Blog

Una mappa dei pianeti extrasolari

Una straordinaria mappa animata utilizza audio e video per mostrarci i pianeti finora scoperti nella nostra galassia.

Oggi a GEOblog torniamo a parlare di astronomia e dei nuovi, innovativi metodi ideati per rappresentare e farci comprendere le immensità dello spazio e la “geografia” della nostra galassia. Uno dei campi di ricerca che più esprime lo stupefacente progresso scientifico e tecnologico degli ultimi decenni è quello della ricerca dei pianeti extrasolari, detti anche esopianeti, vale a dire i pianeti che orbitano in altri sistemi solari, intorno a stelle lontane dal nostro Sole. Basti pensare che, solo trent’anni fa, non ne era stato individuato nemmeno uno, e addirittura ci si interrogava se essi esistessero o meno. In realtà gli scienziati erano ragionevolmente convinti che fossero là fuori, poiché il nostro Sole è una stella dalle caratteristiche relativamente comuni e sembrava statisticamente impossibile che, con oltre cento miliardi di stelle che popolano la nostra galassia, il nostro Sistema Solare fosse unico nel suo genere. Ma per gli scienziati le congetture ragionevoli non bastano e l’osservazione sperimentale è l’unica fonte di certezze.

Il telescopio spaziale Kepler, lanciato in orbita nel 2009 e messo “in pensione” nel 2018, ha scoperto migliaia di pianeti extrasolari. Fonte: www.nasa.gov

Finalmente, nel 1992, furono scoperti i primi due pianeti, seguiti negli anni successivi da un flusso lento ma costante di nuovi ritrovamenti. Il vero balzo in avanti fu fatto però solo nel 2009, con la messa in orbita del telescopio spaziale Kepler, realizzato dalla NASA appositamente per rilevare indizi dell’esistenza di pianeti extrasolari in stelle lontane. Usiamo la parola “indizi” perché la maggior parte degli esopianeti è troppo lontana per essere osservata direttamente: essi infatti orbitano troppo vicini alla loro stella madre e la luce emanata da questa li “copre” completamente, impedendo agli astronomi di osservare i due oggetti separatamente. Nel corso degli anni, tuttavia, sono stati messi a punto alcuni efficaci metodi “indiretti” per rilevare la presenza di pianeti intorno a una stella lontana. I più diffusi sono due: il metodo del transito, che rileva le minuscole variazioni nella luminosità di una stella osservata quando un pianeta ci passa davanti, e il metodo della velocità radiale, che rileva gli impercettibili cambiamenti nella posizione di una stella, rispetto a noi osservatori, causati dall’attrazione gravitazionale di uno o più pianeti che le orbitano attorno. Questi metodi ci permettono di rilevare dati importanti come la massa del pianeta e la distanza attorno a cui orbita intorno alla stella, dai quali possiamo dedurre con buona probabilità se si tratta di pianeti con una composizione prevalentemente gassosa, come Giove, o rocciosa, come la Terra. Ma non siamo ancora in grado di osservare direttamente il pianeta in questione e scoprire, per esempio, se è una distesa desertica di roccia oppure se è coperto da oceani, e men che meno captare indizi riguardo la possibile presenza di vita sulla loro superficie.

Il fotogramma finale dell’animazione realizzata da System Sounds mostra uno spazio affollato di esopianeti, ma si stima che il numero di quelli ancora da scoprire sia immensamente più alto. Fonte: www.system-sounds.com

Il telescopio Kepler ha cessato la propria attività nel 2018, dopo aver scoperto migliaia di pianeti. E la cosa straordinaria è che Kepler era stato progettato per scandagliare una porzione di spazio estremamente ridotta, compresa tra le costellazioni della Lira e del Cigno. Se in un’area di osservazione così limitata sono stati rilevati, nel giro di pochi anni, migliaia di pianeti, pensate quanti ne rimangono ancora da scoprire! Nel 2018 è stato lanciato dalla NASA l’ideale successore di Kepler, il telescopio spaziale TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite), che è stato progettato per osservare una porzione di cielo molto più ampia e promette di allargare in maniera stupefacente i nostri orizzonti e le nostre conoscenze sui sistemi planetari di stelle lontane. Il 13 luglio 2019 il numero dei pianeti extrasolari scoperti dal 1992 a oggi ha superato quota 4000, e pochi giorni dopo è stato diffuso dalla NASA un rapporto preliminare sui risultati del primo anno di osservazioni di TESS. Per festeggiare questi due importanti traguardi, il collettivo SYSTEM Sound, i cui progetti mescolano arte e divulgazione scientifica, ha realizzato una straordinaria animazione, nella quale, su una mappa del cielo stellato visibile dalla Terra, compaiono via via tutti i pianeti extrasolari finora scoperti. La particolarità del progetto è che l’animazione non usa solo forme e colori diversi per veicolare le informazioni, ma anche i suoni, per cui vi raccomandiamo di vedere il filmato con l’audio attivato. I vari circoletti rappresentano i pianeti scoperti, e la loro grandezza varia in base all’ampiezza della rispettiva orbita intorno alla stella madre. Il colore indica il metodo con cui sono stati scoperti: velocità radiale, transito, immagine diretta ecc. Sul fronte sonoro, il volume generale dell’animazione aumenta o diminuisce in base al numero di pianeti scoperti in quel determinato periodo, mentre il tono alto o basso dei “bip” che indicano una scoperta dipende dalla velocità dell’orbita del relativo pianeta. Il risultato è un’opera non solo educativa ma anche molto suggestiva, che ci fa comprendere quanto ci sia ancora da scoprire nelle immensità dello spazio.