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Un atlante dei luoghi leggendari

Il mitico paese di Cuccagna in un celebre dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio (1563). Fonte: www.wikipedia.org

L’ultimo libro di Umberto Eco è uno straordinario repertorio delle terre immaginarie e dei luoghi mitici partoriti dalla fantasia nel corso dei secoli.

Da sempre l’uomo non si è mai accontentato di rapportarsi al territorio che lo circondava, ma ha viaggiato con la mente immaginando luoghi lontani e terre fantastiche. Alcuni sono luoghi reali, che però la lontananza, e le aspettative di chi se li dipingeva nella mente, deformava caricandoli di tratti bizzarri ed esotici, come nel caso delle terre del Catai, il lontano Oriente, immaginate dagli europei durante il Medioevo. Altri luoghi sono invece completamente inventati e volutamente collocati ai confini stessi di dove l’immaginazione umana delle varie epoche poteva spingersi: al di là del mare, nelle viscere della terra o, più recentemente, su mondi lontani.

Sono più luoghi della mente che luoghi dello spazio, proiezioni delle aspettative e delle speranze di individui, popoli e culture. Le popolazioni del Medioevo, periodicamente piagate da epidemie, guerre e carestie, si immaginavano il lontano paese di Cuccagna, la terra dell’abbondanza dove la pace regnava sovrana e cibo prelibato pioveva letteralmente sopra le teste dei loro fortunati abitanti. Il suo ricordo, e quello dell’analogo paese di Bengodi descritto da Giovanni Boccaccio in una novella del Decameron, si è così radicato nell’immaginario popolare che il suo nome è usato ancora oggi nel linguaggio comune per indicare un luogo impossibile dove tutto va sempre per il verso giusto. Altri luoghi ancora sono il parto delle menti geniali di scrittori e letterati, che li descrivono con tale dovizia e vivacità di particolari da farli sembrare quasi reali ai loro lettori. È il caso della fantastica Terra di Mezzo evocata da J.R.R Tolkien ne Il Signore degli anelli e in altri romanzi, saggi e racconti, descritta minutamente nella sua geografia, nella sua plurimillenaria storia, nei suoi popoli e nelle sue lingue.

Il continente di Atlantide in una mappa tratta da un volume del XVII secolo. Fonte: www.wikipedia.org

Alcuni luoghi leggendari riscuoto un tale successo, radicandosi talmente nell’immaginario, da sfuggire al controllo dei loro inventori e dare origine a veri e propri miti collettivi, che si modificano e si arricchiscono nel tempo con sempre nuove versioni e interpretazioni. È il caso della mitica Atlantide, il continente perduto. Citata per la prima volta dal filosofo greco Platone (V sec. a.C.) nei dialoghi Timeo e Crizia, sarebbe stata un continente situato nell’oceano “al di là delle Colonne d’Ercole” (lo Stretto di Gibilterra). Sede dell’omonima, potentissima e ricchissima città, Atlantide sarebbe sprofondata nell’oceano in seguito a un’immane catastrofe naturale, avvenuta oltre 9000 anni prima dell’epoca di Platone. Nel corso dei secoli successivi schiere di scrittori, intellettuali e religiosi si sono sbizzarriti a interpretare il racconto di Atlantide, a suggerire il luogo esatto dove sarebbe sprofondata o a indentificarla con questa o quell’altra isola, terra o continente. Per molti il racconto di Atlantide sarebbe stato solo una narrazione simbolica, una sorta di parabola dell’arroganza dell’uomo punita dagli dèi, analoga al racconto della Torre di Babele presente nella Bibbia. È questa l’interpretazione sostenuta da molti studiosi. Per altri archeologi e geologi il mito di Atlantide sarebbe invece il ricordo deformato di una terribile catastrofe naturale realmente avvenuta, non nell’Oceano Atlantico ma nel Mediterraneo. Circa 1700 prima di Cristo l’isola greca di Thera, l’attuale Santorini nel Mer Egeo, fu sconquassata da una gigantesca eruzione vulcanica, che la spezzò e ne fece affondare una parte, inabissando la prospera città sorgeva su di essa. Ma non è tutto: l’energia dell’eruzione provocò uno tsunami, un’onda di maremoto alta decine di metri che si abbatté sull’isola di Creta, a oltre 100 km di distanza, distruggendo decine di insediamenti e città appartenenti all’allora fiorente civiltà minoica, che da quel momento cadde in un inesorabile declino. Ma le teorie su Atlantide sono innumerevoli e da sole hanno riempito le pagine di decine di saggi. Per i sedicenti ricercatori della cosiddetta “archeologia misteriosa”, quella di Atlantide sarebbe stata, come abbiamo già visto in uno scorso post, una civiltà incredibilmente avanzata dotata di macchine volanti e computer preistorici, e la catastrofe che la fece inabissare sarebbe stata causata nientemeno che da un’antica guerra nucleare! Alcuni ricercatori dichiarano di aver scoperto i resti sommersi di Atlantide al largo dell’atollo di Bimini, nelle Bahamas, dove si trova una formazione di rocce sommerse che, per la loro forma stranamente regolare, è stata identificata con le rovine di antiche strade o edifici.

