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Come fare storia della letteratura a scuola?

La storia della letteratura italiana a scuola: come e perché. Roberto Carnero, autore con Giuseppe Iannaccone del corso Al cuore della letteratura, ne ha parlato a Radio 3, in occasione dei 200 anni dalla nascita di Francesco De Sanctis. Oggi più che mai, ha detto Carnero, sarebbe utile ritrovare il gusto del racconto della letteratura, la dimensione storica dei testi e un dialogo vivo con i loro autori. Mettiamo a disposizione il podcast dell’intervista. 

200 anni fa, nel 1817, nasceva Francesco De Sanctis: insegnante, ministro dell’istruzione, scrittore di una delle più famose (e contestate) storie della letteratura italiana. Su Radio 3, Loredana Lipperini ha intervistato per l’occasione Roberto Carnero, autore con Giuseppe Iannaccone del corso Al cuore della letteratura.

“L’idea di De Sanctis”, ha detto Carnero, “era quella di raccontare la storia della letteratura italiana come storia della civiltà italiana, del formarsi dell’identità nazionale che avrebbe portato all’Unità”. In questo, ha aggiunto, De Sanctis è in tutto e per tutto un figlio del Risorgimento, come sono figli della sua lettura finalistica della storia letteraria d’Italia alcuni giudizi assai riduttivi su autori (come Ariosto) che, almeno all'apparenza, hanno messo in primo piano la fantasia o la forma a scapito di un intervento diretto sul presente. Ma la storia della letteratura di De Sanctis non è mero sintomo di un'epoca ormai trascorsa. Al contrario, dà suggerimenti assai utili al presente della critica letteraria e dell’insegnamento della storia della letteratura.

Ancora valida, e anzi da riattualizzare dopo tanti anni ed episodi di cattivo strutturalismo a scuola, è l’idea di raccontare la storia della letteratura senza indulgere a oziosi aspetti formali ma mettendo in evidenza il profilo dell’autore e il periodo storico durante il quale l’opera è nata. Il rapporto diretto con la scuola e con l’università, inoltre, fa sì che De Sanctis (sollevato dall’insegnamento nel 1848 per la sua partecipazione ai moti e poi reintegrato con non poche difficoltà) abbia sempre presente nella sua scrittura una sorta di lettore ideale. Non il dotto o lo specialista, ma un vasto pubblico al quale consegnare l'emozione del testo, un profilo vivido dell'autore e della sua epoca attraverso informazioni ben scritte e concrete.

Non a caso, per finire, la critica militante di De Sanctis piacque ad Antonio Gramsci: ieri come oggi le sue pagine invitano a riflettere sul rapporto mai prescindibile tra letteratura e società, tra letteratura e civiltà.

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