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Una mappa della (dis)parità di genere

A pochi giorni dalla Festa della Donna, una mappa ci mostra in quali Paesi del mondo la parità tra uomo e donna è stata quasi raggiunta, e in quali invece c’è ancora molto da fare.

Come ogni anno, lo scorso 8 marzo è stata celebrata in tutto il mondo la Festa della Donna. La giornata è servita da occasione per parlare della condizione femminile nel mondo, della situazione dei vari Paesi nel campo della parità di genere, e di ciò che si può e si deve fare per combattere piaghe quali la violenza sulle donne e la discriminazione di genere. Qui a GEOblog abbiamo pensato di contribuire condividendo una speciale carta tematica che illustra a colpo d’occhio i progressi fatti verso la parità di genere nel mondo. La carta è basata sui dati del Global Gender Gap Report 2018, uno speciale rapporto annuale sul tema pubblicato, a partire dal 2006, dal World Economic Forum. Gli analisti incaricati di stilarlo esaminano 149 Paesi del mondo e assegnano a ciascuno di essi un punteggio diviso in quattro categorie che, insieme, forniscono un quadro generale sulla parità di genere tra le rispettive popolazioni . Ecco le quattro categorie e, per ciascuna di esse, alcuni degli aspetti analizzati: 1) Partecipazione e pari opportunità nella vita economica (per es. differenza nelle retribuzioni di uomini e donne a parità di mansione, percentuale di donne in posizioni dirigenziali nelle aziende ecc.); 2) Educazione (per es., differenza tra uomini e donne nella percentuale di analfabeti o di persone con accesso a un’istruzione superiore; 3) Salute (disparità tra uomini e donne nell’accesso alle cure mediche e a una corretta informazione sanitaria, ma anche attenzione nei confronti di malattie che colpiscono specialmente o esclusivamente le donne, come il cancro al seno); 4) Partecipazione politica (percentuale di donne che rivestono cariche politiche e nelle istituzioni).


Una delle infografiche che illustrano i dati del Global Gender Gap Report 2018. In questo caso, emerge che solo il 24% del totale dei deputati eletti nelle assemblee parlamentari dei 149 Paesi esaminati è costituito da donne. Fonte: reports.weforum.org.

Le conclusioni che emergono dal Rapporto 2018 sono contrastanti, caratterizzate da luci e ombre. Il lato positivo è costituito dal fatto che, dalla prima edizione del Rapporto nel 2006, i punteggi della maggior parte dei Paesi del mondo sono costantemente migliorati, a dimostrazione del fatto che si stanno effettivamente facendo dei passi avanti verso il raggiungimento della parità di genere nel mondo. Ma a raffreddare l’entusiasmo per questa buona notizia c’è una proiezione contenuta nello stesso Rapporto nel 2018, secondo la quale, se l’aumento dei punteggi seguirà lo stesso trend nel prossimo futuro, per raggiungere la completa parità fra uomini e donne in tutti i Paesi del mondo ci vorranno ancora ben 108 anni! È chiaro che qualcosa deve essere fatto per velocizzare il processo e accelerare la chiusura di questo divario.

La mappa che mostra lo stato della parità di genere nel vari Paesi del mondo. Fonte: www.dawn.com.

Ma veniamo all’immancabile classifica degli Stati esaminati: quali sono i Paesi dove il cammino verso la parità di genere è più avanzato, e quali invece quelli più arretrati, dove sopravvivono ancora sostanziali disparità tra condizione degli uomini e quella delle donne? In testa alla classifica dei Paesi più “avanti” ci sono i “soliti noti”, i Paesi scandinavi, che ormai si piazzano quasi sempre ai primi posti di tutte le graduatorie relative al benessere e alla qualità della vita. E non c’è dubbio che la parità di genere sia un importante fattore nella misura del benessere di una popolazione. Il Paese del mondo più a buon punto nel cammino verso la completa parità di genere è l’Islanda, seguita da Norvegia, Svezia e Finlandia. Anche i Paesi in coda alla classifica, quelli dove sussistono le maggiori disparità di genere, non stupiscono più di tanto: il peggiore è lo Yemen, seguito da Pakistan, Iraq e Siria. Sono tutti Stati dove secolari pregiudizi di natura culturale e religiosa hanno relegato le donne in una posizione subalterna, rendendole più esposte a discriminazioni e abusi. Ma la classifica ci riserva anche alcune grandi sorprese: al 5° posto, appena dopo la Finlandia, si piazza il Nicaragua, Paese dell’America Centrale che non è certo in cima alle classifiche di sviluppo umano. Ancora più stupefacenti sono il 6° posto del Ruanda, l’8° delle Filippine e il 10° della Namibia. Sono Paesi dove persistono gravissimi problemi sociali ed economici, ma il Rapporto del 2018 ci informa che, apparentemente, questi gravi problemi sono sofferti dalle donne e dagli uomini in modo pressoché uguale, senza grandi disparità. E l’Italia come si piazza? Non bene, considerando che si trova al 70° posto, appena prima della Tanzania. Secondo il rapporto, l’Italia ha colmato solo per il 70% il divario di genere tra la sua popolazione, contro l’85% dell’Islanda. Anche la superpotenza Stati Uniti, al 51° posto, non fa una bella figura, soprattutto a confronto col vicino Canada, che è al 16°. Nel complesso, il Global Gender Gap Report 2018 ci avverte che c’è ancora molto da fare per ridurre il divario tra uomini e donne nel mondo, non solo nei Paesi più poveri e arretrati, ma anche in quelli apparentemente più avanzati.