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Una nuova Via della Seta tra la Cina e… Mortara

Ieri è stata inaugurata la prima linea ferroviaria diretta per il trasporto merci tra Cina e Italia. Un percorso di 11.000 km che promette di rivoluzionare i commerci tra Europa e Asia.

Il nome Via della Seta evoca immagini fantastiche di terre e tempi lontani: carovane di cammelli, in fila indiana per i remoti deserti dell’Asia Centrale, che trasportano finissimi tessuti orientali e preziose spezie; esotiche città dai nomi fiabeschi come Samarcanda e Bukhara, scrigni di immense ricchezze e misteriose culture; intrepidi esploratori come Marco Polo, partiti alla volta del grande, sconosciuto Oriente. In realtà la Via della Seta non aveva un tragitto unico e prefissato, come quello di un’autostrada di oggi, ma era una rete di percorsi in continua modificazione e in uso per oltre mille anni, dall’epoca dell’Impero Romano fino al Medioevo inoltrato. E, come hanno dimostrato gli storici, la Via della Seta non trasportava soltanto merci, ma anche persone, idee, tecnologie, religioni, permettendo così uno straordinario scambio di culture e di influssi tra i due estremi del continente euroasiatico. Percorrere la Via della Seta non era mai stato facile: un viaggio da un suo capo all’altro poteva richiedere anche sei mesi e comportava mille rischi e pericoli; dopo oltre mille anni di commerci la Via della Seta terrestre divenne tuttavia progressivamente più difficile da praticare, soprattutto dopo la disgregazione dell’impero mongolo nella seconda metà del XIV secolo. L’instabilità politica dell’Asia Centrale aveva trasformato le vie carovaniere in trappole mortali, con i mercanti costantemente sotto la minaccia di bande di predoni o, peggio ancora, di decine di signorotti locali intenzionati a spremere le ricche carovane con l’imposizione di sempre più esosi “pedaggi”. Si cercò allora di trovare una via alternativa per raggiungere il favoloso Oriente, un tentativo che culminò nell’era delle grandi scoperte geografiche e dei primi viaggi transoceanici via nave, e che ebbe come effetto imprevisto la colonizzazione delle Americhe. Dalla fine del XIV secolo il mezzo più efficace, sicuro ed economico per trasportare merci tra l’Europa e l’Estremo Oriente era, e rimane tuttora, uno solo: la nave.

La mappa di una delle principali rotte marittime commerciali, quella che collega Shanghai e Rotterdam, passando per Hong Kong e il Canale di Suez. Fonte: www.seanews.com.tr

Oggi la stragrande maggioranza delle merci scambiate in questa era di esplosione dei commerci globali viaggia via mare. La nuove navi mercantili, in grado di trasportare centinaia di container - il contenitore universale diventato simbolo del nuovo trasporto intermodale -, sono sì molto più lente di un aereo, ma sono un mezzo relativamente sicuro e, soprattutto, il più economico in assoluto in rapporto al peso delle merci trasportate. Le rotte marine tra Cina e ed Europa sono le più frequentate del mondo, con centinaia di navi che viaggiano ogni giorno tra i due continenti. Partono dai grandi porti sulla costa cinese, entrano nell’Oceano Indiano costeggiando la Malesia, e giungono in Europa dopo essere entrati nel Mar Rosso e aver attraversato il famoso Canale di Suez. Non è certo un caso che i maggiori porti mondiali per volume di merci, tra cui Shanghai, Singapore e Rotterdam, si trovino proprio lungo questa rotta euroasiatica. L’espansione delle rotte commerciali marittime è anche uno dei principali obiettivi geopolitici della Cina, la quale mira, come abbiamo visto qualche tempo fa, a fare del Mar Cinese Meridionale, uno dei più trafficati del mondo, il proprio “cortile di casa”.

