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Un cosmo di 45 piani

I piani superiori della Torre de David, il grattacielo incompiuto di Caracas abitato da centinaia di occupanti abusivi. Fonte: www.alecegarra.com

Le storie, una letteraria e l’altra reale, di due edifici che formano un microcosmo a sé, con il proprio ecosistema e le proprie regole sociali, e che al contempo rappresentano uno specchio della società contemporanea.

Un avveniristico edificio residenziale di oltre 40 piani viene inaugurato alla periferia di Londra, primo esempio e modello di una serie di strutture analoghe che promettono di rivoluzionare il modo di abitare la città contemporanea. L’edificio è una vera e propria città nella città, un microcosmo che intende soddisfare tutte le necessità dei propri abitanti, da quelle essenziali alle più superflue, senza che questi debbano più varcare la soglia di casa. Oltre agli appartamenti, la cui ampiezza e lusso aumentano man mano che si scalano i piani fino all’attico, l’edificio è infatti dotato di ogni tipo di servizio e confort: ristoranti e negozi, una palestra con piscina, un supermercato rifornito di tutto, una scuola e un ambulatorio medico. Tutti i sistemi del palazzo, dagli ascensori al sistema di sicurezza, fino al sofisticato sistema di climatizzazione, sono automatizzati e controllati da un cervello elettronico che si occupa di anticipare ogni necessità degli abitanti, facendo passare loro la voglia di avventurarsi all’esterno. Gli stessi inquilini, circa 2500, sono stati accuratamente selezionati per rappresentare la crème della società contemporanea, un sapiente mix di individui benestanti e sofisticati: architetti, designer, pubblicitari, giornalisti e altri creativi.

I primissimi giorni dei novelli condomini passano in un idillio, tra cocktail party a bordo piscina e feste in terrazzo. Ma ben presto qualcosa comincia ad andare storto. Dapprima si tratta soltanto di piccoli inconvenienti: alcuni ascensori cominciano a funzionare a singhiozzo, il sistema di riscaldamento e ventilazione fa i capricci, l’illuminazione dei corridoi e di alcune parti comuni va e viene. Anche il clima tra gli abitanti, lentamente ma progressivamente, si inacidisce: cominciano a nascere rivalità tra gli abitanti dei vari piani, con i residenti dei livelli inferiori che accusano i più facoltosi abitanti dei piani alti di ricevere un trattamento di favore nei lavori di riparazione. Tra i condomini comincia a serpeggiare il malcontento e la maldicenza, e si verificano i primi episodi di dispetti tra vicini e piccoli atti di vandalismo. Nel frattempo il complesso meccanismo di gestione dell’edificio comincia ad andare a rotoli: gli ascensori muoiono uno dopo l’altro, interi piani rimangono senza corrente e acqua, e si interrompono i rifornimenti di merci dall’esterno, compresi i viveri stipati negli scaffali del supermercato. La violenza e i comportamenti antisociali tra in condomini crescono esponenzialmente: interi piani vengono vandalizzati e si moltiplicano le aggressioni nei corridoi. Gli abitanti dei vari piani cominciano ad organizzarsi in veri propri clan per proteggersi dalle incursioni dei vicini e lanciare spedizioni in altre parti dell’edificio per accaparrarsi le poche risorse rimaste. Tra i vari gruppi scoppiano violente faide, e nel giro di poche settimane l’intero vicinato regredisce a uno stato primitivo, dove le sofisticate convenzioni sociali delle Londra contemporanea sono dimenticate in favore delle millenaria legge del più forte.

La sovraccoperta della prima edizione di High Rise di James Ballard (1975), con l'immagine dell'autore riprodotta in quarta. Fonte: www.4.bp.blogspot.com

Lasciamo ai lettori il compito, se lo vorranno, di scoprire come andrà a finire la storia; si tratta infatti, a grandi linee, della trama del romanzo High Rise (letteralmente “grattacielo”, ma tradotto in Italia come Il Condominio), scritto nel 1975 dall’autore britannico James G. Ballard. Abbiamo avuto già modo di parlare di Ballard, e del suo ultimo romanzo Regno a venire, quando ci siamo occupati del nuovo, gigantesco centro commerciale che l’anno scorso ha aperto i battenti nella città cinese di Chengdu. E in effetti Ballard è un autore che offre innumerevoli spunti a chi è interessato alla società contemporanea e ai rapporti tra gli individui che la compongono e il mondo circostante. I suoi romanzi sono infatti spesso degli esperimenti sociali immaginari, che si divertono a prevedere come reagirebbe un gruppo o un singolo messi a confronto con eventi e circostanze eccezionali, e come cambierebbero il loro comportamento e il loro modo di pensare. Emblematico è il romanzo del 1974 L’isola di cemento (Concrete Island), il cui protagonista è un facoltoso architetto che, in seguito a un incidente, si ritrova isolato e ferito nel bel mezzo di un gigantesco raccordo autostradale alle periferia di Londra. Incapace di lasciare quel caotico intrico di viadotti e tunnel, non certo progettati per essere percorsi da un solitario pedone, e di chiedere aiuto alle masse di automobilisti e pendolari alienati che gli passano a breve a breve distanza senza nemmeno notarlo, il nostro eroe si ritroverà a sopravvivere per giorni in quella “isola di cemento” come un novello Robinson Crusoe metropolitano.

