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Cavalleria e pazzia – Parte 1

La follia sulla pagina: Orlando e Don Chisciotte. Un significativo confronto presentato da Roberto Carnero e Giuseppe Iannaccone nel corso Al cuore della letteratura.

Il tema della follia attraversa le letterature di tutti i paesi, ma sicuramente si è cristallizzato in alcune figure che ne sono diventate la rappresentazione simbolica: Orlando (protagonista dell’Orlando furioso di Ariosto) e don Chisciotte aprono e chiudono un secolo che vede il dissolversi della fiducia rinascimentale nelle potenzialità dell’uomo di progettare e trasformare il mondo. Tra le due opere corrono all’incirca cento anni: Ariosto inizia nel 1505 a progettare l’Orlando furioso, che concluderà con l’edizione definitiva del 1532; un secolo dopo, nel 1605, Cervantes pubblica in Spagna la prima parte del suo romanzo e nel 1615 la seconda.

Le analogie…

Due sono gli elementi macroscopici che legano l’opera di Cervantes al Furioso: la materia cavalleresca e la follia. Questo legame è dichiarato dallo stesso don Chisciotte che, nella prima parte del romanzo, riflettendo su quale possa essere il comportamento migliore per dimostrare al mondo il suo amore per Dulcinea, considera i casi di Orlando e di Amadigi di Gaula, altro archetipo del cavaliere errante, protagonista dell’omonimo poema spagnolo pubblicato nel 1508. A proposito di Orlando, l’hidalgo individua la causa della sua follia nell’«aver letto» i nomi di Angelica e Medoro e nell’«aver ascoltato» il racconto del pastore. L’origine della pazzia di Orlando è dunque analoga a quella dell’alterazione mentale di don Chisciotte: l’essersi nutrito di narrazioni.

… e le differenze

Tuttavia il tema della follia è declinato nei due capolavori in modo diverso. Quella di Orlando inizia a metà dell’opera e il paladino segue un percorso che va dalla saggezza alla pazzia, per poi tornare all’equilibrio e alla ragione. Il personaggio di don Chisciotte, invece, si identifica totalmente con la condizione di dissennato.
Orlando viene travolto dalla follia suo malgrado; il suo comportamento successivo è segnato dall’assenza di controllo e termina grazie a un intervento esterno. Alonso Quijano, invece, sceglie di essere don Chisciotte, riflette lucidamente su quale forma di anormalità sia più congeniale al suo scopo e, consapevolmente, ne assume il contegno, così come alla fine guarisce per un’autonoma presa di coscienza, tornando alla propria identità originaria.
Cervantes definisce ironicamente il suo personaggio ingenioso, ovvero “scaltro”, “astuto”. Orlando è invece chiamato «furioso» già nel titolo, e nel proemio del poema si sottolinea che la sua follia sarà la materia narrata. Mentre il paladino cristiano è il migliore finché è padrone di sé e diventa moralmente riprovevole quando perde il senso della misura, Alonso Quijano non è nessuno, ma eccelle quando diventa don Chisciotte, proprio nel momento in cui le sue azioni smisurate dimostrano la sua distanza dal mondo reale e privo di ideali, di cui non comprende più il senso.