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Un incendio fa riemergere la guerra per i cavi sottomarini

L’incendio mortale in un sommergibile russo con compiti top secret accende i riflettori su una guerra di spie combattuta sul fondo degli oceani. 

Diversi anni fa abbiamo avuto modo di parlare, qui sulle pagine di GEOblog, del “sistema nervoso” della Rete, la vasta infrastruttura tecnologica attraverso cui passa in ogni istante l’immensa mole delle informazioni scambiate online, dati che costituiscono ormai una parte imprescindibile delle nostre vite. La maggioranza di queste straordinarie autostrade informatiche è costituita dai cavi sottomarini, fasci di fibre ottiche lunghi migliaia di chilometri posati sul fondo di mari e oceani, attraverso i quali passano immense quantità di dati, permettendo di collegare regioni e continenti lontani. Nel nostro post avevamo ricordato non solo quanto fossero importanti questi cavi per l’economia e la società contemporanea, ma anche quanto questi fossero vulnerabili, non solo a causa di malfunzionamenti tecnici e incidenti, ma anche a fronte di sabotaggi intenzionali. Basterebbe infatti tranciare uno di questi cavi in un punto sensibile per provocare grandi danni a interi Stati e regioni del mondo, isolandoli da Internet per un periodo più o meno lungo. I cavi sono tuttavia un bersaglio ghiotto non solo per aspiranti terroristi e sabotatori, ma anche per le spie, ai quali basterebbe piazzare su di essi una “cimice”, come quelle usata per le intercettazioni telefoniche solo molto più in grande, per impossessarsi di una quantità incredibili di informazioni, anche sensibili: dati finanziari, comunicazioni mail e telefoniche, piani industriali e rapporti governativi.

Un’illustrazione che ricostruisce l’avvicinamento di un sommergibile militare a uno dei delicati, e importantissimi, cavi sottomarini dai quali transitano i dati scambiati su Internet. Fonte: policyexchange.org.uk

Può sembrare uno scenario di fantascienza, ma in realtà sembra che alcuni Stati abbiano già approntato sofisticati mezzi per sfruttare questa vulnerabilità dei cavi, permettendo allo loro agenzie di spionaggio di spiare le comunicazioni di mezzo mondo e, in caso di conflitto, di sabotare questi cavi, creando potenzialmente gravi danni al nemico. I più formidabili tra questi strumenti sono speciali sommergibili militari, ufficialmente con compiti scientifici e tecnici come le prospezioni del fondo marino o la riparazione degli stessi cavi sottomarini. In realtà il loro compito è molto più misterioso e sinistro: sono in grado di scendere a profondità molto maggiori rispetto agli altri sommergibili militari, anche fino a 1000 metri sotto il livello del mare, e sono dotati di sofisticati strumenti, come bracci robotici, in grado di manipolare i cavi transoceanici, tagliandoli di netto per sabotarli, oppure installandovi cimici elettroniche in grado di intercettare i dati che vi passano attraverso.

Un’infografica che riassume tutto ciò che al momento sappiamo sull’incendio avvenuto a bordo del sommergibile russo AS-12 il 1° luglio 2019. Fonte: www.graphicnews.com

Questa guerra sottomarina tra spie è brevemente riemersa, all’attenzione del grande pubblico, qualche settimana fa, quando si è diffusa la notizia di un grave incidente che ha colpito un sommergibile della marina militare russa, chiamato ufficialmente AS-12 ma soprannominato Losharik, dal nome di un cartone animato russo. Il 1° luglio un incendio è divampato sul sommergibile mentre si trovava in navigazione nel Mare di Barents, in acque territoriali russe, provocando la morte di 14 marinai. La consueta reticenza delle autorità russe a fornire dettagli sulla vicenda, ereditata dai loro predecessori sovietici, ha creato una ridda di interrogativi e sospetti tra giornalisti e analisti militari: cosa stava facendo il sommergibile al momento dell’incidente? Si trattava di un vascello a propulsione nucleare e c’è stato un pericolo di fuga di radiazioni? Dopo alcuni giorni lo stesso presidente russo Vladimir Putin è stato costretto ad approfondire la notizia, puntualizzando che sì, AS-12 è un sommergibile a propulsione nucleare, ma che non c’è mai stato un pericolo radioattivo e che, inoltre, si tratta di un vascello per ricerche scientifiche non dotato di armi. Armato non nel senso convenzionale del termine, almeno: il Losharik è infatti proprio uno di quei sommergibili progettati, sospettano gli esperti, per operazioni di intelligence e sabotaggio dei cavi sottomarini. Lungo circa 60 metri e con un equipaggio di 25 operatori altamente specializzati, tutti ufficiali, l’AS-12 è dotato di apparecchiature per la ricerca scientifica e le difficili operazioni di soccorso sui fondali marini. Ma il fatto che il vascello sia agli ordini del GRU, il potente servizio segreto militare russo, la dice lunga sulla natura dei suoi compiti “ufficiosi”. Ufficialmente, al momento dell’incidente, il Losharik stava conducendo una mappatura del fondale del Mare di Barents, ma la vicinanza alle coordinate dell’incendio di uno dei famigerati cavi sottomarini fa pensare che il sommergibile stesse quantomeno conducendo un’esercitazione di “manipolazione” dell’infrastruttura di comunicazione digitale. L’incidente non ha fatto altro che rinfocolare la tensione tra le grandi potenze sul tema del sabotaggio e dello spionaggio dei cavi sottomarini. Gli USA hanno più volte accusato la Russia di intercettare le comunicazioni digitali che passano attraverso i cavi e hanno intimato al governo russo di “lasciare stare” queste infrastrutture, ritenute di importanza critica e da considerarsi “neutrali”, e dunque protette dal diritto internazionale. Ma gli Stati Uniti non sono nella posizione di fare la morale a nessuno: gli esperti sono infatti certi che la stessa marina militare americana possieda sommergibili ancora più sofisticati dell’AS-12 e con capacità analoghe. Vascelli che compiono missioni segretissime per conto delle potenti agenzie di intelligence statunitensi, come la NSA e la CIA. Come tutte le spie sanno, l’informazione è potere.