La copertina di Concrete Island (L'isola di cemento) del 1974. Fonte: www.flickr.com

La “morale” delle opere di Ballard, e tra queste High Rise, è spesso piuttosto evidente, anche se frequentemente si presta a molteplici e concomitanti interpretazioni. La premessa di base dell’autore britannico è che le complesse e rarefatte convenzioni sociali e morali della società contemporanea non sono altro che una sottile e fragile patina, che copre a malapena il mare ribollente di istinti e pulsioni animali che si celano nelle profondità di ogni individuo e gruppo umano. È il cervello rettiloide che per milioni di anni ha garantito la nostra sopravvivenza in un mondo senza pietà, e che è pronto a riprendere il sopravvento alla prima avvisaglia di fallimento della pacifica e ordinata civiltà attuale, proprio come avviene agli inquilini del condominio. Ma High Rise è anche, insieme a molte altre opere di Ballard, una critica alla stessa società contemporanea e alla sua pretesa di soddisfare, quasi fosse una balia, ogni esigenza e desiderio dell’individuo, e a contempo di controllarne e incanalarne le pulsioni primordiali, sublimandole in modo da autoalimentare la società stessa, per esempio attraverso la promozione del consumismo. Si tratta, secondo Ballard, di un gioco pericoloso che in ogni momento può sfuggire di mano, come accade agli inquilini del palazzo di High Rise o ai clienti del centro commerciale di Regno a venire.

Uno spaccato della Torre de David a Caracas, con i pericolosi passaggi all'aperto e i terrazzini degli "appartamenti" occupati. Fonte: www.alecegarra.com

Sebbene il condominio di Ballard sia una pura finzione letteraria, nella realtà esistono edifici per certi versi analoghi a quello che fa da ambientazione ad High Rise; luoghi che sono diventati, per speciali circostanze, veri e propri microcosmi dotati di una propria peculiare organizzazione sociale. Uno dei più emblematici è proprio un grattacielo, per giunta più o meno delle stesse dimensioni di quello immaginato da Ballard, 190 metri di altezza per un totale di 45 piani. Si tratta del Centro Financiero Confinanzas, sorto nella capitale del Venezuela Caracas, ma conosciuto da tutti con il nome ben più suggestivo, dai richiami quasi biblici, di Torre de David, in onore del principale investitore del progetto, David Brillembourg, morto nel 1993. Iniziata nel 1990, la costruzione della Torre si bloccò improvvisamente nel 1994 a causa della grave crisi bancaria che colpì il Venezuela in quel periodo, e da allora l’edificio è incompiuto. Oggi la sua sagoma spicca nel centro della capitale venezuelana come un gigantesco scheletro di cemento, privo di ascensori e di impianti idrico ed elettrico, e addirittura senza finestre e muri interni. A dispetto delle condizioni del tutto inadeguate a garantire l’abitabilità dell’edificio, il grave problema della carenza di alloggi a Caracas, capitale che condivide con le altre metropoli dell’America Latina la piaga delle favelas, ha spinto centinaia di famiglie a trasferirsi nella Torre a partire dal 2007, occupandola abusivamente.

Un abitante della Torre de David si dedica a uno dei tanti lavori di manutenzione, tutti rigorosamente su base volontaria e organizzati dal comitato dei residenti. Fonte: www.alecegarra.com

Da allora la vicenda della Torre de David si è sviluppata in modo parallelo ma contrario a quella dell’immaginario grattacielo di High Rise. Il lussuoso edificio di Ballard era stato completato in ogni particolare e offriva ai suoi abitanti, provenienti dalle classi medie e alte, tutti i servizi che potevano desiderare. Ma una serie di problemi porta i condomini a regredire a uno stato primitivo, lasciandosi alle spalle le vestigia della civiltà e abbandonando ogni convenzione sociale. Al contrario, la Torre de David era uno scheletro privo di qualsiasi servizio, ed è stato reso abitabile dalla laboriosa opera degli stessi occupanti, famiglie e individui poverissimi e relegati ai margini della società. Questi hanno infatti portato l’elettricità e l’acqua corrente fino ai piani intermedi dell’edificio, eretto pareti divisorie e installato sul tetto le immancabili parabole satellitari. Gli abitanti, lungi dal vivere in uno stato di violenta anarchia, si sono poi organizzati in una sorta di governo di quartiere (la Torre, più che un edificio, funziona infatti come una sorta di quartiere verticale), impedendo che nel palazzo si insediassero bande criminali, istituendo gruppi di volontari addetti alla manutenzione e in generale cercando di dare alla vita quotidiana nel grattacielo una parvenza di normalità. Oggi i bambini, tornati da scuola, giocano a calcio e basket sul tetto del palazzo, e nei corridoi, in mezzo alle rampe delle scale senza ringhiera e agli abissi vuoti delle trombe degli ascensori, sono spuntati piccoli laboratori e negozi gestiti dagli abitanti; un’espressione squisita dell’arte, a cui l’umanità ci ha ormai abituato, di arrangiarsi e di sopravvivere anche nelle condizioni peggiori. Nel frattempo, la storia della Torre de David e dei suoi occupanti ha fatto il giro del mondo, ispirando reportage e documentari. Nella Torre è stato persino ambientato un episodio della famosa serie televisiva statunitense Homeland, che purtroppo ha dipinto l’edificio come una favela degradata e abitata da fuggitivi e spacciatori, uno stereotipo diffuso anche nella stessa Caracas. In realtà la stragrande maggioranza degli occupanti è composta da famiglie oneste, come documenta il fotografo venezuelano Alejandro Cegarra nel suo reportage, intitolato significativamente L’altra faccia della Torre, che ritrae la vita quotidiana in questo ambiente difficile ma non privo di dignità.