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Camilleri, dialetto a parte

Come si sa, oggi Andrea Camilleri è l’autore italiano contemporaneo più letto e più amato nel mondo. È un successo che non riguarda un solo libro, né è legato a un solo personaggio (il commissario Montalbano), ma investe tutta la sua produzione narrativa. 

I romanzi di Camilleri hanno venduto milioni di copie e sono tradotti in decine di lingue – estone e gaelico compresi.
E dire che in precedenza lo scrittore siciliano si era preso parecchie porte in facce. È una vicenda istruttiva: a lungo l’editoria italiana rifiutò le sue proposte, ritenendolo un narratore troppo difficile. A sgomentare era innanzitutto l’uso spinto del dialetto siciliano, che si temeva incomprensibile. Persino Leonardo Sciascia, che gli fu amico, cercò di dissuaderlo: ma Camilleri tenne duro, e abbiamo poi visto com’è andata a finire. Certo, c’è voluto parecchio tempo. Il successo travolgente dei primi gialli di Montalbano data alla metà degli anni Novanta, quando l’autore aveva già varcato la soglia dei settant’anni. Di lì a poco, con l’aiuto dei fortunati sceneggiati televisivi, si innescò l’impressionante valanga che induce alcuni critici a storcere il naso, fedeli al pregiudizio secondo il quale se un autore è in grado di scatenare entusiasmi anche fra i lettori meno acculturati, per ciò stesso sarà mediocre. In realtà Camilleri si è assunto un compito cruciale e troppo poco rispettato, quello dell’artigiano della narrativa, capace di conquistarsi con abilità e pazienza la fiducia del pubblico. Come giustamente ama ripetere, «in Italia se tu non fai una cattedrale non sei un architetto. Invece ci sono delle cattedrali orrende, e delle chiese di campagna stupende».


Se con le storie di Montalbano Camilleri ha offerto la più riuscita declinazione italiana del cosiddetto noir mediterraneo, con i tanti romanzi storici di ambientazione ottocentesca ha aggiornato un importante filone narrativo siciliano (pensiamo a I Viceré, I vecchi e i giovani, o anche a Il Gattopardo), teso a mostrare come il passaggio dai Borboni ai Savoia non abbia affatto risolto i gravissimi problemi sociali dell’isola, anzi. Certo il vigatese, ovvero il suo stile così personale, così ricco di striature siciliane, ha giocato un ruolo in questo processo. Ma è tempo di riconoscere l’importanza di altri ingredienti sinora rimasti nella mezz’ombra, a cominciare dal travolgente umorismo e dall’abilità nel rinnovare dall’interno i generi nei quali si è provato. In ciò hanno giocato un ruolo fondamentale i residui lasciati su Camilleri dal suo primo mestiere, quello di regista teatrale. Deriva da qui, per esempio, la straordinaria maestria nel costruire i dialogati, che spesso occupano interi capitoli, donando naturalezza e vivacità alla pagina.
Lungo questa strada, nei romanzi storici si giunge a una tendenziale eclissi del narratore, che scompare per lasciare il posto alle parole dei personaggi o a una ricchissima messe di materiali: un romanzo come La scomparsa di Patò, per esempio, prende forma attraverso una sequenza incalzante di lettere, dossier, articoli di giornale, verbali di polizia… In questo modo Camilleri dà libero sfogo a una vena di “falsario”, che sul versante linguistico lo porta a contraffare gli idiomi più diversi: si veda per esempio La novella di Antonello da Palermo, attribuita a Boccaccio, o Il colore del sole, pseudo diario che si vorrebbe scritto da Caravaggio nei suoi ultimi giorni, in un suggestivo italiano secentesco.
Nemmeno la cecità, sopravvenuta di recente a causa di un glaucoma, ha potuto fiaccare la prorompente inventiva di Camilleri, che adattandosi a dettare le proprie opere è giunto a festeggiare i 93 anni in piena attività, regalandosi e regalandoci una straordinaria performance teatrale condotta in prima persona, Conversazione su Tiresia, nella quale ha vestito i panni del leggendario indovino di fronte alla platea gremita del teatro greco di Siracusa. È presto dunque per un bilancio: altri titoli sono annunciati in uscita nei prossimi mesi, e altre sorprese Andrea Camilleri ha senz’altro in serbo per noi. 

Mauro Novelli

 

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