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Un’isola dell’energia pulita nel Mar del Nord?

Un consorzio di aziende europee vuole costruire una grande isola artificiale nel Mar del Nord, base per un’immensa centrale eolica e solare che dovrebbe fornire energia pulita a milioni di europei. Ma è un progetto fattibile?

Nel corso delle nostre scorribande tra popoli, Stati e continenti, qui a GEOblog abbiamo ormai imparato che il mondo è incredibilmente vario, e che i rapporti tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda sono a dir poco multiformi. Capita così di imbattersi quasi ogni giorno in sorprese e curiosità. Magari, dopo che si è sviscerato a fondo un argomento e si chiude la discussione pensando di aver presentato la panoramica più esaustiva possibile, accade che appena dopo qualche giorno una notizia apra nuovi, inediti scenari proprio su quel tema. Oppure due argomenti assai diversi, di cui si è parlato a distanza di anni e che mai ci immaginava potessero avere rapporti l’uno con l’altro, si rivelano inaspettatamente collegati da un filo rosso, che getta una nuova luce su tutta la questione. Ieri sono accadute entrambe queste cose. La scorsa settimana avevamo appena concluso un piccolo reportage di tre puntate sui grandi progetti ingegneristici portati avanti da numerosi Stati asiatici, e su come questi dipendano dalla disponibilità e dal commercio di una materia prima fondamentale: la sabbia. Abbiamo visto che i più mirabolanti tra questi progetti sono le grandi isole artificiali costruite o in costruzione in vari Stati del continente, tra cui Singapore, Cina, Emirati Arabi e Qatar; opere colossali che consentono di strappare letteralmente ampie porzioni di territorio al mare, e promettono di modificare profondamente la geografia di intere aree.

Un modello tridimensionale di come apparirà, nelle intenzione dei progettisti, l’isola principale dell’impianto North Sea Infrastructure. Fonte: www.w3.windfair.net

Proprio quando eravamo convinti di aver presentato tutti i maggiori progetti di isole artificiali attualmente in fase di studio e realizzazione, ieri - 14 marzo 2017 - ha fatto il giro del mondo, comparendo anche su numerose testate online italiane, la notizia che una nuova, grande isola potrebbe sorgere dal mare nei prossimi anni, questa volta non Asia ma in un area molto più vicina a noi, in Europa, e precisamente nel Mar del Nord. Un consorzio di aziende dell’Europa settentrionale ha infatti presentato il progetto per la costruzione di quella che finora è stata chiamata, poco suggestivamente, North Sea Infrastructure. Ampia circa 6 km2 secondo il progetto, l’isola servirà da campo base e snodo fondamentale per un’immensa centrale energetica, eolica e solare, che dovrebbe sorgere nelle acque circostanti. Sempre nelle intenzioni del consorzio, che comprende i rami tedesco e olandese del colosso energetico TenneT e la società danese Energinet.dk, l’isola dovrebbe diventare il cuore di un impianto che produrrà energia pulita e rinnovabile per oltre 80 milioni di persone residenti nei Paesi circostanti, in particolare Regno Unito, Paesi Bassi, Germania, Danimarca, Belgio e Norvegia. L’intero impianto dovrebbe arrivare a produrre oltre 100.000 Magawatt di elettricità, e si prevede che i lavori per la realizzazione dell'intero complesso dureranno circa vent’anni, dal 2030 al 2050. Gli investitori del consorzio internazionale sono convinti che realizzare la nuova immensa wind and solar farm nel mezzo del mare possa risolvere molti dei problemi che affliggono queste fonti di energia pulita. In particolare, le enormi turbine eoliche e le distese di pannelli fotovoltaici sono stati accusati da più parti di avere un impatto negativo sul fronte paesaggistico (e anche acustico nel caso delle pale eoliche, il cui funzionamento è assai rumoroso) e di usare eccessivamente i suolo, a discapito di attività come l’agricoltura. Piazzare queste strutture in mare aperto, lontano dai centri abitati, ridurrebbe notevolmente questi inconvenienti. L’area del Mar del Nord scelta per ospitare la struttura è inoltre caratterizzata da venti forti e costanti, e garantirebbe quindi una fonte sicura per le turbine eoliche. La grande isola artificiale, che è la vera novità di questo progetto, nonché il suo aspetto più spettacolare, servirebbe da raccordo per i cavi che trasporterebbero l’energia prodotta in mare, e da qui partirebbero quattro grandi elettrodotti subacquei che porterebbero l’energia prodotta fino alle coste dei Paesi coinvolti nel progetto. L’isola dovrebbe ospitare inoltre gli edifici e le strutture destinate ad alloggiare gli operatori incaricati della manutenzione degli impianti, e comprenderebbe, secondo il progetto presentato ieri, un grande porto per l’attracco delle imbarcazioni di servizio, giardini, edifici residenziali e ricreativi per i lavoratori; il tutto ovviamente ad impatto energetico zero, grazie all’elettricità prodotta dagli impianti solari ed eolici circostanti. Una sorta di città verde nel mezzo del gelido Mar del Nord, insomma.

