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Un nuovo sarcofago per Chernobyl

È stata inaugurata la scorsa settimana la nuova, gigantesca struttura progettata per proteggere l’ambiente circostante dalle radiazioni che ancora oggi, a distanza di 30 anni dal disastro del rettore 4, fuoriescono dalla centrale nucleare ucraina.

La scorsa primavera abbiamo parlato, in occasione delle commemorazioni per il trentennale del disastro avvenuto il 26 aprile 1986, delle conseguenze di lungo periodo della terribile esplosione che interessò il reattore 4 della centrale di Chernobyl in Ucraina, il più grave incidente nucleare mai avvenuto al mondo. Conseguenze con i quali molti Paesi europei devono fare i conti ancora oggi, e che si ripercuotono su fronti inaspettati come l’agricoltura e, addirittura, l’allevamento delle renne nella lontana Penisola Scandinava. Fin dai primi giorni dopo l’esplosione, dopo aver fatto evacuare l’area, le autorità sovietiche cercarono di contenere la fuoriuscita delle radiazioni dal reattore danneggiato, per impedire che la contaminazione si estendesse alle regioni circostanti.

Il frenetico cantiere per la costruzione dell’originario sarcofago intorno al reattore 4, nel 1986. Fonte: www.chernobylgallery.com

A meno di un mese dall’incidente, il 20 maggio 1986, cominciò la costruzione di una gigantesca struttura in calcestruzzo, materiale noto per la sua proprietà di bloccare le radiazioni, tutt’intorno al reattore. Il “sarcofago”, così è stato battezzato, prevedeva innanzitutto l’isolamento del reattore dal suolo, dal momento che il calore e le radiazioni avrebbero continuato a “scavare” sul fondo della struttura, contaminando il territorio circostante. Furono usate oltre 400.000 m3 di calcestruzzo, che nel complesso racchiudono oltre 250 tonnellate di materiale contaminato, comprese 16 tonnellate di uranio e plutonio radioattivi, i principali combustibili del reattore, che non sono smaltibili e impiegheranno centinaia e addirittura migliaia di anni per esaurirsi naturalmente. I lavori di costruzione del sarcofago durarono oltre 200 giorni e si conclusero nel novembre 1986. Gli operai dovettero lavorare in un ambiente “caldo” ad alto livello delle radiazioni, e tutti sapevano che, nonostante le tute e le altre forme di protezione individuale, i lavoratori sarebbero stati esposti a un livello di radiazioni ben più alto della soglia di pericolo. La costruzione del sarcofago ha permesso di ridurre notevolmente la quantità di radiazioni che fuoriescono dal reattore, ma non di annullarle totalmente, tanto che tutt’intorno alla centrale vige ancora una rigidissima zona di esclusione in cui è proibito risiedere, e che può essere visitata solo con un adeguato livello di protezioni e per periodi di tempo limitati.

Un’immagine panoramica della centrale di Chernobyl, scattata nel 2013, con al centro il sarcofago intorno al reattore 4 e, a sinistra, la grande tettoia del New Safe Confinement, all'epoca ancora in costruzione e prima del definitivo spostamento. Fonte: www.wikipedia.org

Il sarcofago del 1986 doveva essere una soluzione solo provvisoria, pensata per ridurre subito la contaminazione radioattiva in attesa di misure più definitive. Ma negli anni successivi al disastro, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 e la crisi economica che investi le repubbliche ex-sovietiche, il nuovo governo dell’Ucraina, che aveva ereditato lo scomodo problema della centrale di Chernobyl, si dimostrò incapace di trovare le risorse e la volontà politica necessarie per un nuovo progetto che risolvesse definitivamente il problema. A dir la verità il governo ucraino già nel 1992 aveva indetto una competizione internazionale per la realizzazione di un nuovo sarcofago. Ma dei ben 392 progetti, presentati da aziende di tutto il mondo, nessuno riuscì a convincere del tutto la commissione incaricata di scegliere un vincitore, e pertanto fu commissionato un nuovo studio di fattibilità che, complici le difficoltà economiche e l’instabilità politica dell’ucraina, si trascinò per anni senza progressi degni di nota. Nel frattempo il sarcofago di cemento costruito nel 1986 cominciava a mostrare i suoi limiti e le prime crepe, e non solo in senso figurato. Gli anni di pioggia, neve e gelo avevano cominciato lentamente a erodere la struttura del sarcofago, che non aveva protezioni esterne contro gli elementi, anche solo una semplice tettoia. Nell’armatura di calcestruzzo si erano aperte crepe e alcune parti del tetto della struttura erano crollate. La conseguenza è che il livello delle radiazioni intorno al reattore ha ricominciato lentamente a crescere negli ultimi anni, provocando preoccupazione non solo in Ucraina ma in tutta Europa.

