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Una mappa della libertà di stampa

Un momento della grande manifestazione contro il terrorismo tenutasi a Parigi l'11 gennaio 2015. Fonte: www.lowyinterpreter.org

L’ultima indagine dell’ONG Reporters sans frontiers riesce a rendere con un colpo d’occhio, con una carta tematica, il complesso quadro della libertà di stampa ed espressione nei vari Paesi del mondo.

I fatti di cronaca delle ultime settimane hanno riportato prepotentemente al centro del dibattito pubblico il tema della libertà di stampa e, per estensione, quella di pensiero e di espressione. In particolare è stata straordinaria la reazione collettiva all’attentato, condotto il 7 gennaio 2015 da due estremisti islamici, contro il settimanale satirico francese Charlie Hebdo, “colpevole” di aver pubblicato alcune vignette irriguardose nei confronti dell’Islam e del profeta Maometto. L’11 gennaio milioni di persone, oltre due milioni solo a Parigi, sono scese in piazza per manifestare contro il terrorismo e a favore della libertà di stampa, simboleggiata delle innumerevoli matite tenute in mano dai dimostranti. Gli oltre 50 capi di Stato e di governo intervenuti a Parigi per dimostrare solidarietà alla Francia hanno sottolineato nei loro discorsi che la libertà di stampa è una condizione indispensabile per la democrazia e la libertà tout court, e hanno promesso di impegnarsi perché venga mantenuta ed estesa in tutti i Paesi del mondo.

La carta tematica sulla libertà di stampa nel mondo pubblicata da RSF. Fonte: www.america.aljazeera.com

Che tali libertà siano effettivamente minacciate in molti Paesi lo dimostra il World Press Freedom Index, il rapporto pubblicato annualmente da Reporters sans frontières (RSF), l’organizzazione non governativa, nata in Francia nel 1985, che si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica proprio sul tema della libertà di stampa e dei pericoli che corrono i giornalisti in tutto il mondo. RSF raccoglie quotidianamente le segnalazioni di violazioni della libertà di stampa, le quali possono prendere molte forme, dai casi di censura da parte dei governi alle persecuzioni, le minacce e le violenze subite quotidianamente dai giornalisti. L’ultima edizione del World Press Freedom Index, pubblicata la settimana scorsa, raccoglie tutte queste segnalazioni (relative ai fatti avvenuti nel 2014) e stila una classifica di 180 Paesi del mondo ordinati in base al grado di libertà di stampa vigente entro i loro confini. I risultati dell’ultimo rapporto, annuncia RSF lanciando un allarme, sono sconfortanti: nel 2014 la situazione della libertà di stampa nel mondo è peggiorata quasi ovunque. E il fatto paradossale è che in molti casi questo peggioramento è avvenuto proprio nei Paesi rappresentati dai 50 capi di Stato e di governo presenti alla manifestazione di Parigi dell’11 gennaio, gli stessi che si sono lanciati per primi in grandi proclami contro l’attentato a Charie Hebdo e in favore della democrazia.

Uno dei tanti manifesti ad effetto delle campagne di RSF sulla libertà di stampa. Fonte: www.media.melty.fr

I responsabili di Reporters sans frontières conoscono bene il valore dell’immagine come veicolo per far presa sull’opinione pubblica, come dimostrano le molte campagne mediatiche portate avanti dall’organizzazione nel corso degli anni, e per questo hanno tradotto la classifica del World Press Freedom Index in una carta tematica, permettendo di individuare con un colpo d’occhio i Paesi dove la libertà di stampa ed espressione è maggiormente tutelata, e quelli dove invece tale diritto è minacciato. Guardandola ci si accorge che i leader mondiali presenti alla manifestazione a Parigi hanno avuto ragione almeno su una cosa: la libertà di stampa ed espressione è una straordinaria cartina tornasole, poiché il suo stato di salute nei vari Paesi del mondo rispecchia la situazione del rispetto dei diritti umani e il grado di democrazia presente in quegli stessi Stati. La classifica del World Press Freedom Index assomiglia infatti in modo impressionante alle analoghe classifiche su diritti umani e democrazia pubblicate periodicamente dall’ONU e da altre organizzazioni internazionali, e la carta tematica di RSF rappresenta quindi, con le dovute cautele, uno spaccato della “libertà nel mondo”. Dalla classifica emerge che i Paesi del mondo dove la libertà di stampa è più tutelata sono quelli dell’Europa centro-settentrionale, i quali, insieme ad alcuni altri come il Canada e la Nuova Zelanda, godono di una situazione definita “buona”. Seguono la maggior parte del Paesi dell’Europa occidentale, gli Stati Uniti, l’Australia, alcuni Paesi africani e dell’America Latina, dove la situazione è classificata “soddisfacente”. Il quadro peggiora con il terzo livello, quello dove emergono “problemi significativi”. Ne fanno parte diversi Paesi dell’Europa meridionale e orientale, tra cui l’Italia, insieme a molti dei restanti Stati dell’Africa e dell’America Latina. La situazione dell’Italia, secondo RSF, ha subito un grave peggioramento rispetto all’anno precedente, passando dal 49° al 73° posto in classifica. Secondo la relazione che accompagna la classifica, lo stato della libertà di stampa in Italia è peggiorato a causa dell’aumento dei processi per diffamazione subiti dai giornalisti italiani nel corso del 2014, e soprattutto per le minacce, le intimidazioni e le violenze di cui sono stati vittima i giornalisti italiani per mano della criminalità organizzata. Una situazione analoga, fatte ovviamente le debite proporzioni, a quella del Messico, dove la libertà di stampa vive una “situazione difficile” secondo la classifica a causa delle violenze subite dai giornalisti che coraggiosamente si battono ogni giorno per documentare le spietate attività dei potentissimi cartelli della droga. E difficile è considerata anche la situazione in Russia, dove negli ultimi anni sono state varate leggi speciali, che limitano la libertà di opinione, con l’obiettivo di silenziare gli oppositori politici e i giornalisti critici contro il governo del presidente Vladimir Putin.

Lo scrittore cinese Liu Xiaobao, attualmente in carcere con l'accusa di sovversione per aver pubblicato articoli favorevoli alla democrazia. Fonte: www.badische-zeitung.de

All’ultimo posto, colorati impietosamente in nero nella carta (“situazione molto seria” nella legenda), ci sono prevedibilmente gli Stati autoritari, nei quali non solo la libertà di stampa non esiste, ma dove i giornalisti o anche i comuni cittadini che osano esprimere la propria opinione sono incarcerati e rischiano l’ergastolo o addirittura la pena di morte. È il caso dell’Arabia Saudita, dove numerosi blogger sono stati incarcerati con l’accusa pretestuosa di “blasfemia” per aver pubblicato online commenti ritenuti critici nei confronti della dinastia regnante. Oppure della Cina, dove l’attivista per i diritti umani Liu Xiaobo, condannato a 11 anni di prigione con l’accusa di sovversione, ha ricevuto nel 2010 il Premio Nobel per la Pace, in quanto rappresentante di tutti coloro che rischiano la libertà e la vita per sostenere gli ideali della democrazia e dei diritti civili.