Una carta batimetrica del Mar del Nord, che mostra la profondità del fondale marino. Dogger Bank è l’area meno profonda a centro dell’immagine, rappresentata con i colori chiari sulla carta. Fonte: www.doggerbank.nl

Ma come è possibile che una grande isola artificiale come quella in progetto possa sorgere lontano dalle coste, nel mezzo del Mar del Nord? Abbiamo visto, nelle scorse puntate dedicate alla sabbia, che le isole artificiali in costruzione in Asia sorgono vicino alle coste, e approfittano quindi dei bassi fondali, oppure poggiano su atolli e barriere coralline poco profonde e già esistenti, come nel caso delle isole costruite dal governo di Pechino nel Mar Cinese Meridionale. L’area su cui si prevede di costruire la North Sea Infrastructure è a oltre 100 km di distanza dalla costa più vicina. Ebbene, i lettori più affezionati di GEOblog potrebbero aver intuito già la risposta, e qui si palesa l’inaspettato collegamento tra due argomenti, e due nostri post, apparentemente assi lontani tra loro. Circa due anni fa avevamo infatti parlato di una vasta area nel mezzo del Mar del Nord, ben conosciuta dai marinari e pescatori che incrociano in queste acque, dove il fondale sabbioso è assai poco profondo, e in alcuni casi si trova ad appena pochi metri sotto il livello del mare. Parliamo del Dogger Bank, l’area che fino a qualche migliaio di anni fa, alla fine dell’ultimo periodo glaciale, quando i ghiacciai del continente erano molto più estesi rispetto a oggi e il livello del mare più basso, era una grande isola, posta a metà strada tra le Isole Britanniche e il continente. Ancora prima, ipotizzano gli scienziati, Dogger Bank non era altro che il punto più elevato di una vasta regione di fiumi e paludi che occupava gran parte dell’attuale Mar del Nord, e che è stata chiamata, proprio dal Dogger Bank, Doggerland. Era una regione lussureggiante e con ogni probabilità abitata dall’uomo, come testimoniano i reperti rispescati nel corso degli anni roprio dai bassi fondali sabbiosi di Dogger Bank. Il consorzio energetico prevede quindi di ricreare un pezzo di Doggerland, interrando i bassi fondali del Dogger Bank con tonnellate di sabbia e cemento e creando così i supporti per la grande isola artificiale, i lavori per la cui realizzazione si prevede costeranno circa 6 miliardi di dollari, e le centinaia di impianti solari ed eolici ed essa collegate, il cui costo complessivo si aggirerà intorno al 50 miliardi di dollari.

Una rappresentazione delle linee elettriche subacquee che collegheranno, nelle intenzioni dei progettisti, gli impianti della North Sea Infrastructure alle coste dei Paesi vicini. Fonte: www.tscnet.eu

Il portavoce di TenneT ha dichiarato che la prossima settimana, il 23 marzo, le società coinvolte firmeranno gli accordi ufficiali che daranno il via al progetto della North Sea Infrastructure. Una volta in funzione, ha sempre dichiarato la società, il progetto contribuirà in modo fondamentale, con la sua energia pulita, agli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti, responsabili dell’effetto serra e del riscaldamento globale, fissati dall’Unione Europea per i prossimi decenni. Ma sull’effettiva realizzazione di questa opera colossale pendono non pochi interrogativi. In primo luogo, il progetto della North Sea Infrastructure richiederà una forte cooperazione e concordanza di intenti fra i governi e le economie di tutti i Paesi coinvolti. Tutto il piano di sviluppo di North Sea Infrastructure si basa sulla necessità di mettere insieme le forze per creare una struttura il più grande possibile in modo da massimizzare la produzione e ridurre i costi, e sull’aspettava che l’energia si possa praticamente muovere senza confini in tutta l’area dell’Europa centro-occidentale. Tutto questo non è per nulla scontato alla luce dell’attuale clima politico europeo, scosso da eventi come la Brexit e la crescita dei sentimenti euroscettici in molti altri Paesi. C’è poi da considerare l’impatto ambientale di un progetto così vasto. La North Sea Infrastructure si propone di aiutare l’ambiente riducendo le emissioni inquinanti in tutta l’Europa del Nord e garantendo energia pulita e rinnovabile a milioni di persone, ma l’interramento di ampie zone del Dogger Bank con immense colate di cemento rischia di compromettere seriamente l’ecosistema del fondale marino, e di danneggiare inoltre la pesca, tradizionalmente praticata in queste acque. Il progetto del consorzio tra TenneT ed Energinet.dk avrebbe forse vita più facile se fosse realizzato in Asia, dove i governi locali sono abituati a passare sopra agli scrupoli ambientali in nome dell’espansione economica a tutti i costi, ma in un continente come l’Europa, dove le normative ambientali e i vincoli paesaggistici sono assai più stringenti, la buona riuscita di un’opera come la North Sea Infrastructure è tutt’altro che scontata. Per prima cosa il consorzio dovrà incassare il benestare dei governi coinvolti, che verrà solo, eventualmente, solo in seguito a estesi studi di fattibilità e di impatto ambientale, che potrebbero anche protrarsi per anni. Non è poi difficile prevedere che si creerà un movimento di protesta contro il progetto, che potrebbe unire ambientalisti e altri parti della società civile dei Paesi interessati, e che potrebbe ritardare anche di molto l’inizio dei lavori. Da parte nostra, promettiamo che vi terremo aggiornati nel prossimo futuro sugli eventuali sviluppi.