Blog

Un tunnel nel cuore d’Europa (Parte II)

La galleria del San Gottardo, il tunnel ferroviario più lungo del mondo, promette di rivoluzionare il trasporto merci in Europa. Ma cambierà anche le abitudini quotidiane di molti residenti nei Comuni dell’Italia settentrionale.

Qualche giorno fa abbiamo parlato dell’inaugurazione, avvenuta il 1° giugno 2016, del Tunnel di Base del San Gottardo in Svizzera. La notizia aveva fatto il giro del mondo perché il tunnel, che “buca” per ben 57 km le viscere del massiccio del San Gottardo nelle Alpi svizzere, è la galleria ferroviaria più lunga del mondo. Abbiamo visto che il tunnel è solo un tassello di un ben più ampio progetto svizzero e dell’Unione Europea, denominato AlpTransit per la parte svizzera e Corridoio Rotterdam-Genova nella più vasta visione dell’UE, per facilitare la mobilità di passeggeri e merci tra l’Europa centro-settentrionale e quella meridionale, e allo stesso tempo ridurre il traffico su gomma, e il conseguente inquinamento, garantendo così una migliore qualità della vita alla popolazione. L’inaugurazione del tunnel a giugno era stata solo cerimoniale, e i mesi successivi sono stati dedicati ai collaudi tecnici della struttura, con treni sperimentali in varie configurazioni che hanno attraversato la galleria per simulare ogni possibile eventualità ed emergenza. Finalmente, la galleria diverrà pienamente operativa, aprendo al traffico regolare dei treni, il prossimo 11 dicembre.

Una mappa delle varie linee ferroviarie, e delle maggiori opere infrastrutturali, che andranno a formare il nuovo Corridoio Rotterdam-Genova. Fonte: www.ilsole24ore.com

L’apertura ufficiale del tunnel è vista con un misto di trepidazione e preoccupazione, soprattutto appena oltre il confine italiano, in Lombardia. Il naturale proseguimento verso sud della porzione di AlpTransit che transita dal Gottardo è costituito infatti dalla linea che, entrando in Italia più o meno all’altezza della cittadina di Luino in provincia di Varese, taglia da nord a sud tutto il territorio del Varesotto per poi proseguire verso Novara e Genova, dove costituisce la parte più meridionale del già citato Corridoio europeo, oppure verso Milano. Si tratta, almeno per il primo tratto che passa in provincia di Varese, di un’antiquata linea a binario singolo, costruita nell’Ottocento, che attraversa numerose gallerie a picco sul Lago Maggiore, e che passa per numerosi centri abitati medi e piccoli, spesso tagliandoli letteralmente in due. Negli ultimi anni, in seguito agli sforzi del governo svizzero e dell’Unione Europea per rafforzare il trasporto su rotaia lungo questa direttrice, i treni che sfruttano questa linea sono notevolmente aumentati, tanto quanto a frequenza quanto a dimensioni dei convogli, che ormai sono sempre più costituiti da lunghissimi treni merci, con anche 100 vagoni, che trasportano ogni genere di carico, solido e liquido, a bordo di container e cisterne. Con l’apertura del tunnel del Gottardo il prossimo dicembre, e in prospettiva con il completamento dei successivi lavori del progetto AlpTransit, questi treni aumenteranno sempre di più, fino a raggiungere le decine di convogli al giorno.

Uno dei grandi dry ports, i “porti secchi” dove i container che contengono ogni genere di merce vengono caricati e scaricati, tramite enormi gru, sui treni. Fonte: www.intermodale24-rail.net

Questa prospettiva ha messo in allarme le popolazioni residenti lungo la linea. La prima preoccupazione è quella riguardante la sicurezza. I nuovi convogli merci trasporteranno anche sostanze chimiche potenzialmente pericolose e infiammabili, come il GPL, che potrebbero provocare contaminazioni o incendi in caso di guasti e incidenti. Tanto più che, notano gli amministratori comunali e i comitati di cittadini che si sono formati per seguire la questione, la linea che dovranno utilizzare è vecchia, non è aggiornata con i più moderni sistemi di sicurezza, e passa in punti, come le gallerie a binario singolo in luoghi impervi, dove sarebbe assai difficile intervenire velocemente con i mezzi di soccorso in caso di incidente. Il timore mai del tutto espresso è che si possa verificare un incidente come quello, terribile, avvenuto nella città toscana di Viareggio nel 2009, quando a causa di un cedimento strutturale un treno merci carico di GPL si è incendiato, provocando un’enorme deflagrazione che ha ucciso 33 persone. In risposta a questi timori, le autorità svizzere hanno assicurato che stanzieranno fondi e aiuteranno le amministrazioni ferroviarie italiane nei lavori di messa in sicurezza della linea, con l’obiettivo di ammodernarla e renderla adatta ad accogliere un tale aumento di traffico. Ma i critici hanno fatto notare che, mentre i lavori sul versante svizzero della linea procedono spediti e sono già a buon punto, quelli nella parte italiana faticano anche a partire.

Uno dei passaggi a livello “incriminati” in provincia di Varese, che rimane abbassato per ore al giorno per far transitare i convogli merci provenienti dalla Svizzera, inclusi, a partire dalle prossime settimane, quelli passati dal tunnel del San Gottardo. Fonte: www.varesenews.it

Il secondo problema è costituito dal traffico e dagli ostacoli alla viabilità che un passaggio così frequente di lunghi treni merci rischia di causare sul territorio di mezza provincia. Già oggi i treni che passano sulla linea costringono a tenere chiusi per lungo tempo i moltissimi passaggi a livello della zona, bloccando il traffico su strade grandi e piccole e creando frequenti code e ingorghi. Le auto rimangono ferme coi motori accesi per decine di minuti alla volta, con il conseguente disagio per gli abitanti delle case vicine, dovuto al rumore e ai gas di scarico. Se ci pensiamo bene, è un po’ paradossale che un progetto pensato soprattutto per ridurre l’inquinamento sulle strade e migliorare la qualità della vita dei cittadini abbia tra i suoi effetti collaterali proprio quei disagi che si riprometteva di eliminare! In seguito alle proteste di sindaci e amministratori regionali, le autorità svizzere responsabili del progetto AlpTransit hanno approvato lo stanziamento di oltre 10 milioni di euro per una serie di lavori che dovranno eliminare più di 15 passaggi a livello nell’Alto Varesotto, sostituendoli con cavalcavia e sottopassaggi. Sono opere assai impegnative che richiederanno molto tempo e denaro per essere completate. Ma non bisogna trascurare l’impatto che questi cambiamenti avranno sulla geografia urbana del territorio e sulla vita quotidiana dei residenti. Per far spazio alle nuove strutture, che in molti casi dovranno essere costruite nel pieno dei centri abitati, dovranno essere espropriati case e terreni, senza contare il fatto che in molti casi lo spazio dove si trova l’attuale passaggio a livello è troppo piccolo per sostituirlo nello stesso esatto punto. Si progetta quindi di chiudere completamente certe strade e di costruirne di nuove, che attraverseranno la ferrovia in altri punti. Sarà una piccola grande rivoluzione per le abitudini degli abitanti della provincia. E molti si chiedono, con uno spirito un po’ alla not in my backyard (“non nel mio cortile”) se i benefici – economici e ambientali – del progetto AlpTransit saranno davvero tali da giustificare queste grandi opere e cambiamenti.