La nuova struttura dell’NSC nella sua posizione definitiva che avvolge il reattore 4. Fonte: www.repubblica.it

Finalmente nel 2007 il contratto per il progetto di costruzione del nuovo sarcofago, battezzato New Safe Confinement (Nuovo Confinamento Sicuro o NSC), è stato assegnato al consorzio francese Novarka, per un costo stimato di 2 miliardi di euro. I fondi per la realizzazione dell’immane progetto sono stati erogati dal Chernobyl Shelter Fund, un fondo internazionale istituito nel 1997 oppositamente per questo scopo, al quale hanno contribuito con donazioni, oltre al governo Ucraino, molti Paesi esteri, tra cui l’Italia, e soprattutto la Commissione Europea, una delle istituzioni che ha più lavorato per risolvere il problema di Chernobyl. Il progetto risultato vincitore è un’opera colossale: poiché non era pensabile smantellare il sarcofago di cemento esistente, che è ancora assai “caldo” dal punto di vista delle radiazioni e probabilmente lo rimarrà ancora per centinaia di anni, gli ingegneri francesi hanno progettato una struttura che avrebbe dovuto sovrapporsi a quella esistente, un “sarcofago intorno al sarcofago”, costruito però con i più innovativi materiali e in grado di resistere meglio al tempo e alle intemperie. L’aspetto definitivo dell’NSC è quello di una gigantesca tettoia ad arco, una forma che è stata scelta, al posto del semplice parallelepipedo, da una parte perché si prevede sia strutturalmente più resistente, dall’altra perché un arco “avvolge” più strettamente la struttura del vecchio sarcofago, permettendo alle pareti dell’NSC di essere mediamente più vicine alla precedente struttura a garantendo così una protezione dalla radiazioni più efficace.

Lo spettacolare video in time lapse che mostra le ultime fasi di spostamento del colossale NSC. Fonte: www.youtube.it

Le dimensioni della nuova struttura sono impressionanti: la campata dell’arco è larga 257 m, la lunghezza totale è di 167 m e l’altezza 108 m. La copertura del gigantesco arco ha un rivestimento in un innovativo materiale plastico progettato per resistere alle radiazioni e proteggere il vecchio sarcofago dagli elementi, cosa che rende sostanzialmente la nuova faraonica struttura una sorta di tettoia ultratecnologica. Dopo una serie di ritardi dovuti a difficoltà di costruzione e, soprattutto, alla crisi politica tra Russia e Ucraina, nel 2016 il progetto è finalmente giunto a compimento, con oltre 5 anni di ritardo rispetto al previsto, e ad aprile, in coincidenza con le commemorazioni per il 30 anni del disastro di cui abbiamo già parlato, il nuovo sarcofago era già quasi ultimato. Ma c’era un ultimo particolare che ha dell’incredibile e che ha richiesto un supplemento di lavoro: quest’opera colossale non è stata infatti costruita direttamente intorno al vecchio sarcofago. Il rischio di fughe radioattive in caso di incidente duranti i lavori di costruzione era infatti troppo alto, così come il pericoli per i lavoratori dovuto agli altissimi livelli delle radiazioni nella zona immediatamente circostante il reattore. La nuova struttura è stata quindi costruita in una grande cantiere allestito circa 300 m a ovest del reattore e del vecchio sarcofago. Un complesso sistema di rotaie e martinetti idraulici, una specie di giganteschi cric, per intenderci, avrebbe permesso alla struttura di “scivolare” lentamente sopra il vecchio sarcofago e nella sua posizione definitiva. Questo particolare fa dell’NSC, incidentalmente, la più grande struttura mobile mai realizzata dall’uomo! La titanica opera di spostamento è finalmente cominciata lo scorso 14 novembre: l’NSC ha cominciato a muoversi a una velocità media di pochi metri all’ora, e ha raggiunto la sua posizione definitiva il 29 novembre, nel corso di una cerimonia di inaugurazione a cui hanno partecipato il presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko e i rappresentanti degli oltre 40 Paesi che hanno contribuito al progetto. Nonostante la grande soddisfazione espressa in tutto il mondo, l’NSC purtroppo non rappresenta una soluzione definitiva al problema delle radiazioni del reattore 4. Si prevede che l’intera struttura proteggerà l’ambiente circostante solo per i prossimi 100 anni, periodo al termine del quale anch’essa dovrà essere sostituita. Le reazioni che producono radiazioni all’intero del reattore potrebbero invece durare per secoli, rendendo di fatto per sempre inabitabile l’intera area.