Il primo treno a percorrere la nuova linea merci Italia-Cina parte per il suo viaggio inaugurale dalla stazione di Mortara. Fonte: www.repubblica.it

Pur con tutti i suoi vantaggi, il trasporto merci via mare ha tuttavia alcuni punti deboli. Abbiamo visto che la nave non è il mezzo di trasporto più veloce: un grande vascello portacontainer può impiegare fino a 40 giorni per viaggiare dalla Cina all’Europa e viceversa. C’è poi una minaccia che può sembrare del tutto anacronistica a chi non sia pratico di commerci globali, ma che è invece ben attuale: quella dei pirati, che infestano particolarmente lo Stretto di Malacca, vicino a Singapore, e le acque dell’Oceano indiano al largo del Corno d’Africa. Alcune categorie di merci non si prestano poi a lunghi viaggi via mare. Non è certamente il caso della stragrande maggioranza dei prodotti cinesi che invadono i mercati europei, dagli apparecchi elettronici all’abbigliamento, dagli oggetti a poco prezzo per la casa alle decorazioni natalizie. Ma lo straordinario boom economico cinese e la nascita di una nuova classe media in Cina ha portato all’aumento della domanda, in questo e altri Paesi asiatici, di prodotti europei pregiati come mobili, vini, formaggi e altri generi alimentari. Tutte merci che soffrono i lunghi tragitti e l’umidità del trasporto marino. Da anni si studia quindi un’alternativa, non per sostituire ma almeno per affiancare le rotte marine. La risposta è venuta da un altro mezzo di trasporto apparentemente tutt’altro che tecnologico: il treno. Negli ultimi anni alcuni colossi cinesi del trasporto merci, aziende nelle quali è quasi sempre molto forte la partecipazione dello Stato, hanno studiato l’apertura di nuove linee ferroviarie dirette tra Cina ed Europa, passando dalla Russia e da altri Stati dell’Asia Centrale. Dopo l’inaugurazione delle prime due linee che collegano la Cina a, rispettivamente, il Belgio e la Germania, è la volta dell’Italia. Ieri, martedì 28 novembre, è partito infatti il convoglio inaugurale della rotta ferroviaria che collega la metropoli cinese di Chengdu, capoluogo della regione del Sichuan (e città della quale ci siamo già occupati parlando di uno dei più grandi centri commerciali del mondo), allo scalo merci di Mortara, cittadina lombarda in provincia di Pavia.

Un’immagine promozionale dell’inaugurazione del 28 novembre mostra il percorso della nuova linea merci, dall’Italia alla Cina passando per la Polonia e il Kazakistan. Fonte: www.ferrovie.it

Il treno è partito dalla Lomellina intorno alle 11 di mattina, alla presenza delle autorità civili e dei dirigenti di Changjiu Logistics, grande azienda cinese del settore trasporti che ha investito oltre 120 milioni di euro nel progetto. Il treno passerà da Germania, Polonia, Bielorussia e Kazakistan prima di giungere in Cina, percorrendo circa 10.800 km e impiegando solo 18 giorni, contro i circa 40 di un analogo tragitto via mare. Quando la nuova linea entrerà a regime all’inizio del prossimo anno, saranno quattro i treni settimanali previsti, due in direzione Cina e due verso l’Italia. Le opportunità per le aziende italiane sono enormi, dal momento che vedono improvvisamente spalancarsi di fronte a loro il più grande mercato commerciale del mondo, quello cinese, con un bacino di centinaia di milioni di consumatori. Per ora il treno inaugurale sta portando in Cina mobili, macchinari industriali e alcuni prodotti semiartigianali per la quale l’Italia è famosa nel mondo, come le piastrelle di ceramica. Ma non mancano i timori per gli scenari geopolitici. Se da una parte i benefici economici sono evidenti per entrambe le parti, Cina e Paesi europei, dall’altra molti temono che l’espansione dei commerci terrestri dalla Cina verso ovest sia parte di una complessa manovra orchestrata dal governo cinese per aumentare la propria influenza nell’Asia Centrale, stringendo alleanze con i governi della regione a suon di contratti economici miliardari. E non è certo un caso che il governo cinese abbia chiamato il colossale programma di investimenti nei trasporti terrestri tra Cina ed Europa “Nuova Via della Seta”, con riferimento proprio all’antica rete di trasporto, della quale i vertici cinesi ambiscono a replicare l’immenso successo economico e l’importanza storica e culturale.