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Un atlante del mondo sommerso

Un'immagine artistica di cosa potrebbe accadere alla città di New York se le calotte polarisi si sciogliessero. Fonte: www.nytimes.com

Un giovane studente è finito sui giornali di tutto il mondo per aver disegnato un carta geografica. Ma si tratta di una mappa particolare, che immagina quali saranno le conseguenze, sul mondo come lo conosciamo, dell’innalzamento dei mari dovuto al riscaldamento globale.

Nel corso del nostro girovagare nel mondo della geografia, un viaggio che dura ormai da oltre un anno, abbiamo visto quali e quanti siano i possibili utilizzi di una carta geografica. Oltre a essere una rappresentazione più o meno fedele di una parte del mondo che ci circonda, può essere infatti anche uno strumento per effettuare rivendicazioni territoriali, un’abile truffa, uno stimolo per scatenare le teorie più strampalate e fantascientifiche, e addirittura un’opera d’arte concettuale. Oggi a questa carrellata aggiungiamo un esempio altrettanto originale e, ci auguriamo, più utile dei precedenti per stimolare la riflessione riguardo a una delle maggiori problematiche del mondo contemporaneo.

Si tratta di una carta che rappresenta il mondo non come è ora, ma come potrebbe essere, tra decine o poche centinaia di anni, se il processo di riscaldamento globale attualmente in corso continuerà nei prossimi decenni agli stessi ritmi di oggi. Realizzata dallo studente e grafico dilettante slovacco Martin Vargic, che l’ha resa disponibile gratuitamente su Deviant Art, un sito sul quale illustratori e grafici esordienti postano i propri lavori per farsi conoscere, la carta è un planisfero che raffigura come sarebbe il mondo se il livello del mare si alzasse di circa 80 metri, che è quello che accadrebbe, secondo le più recenti previsioni degli studiosi, se le calotte polari dovessero sciogliersi completamente a causa dell’innalzamento delle temperature globali.

Quello che più colpisce del planisfero disegnato da Vargic è che adotta lo stile e le convenzioni grafiche dei vecchi atlanti cartacei, come se gli stravolgimenti che raffigura fossero un dato di fatto e non solo una pericolosa eventualità, e noi stessimo guardando con gli occhi dei nostri discendenti una vecchia carta che mostra il disastro causato dall’incuria degli appartenenti alle generazioni passate, cioè noi. L’intento dell’autore è chiaramente provocatorio, ma i geografi sanno bene che una carta, per la sua natura visuale, può veicolare informazioni in modo molto più efficace delle aride statistiche e dei moniti degli scienziati. Lo scenario prospettato da Vargic è certamente inquietante: sebbene le terre emerse non possano essere completamente sommerse delle acque come immaginato nelle sfortunato kolossal Waterworld, con protagonista Kevin Kostner, un aumento di 80 metri del livello dei mari sarebbe sufficiente a sommergere la maggior parte delle pianure e delle città costiere del mondo. Un’eventualità veramente apocalittica, se pensiamo che, secondo le stime, circa il 75% dell’intera popolazione mondiale abita in aree costiere poste a un’altitudine inferiore ai 100 metri sul livello del mare (quello attuale). Un aumento di 80 metri costringerebbe miliardi di persone a emigrare nell’entroterra, sommergerebbe la maggior parte delle metropoli mondiali e trasformerebbe fertili pianure costiere in golfi e bracci di mare.

Ma guardiamo meglio il possibile futuro dei nostri figli: stando al planisfero di Vargic, la maggior parte delle città della costa orientale degli Stati Uniti verrebbe sommersa, e Boston, New York e Washington D.C. sarebbero solo un ricordo. L’ultima parte del bacino del Mississippi-Missouri verrebbe invasa dalle acque e diventerebbe un golfo, il Golfo del Mississippi, mentre gran parte della Florida sparirebbe. Ancora più disastrose sarebbero le conseguenze sull’America meridionale: gran parte del Bacino Amazzonico verrebbe sommerso, diventando un grande mare chiuso, il Mare Amazzonico. La più grande foresta del pianeta dunque scomparirebbe, privando il mondo del suo maggiore “polmone verde” e quindi peggiorando ulteriormente le prospettive del riscaldamento globale dovuto all’effetto serra. E l’Europa? Danimarca, Belgio, Paesi Bassi e gran parte delle Germania settentrionale, compresa Berlino, verrebbero sommerse dalle acque del Mare del Nord. Metà Irlanda scomparirebbe, e non verrebbero risparmiate neppure Londra e Parigi. L’Italia, data la sua natura di penisola, avrebbe naturalmente la peggio. La prima città vittima delle acque sarebbe, come prevedibile, Venezia, la quale peraltro sarebbe già in grave pericolo anche a fronte di un aumento del livello dei mari molto più modesto di quello prospettato del planisfero di Vargic. Ma anche Palermo, Roma e Napoli avrebbero il destino segnato. La Pianura Padana diventerebbe poi un golfo, come del resto era già centinaia di migliaia di anni fa, prima che i depositi alluvionali del bacino del Po lo interrassero. Milano rischierebbe di diventare il più importante centro costiero dell’Europa meridionale!

Lo scenario prospettato dal planisfero di Vargic potrebbe sembrare niente più che una provocazione e l’evocazione di uno scenario da fantascienza post-pocalittica. Purtroppo non è così: proprio due giorni fa è stato diffuso l’atteso Quinto Rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, Comitato Intergovernativo sul Cambiamento Climatico), il più autorevole gruppo di esperti, costituito da due agenzie dell’ONU, che si occupano di studiare il fenomeno del riscaldamento globale e le sue conseguenze. Le conclusioni del rapporto sono allarmanti: nel decennio tra il 2000 e il 2010 le emissioni di anidride carbonica a altri gas serra sono aumentati in misura maggiore che nei tre decenni precedenti, e questo nonostante gli accordi internazionali per la riduzione delle emissioni, primo fra tutti il Protocollo di Kyoto sottoscritto nel 1997. Per contenere l’aumento delle temperature medie del globo entro i 2 gradi, una variazione comunque grave ma non catastrofica, i Paesi del mondo dovrebbero ridurre le proprie emissioni del 40% entro il 2050. Se ciò non avvenisse e le emissioni continuassero come oggi oppure, peggio ancora, aumentassero, la temperatura media della Terra potrebbe salire di oltre 4 gradi entro il 2100. Un aumento che, nel lungo periodo, potrebbe essere sufficiente a sciogliere completamente le calotte polari, e così far tradurre in realtà la previsione del giovane Martin Vargic, rimasta per ora, tanto letteralmente quanto fortunatamente, sulla carta.