Immagine satellitare dell'isola di Santorini in Grecia. Il braccio di mare al centro è dove sorgeva il cratere dell'antica eruzione, sprofondato insieme a buona parte dell'originaria isola di Thera dopo la catastrofe. Fonte: www.wikipedia.org

Atlantide è stata però citata anche da scrittori e filosofi che, pur dubitando della sua effettiva esistenza, l’hanno tuttavia sfruttata come simbolo per illustrare il loro pensiero. È il caso del filosofo inglese Francis Bacon, che nel 1624 pubblicò La Nuova Atlantide, romanzo in cui il classico espediente dell’equipaggio che naufraga su un’isola sconosciuta, Bensalem, serve all’autore per descrivere gli usi e i costumi degli isolani e la loro perfetta organizzazione sociale, che guarda caso coincide con il modello di società ideale concepito dallo stesso Bacon. La Nuova Atlantide è apertamente ispirata a un altro classico della filosofia politica che sfrutta l’espediente della geografia fantastica, scritto da un collega e connazionale di Bacon, Thomas Moore, nel 1516: Utopia. Qui l’isola dalla società ideale, chiamata appunto Utopia, è collocata nelle Americhe, che erano state da poco scoperte e dovevano essere ancora esplorate. Il maggiore colpo di genio di Moore è stata l’invenzione della stessa parola “utopia”, che deriva dalla parola greca topos, “luogo” preceduta dal prefisso “u-“. In questo caso “u-“ può indicare tanto la negazione (dal greco ou) quanto l’aggettivo “buono” (dal greco eu), quindi la parola “utopia” si può interpretare sia come “non-luogo” sia come “buon-luogo”. Una distinzione che è rimasta anche nel linguaggio comune, dove “utopia” è passata a indicare un luogo o una condizione ideali, a cui si deve tendere, ma impossibili da realizzare nella realtà.

Incisione che raffigura la leggendaria isola di Utopia, pubblicata nell'omonimo volume del 1516. Fonte: www.wikipedia.org

Anche altre terre e luoghi leggendari sono state sfruttate per diffondere o sostenere idee e messaggi filosofici e politici, purtroppo non sempre così edificanti come i modelli di società perfetta di Moore e Bacon. Le mitiche Iperborea e Ultima Thule, leggendarie terre dell’Europa settentrionale menzionate dai geografi greci, sono state per esempio impiegate per giustificare le tesi razziste di alcuni autori del XIX e XX secolo. Essi argomentavano che la razza ariana fosse superiore a tutte le altre perché gli ariani discendevano dai mitici Iperborei, giganti biondi e degli occhi azzurri che abitavano il Polo Nord, Iperborea e Ultima Thule in tempi remoti. Queste idee furono poi accolte da alcune correnti del nazismo tedesco e, non a caso, una delle organizzazioni che confluì nel Partito Nazionalsocialista agli albori del movimento, negli anni Venti, si chiamava proprio Società Thule.

I nazisti si interessarono anche a un altro luogo leggendario, Agarthi, una mitica città che sorgerebbe in profondissime caverne scavate nelle montagne più impervie dell’Asia centrale. Secondo i racconti popolari degli abitanti della regione, riportati da viaggiatori ed esploratori europei agli inizi del XX secolo, Agarthi sarebbe abitata da una casta di saggi guidati dal venerabile Re del Mondo, figura mitica che influirebbe sul mondo esterno, e la storia umana, controllando i flussi di energia spirituale che percorrerebbero tutta la Terra come correnti elettromagnetiche. Nel 1938 il capo delle SS naziste Heinrich Himmler promosse una spedizione antropologica tedesca in Tibet, che aveva il compito, tra gli altri, di identificare il luogo di origine della razza ariana. Ma probabilmente la spedizione aveva anche il compito di investigare le leggende su Agarthi.

Atlantide, il paese di Cuccagna, Utopia, Ultima Thule, Agarthi e molte altre mitiche località sono protagoniste dell’ultimo libro di Umberto Eco, Storia delle terre e dei luoghi leggendari, uscito qualche giorno fa. Riprendendo suggestioni e temi a lui cari e trattati in precedenti romanzi, come le leggende medievali di Baudolino, i complotti de Il pendolo di Foucault e la filosofia de Il nome della rosa, il celebre professore propone una carrellata dei principali luoghi mitici, mettendo in evidenza i loro legami con la storia delle esplorazioni geografiche, la religione, la scienza e la filosofia.