potuto stabilire se sono di origine umana. Ma queste battute di arresto non hanno scoraggiato i membri del TIGHAR. L’ultimo annuncio è di pochi giorni fa: il frammento di alluminio ritrovato sull’isola è stato identificato, a detta del direttore del gruppo Ric Gillespie, come appartenente al Lockheed Electra di Earhart e Noonan. Si tratterebbe, dal confronto con alcune fotografie dell’epoca, di una “pezza” attaccata alla fusoliera dell’aereo per coprire un finestrino, applicata durante una delle precedenti tappe del giro del mondo. E il giro del mondo ha fatto anche questa notizia, a cui è seguito l’annuncio di una nuova spedizione del TIGHAR prevista per il 2015, durante la quale sarà investigata una traccia sospetta rilevata dal sonar nel corso di una scansione del fondo marino intorno all’isola, che secondo il gruppo potrebbe essere il relitto dell’areo di Amelia, trascinato sul fondo marino dalle onde. Ma anche in questo caso i dubbi non mancano: il frammento di metallo potrebbe appartenere a qualsiasi aereo e la traccia sonar potrebbe non essere che un affioramento di rocce. Fino a che le prove portate dal TIGHAR non risulteranno incontrovertibili, non sarà possibile mettere la parola fine al mistero di Amelia Earhart.