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Una carta geografica… natalizia

Facciamo gli auguri di buone feste con una segnalazione che unisce due tra i nostri argomenti preferiti: la geografia e Babbo Natale!

Qui alla redazione di Geoblog, è inutile dirlo, amiamo le carte geografiche, e non perdiamo occasione per segnalarne sempre di nuove, scegliendo spesso le più rappresentative, ma non mancando di citare anche le più bizzarre e particolari. Anche chi non si occupa di geografia per professione deve riconoscere che le carte geografiche sono uno strumento incredibilmente utile, in particolare le carte tematiche, che permettono di rappresentare in modo straordinariamente efficace e immediato qualsiasi dato con una distribuzione spaziale. Le carte tematiche sono usate praticamente da tutte le scienze e discipline, dalla geologia alla meteorologia, dalla fisica alla demografia. Anche i campi di studio apparentemente meno scientifici e più umanistici ricorrono spesso alle carte tematiche: i linguisti, per esempio, le usano per rappresentare la diffusione delle lingue e dei dialetti sul territorio, oppure per evidenziare l’uso di una certa parola o forma grammaticale da parte dei parlanti che risiedono in aree geografiche diverse. Anche gli antropologi e gli etnologi usano le carte geografiche, in questo caso per documentare la diffusione di credenze, leggende e racconti popolari, ed evidenziarne le differenze nelle varie regioni in cui essi si sono tramandati.

La carta tematica che indica il nome del portatore di doni nella tradizione natalizia delle varie regioni europee, in lingua locale e, sotto, in inglese. Fonte: www.squer.it

Appartiene a quest’ultima categoria la carta riprodotta qui sopra, la quale illustra nientemeno che l’identità della figura misteriosa che porta i doni ai bambini la notte di Natale, un personaggio i cui nomi e le cui caratteristiche variano a seconda dei Paesi e delle regioni d’Europa. Vediamo quindi che nell’Europa occidentale e meridionale il ruolo del portatore di doni è quasi monopolizzato dal nostro “classico” Babbo Natale, figura basata sul personaggio storico di San Nicola, vescovo di Myra in Turchia (da cui l’altro suo nome, Santa Claus). In alcuni Paesi dove le tradizioni cattoliche sono più radicate, però, i doni sono spesso portati da figure maggiormente legate alle Sacre Scritture, come i Re Magi in Spagna. Anche in alcune regioni italiane, del resto, a Babbo Natale spesso si affianca o sostituisce, in questo ruolo, Gesù Bambino, figura maggiormente benvoluta dalla Chiesa.

Un classico costume da Nonno Gelo, con scettro e corona. Fonte: www.gbtimes.com

Osservando la carta vediamo che in Russia e in molti altri Paesi dell’Europa Orientale i bambini aspettano invece Ded Moroz, cioè Nonno Gelo. Anch’egli è una figura basata su San Nicola, al quale si sono però sommate, nei corso dei secoli, le tradizioni e gli attributi di uno spirito del folklore dei popoli slavi, una sorta di “sovrano dell’inverno” (e infatti Nonno Gelo è rappresentato con scettro e corona, attributi regali) che protegge le persone dai rigori della stagione fredda e alla fine la scaccia per permettere l’arrivo della primavera. In epoca comunista i regimi dell’URSS e degli altri Paesi del blocco sovietico cercarono di contrastare la diffusione sul proprio territorio delle tradizioni legate a Babbo Natale e a San Nicola, in quanto il bonario vecchio era considerato un pericoloso ambasciatore dell’imperialismo occidentale e capitalista, e per di più fin troppo legato alla religione cristiana. La figura di Nonno Gelo era invece più “politicamente corretta” e aveva connotazioni meno esplicitamente religiose, per cui, a differenza di molte altre credenze bollate come superstiziose, la sua popolarità fu tollerata dal partito comunista, e anzi il povero Nonno finì per essere sfruttato dalla propaganda di Stato

Lo gnomo di Yule raffigurato in biglietto di auguri in tedesco. Fonte: www.cdnpix.com

Per finire, nell’Europa settentrionale i regali natalizi sono portati da un essere misterioso e poco conosciuto fuori dalla Scandinava: lo Gnomo di Yule. Yule è, nel folklore dei popoli germanici e scandinavi, il nome tradizionale della festa del solstizio di inverno (il 21 dicembre). Il simpatico gnomo, chiamato tomte o nisse in Norvegia e Svezia, è una sorta di folletto che vive in case e fattorie, proteggendo la famiglia che le abita e osservando per tutto l’anno i suoi componenti. Se questi si sono comportati bene, porterà doni a tutti durante la notte di Yule, ma se qualcuno è stato cattivo combinerà terribili dispetti. Si tratta chiaramente di una sopravvivenza delle antiche credenze sugli spiriti degli antenati, come i Lari romani, che secondo la tradizione vegliano sui propri discendenti e sulla casa da essi abitata. La figura dello gnomo e del nano è inoltre da sempre legata al sottosuolo (basti pensare i nani minatori di Biancaneve), il luogo dove tradizionalmente sono nascosti i tesori e dai cui quindi provengono i doni, ma anche quello dove riposano i morti, e in particolare gli spiriti degli antenati da onorare perché favoriscano la fine dell’inverno, l’arrivo della primavera e, di conseguenza, la fertilità dei campi.

Bene, d’ora in poi, se vi troverete lontani da casa durante le feste, saprete chi aspettare la notte di Natale e chi ringraziare per i regali che troverete.

Buone feste da Geoblog e da tutta la redazione di Giunti Scuola!