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Consigli di lettura – Camillo Sbarbaro, Te l’ha fatta, Dante, la scostumata

Fonte immagine: www.comune.spotorno.gov.it

Già ufficiale nell’esercito durante la Prima Guerra Mondiale, Camillo Sbarbaro nel Dopoguerra abbandona l’insegnamento per non dover giurare fedeltà al fascismo. Poeta attento alla lezione di Leopardi e Baudelaire, come questi autori si “sporge sull’abisso per contemplare lucidamente sé stesso e il grande deserto del mondo”. Tra le sue raccolte di prose liriche, segnaliamo il libro Fuochi fatui, del 1956. Se ne può leggere in classe un gustoso passo dedicato alla Cianghella di Dante.

L’autore

Roberto Carnero e Giuseppe Iannaccone dedicano alcune pagine del corso Al cuore della letteratura (vol. VI, pp. 418-421) a Camillo Sbarbaro (Santa Margherita Ligure, 1888-Savona, 1967), autore spesso ingiustamente sacrificato nei programmi scolastici. Anche solo leggendo la biografia, è possibile trovare diversi agganci che consentono di affrontare l’autore e approfondire almeno una parte della sua opera e della sua vita: la sua collaborazione all’importante rivista, nonché ricettacolo di dissimili orientamenti letterari e politici, “La Voce”; la posizione assunta dopo la Prima Guerra Mondiale – abbandona l’insegnamento per non giurare fedeltà al fascismo; la sua attività di traduttore dal greco (Euripide) e dal francese (Zola, Flaubert, Huysmans). Se in poesia inoltre Sbarbaro anticipa la “visione scabra e disillusa della realtà” che sarà del conterraneo Eugenio Montale, l’autore dà vita a molte raccolte di prose liriche, tra le quali è possibile segnalare Fuochi fatui (1956) dove a più riprese vengono citati Dante e la Commedia, in chiave antiretorica e a tratti umoristica, con una vena di stizzita melanconia (come in questo appunto: “Non avverto nessuna parentela con chi in treno, invece d’aver l’occhio al paesaggio, non importa se visto mille volte, lo tiene su un un libro, sia pure la Commedia”). Nelle classi dell’ultimo anno, è possibile leggere anche un piccolo testo dedicato alla Cianghella che compare nel XV canto del Paradiso, come breve approfondimento durante la lettura del canto medesimo.

I testi e le informazioni: fuochi fatui in paradiso

Nel XV canto del Paradiso, nel cielo di Marte, Dante incontra il trisavolo Cacciaguida, che gli illustra la situazione della Firenze antica, di due secoli prima, confrontandola con la Firenze attuale. La Firenze di Cacciaguida è piena di esempi di virtù, tanto che, si legge a v. 128: "Saria tenuta allor tal meraviglia / una Cianghella, un Lapo Salterello, / qual ora saria Cincinnato e Corniglia". Cincinnato, celebre dittatore romano fu un esempio di probità come Cornelia, madre dei fratelli Gracchi: costoro, in quanto esempi di virtù, sono guardati dalla Firenze dei tempi di Dante con stupore. Al contrario, i tempi di Cacciaguida avrebbero accolto con meraviglia due figure di bassa moralità dell’epoca di Dante: Lapo Saltarello, un politico disonesto, e Cianghella, una donna di facili costumi rispetto alla quale tanto i commentatori antichi quanto i moderni sanno ben poco. Su questo tema si appunta l’attenzione di Sbarbaro, che nella raccolta di prose liriche Fuochi fatui scrive:

La nomini appena e basta perché la Cianghella punga ancora la nostra curiosità. In cerca di notizie, rovistiamo le cronache dei contemporanei e nulla sul suo conto apprendiamo più di quanto tu dici non dicendo. Come fu? a menzionarla ti mosse sdegno per i corrotti costumi? che tali sono sempre, ve’ caso, nel tempo in cui viviamo; o la fiorentina ti scorbacciò e l’ira ti prese la mano? Comunque t’andò male: volevi infamarla nei secoli e che spicco le dài ai nostri occhi irrispettosi di posteri, contrapponendola a Cornelia, emblema d’un’età da rimpiangere, al solito, quanto più è remota. Resta che dalla oscurità d’una cronaca l’hai tratta alla luce della notorietà e, a nostro giubilo, il nome della Cianghella risuona nell’Empireo e per bocca del tuo venerato trisavolo. Te l’ha fatta, Dante, la scostumata.

L’attività

  1. Durante la lezione sul XV canto del Paradiso, dopo aver affrontato il passo di Cianghella e aver sottolineato, tramite i commenti a disposizione e la voce treccani dedicata, la scarsità di fonti al proposito di questo personaggio (potremmo citare senz’altro l’immagine negativa, derivata da Dante, che Boccaccio dà della donna nel Corbaccio), presentiamo brevemente Camillo Sbarbaro e la raccolta Fuochi fatui facendo riferimento alle pp. 418-421 del corso Al cuore della letteratura.
  2. Leggiamo il passo dedicato a Cianghella, avendo cura di guidare la comprensione, anche solo lessicale (per esempio del raro scorbacciare/scorbacchiare: svergongare pubblicamente). Chiediamo di spiegare il significato dell’espressione: “rovistiamo le cronache dei contemporanei e nulla sul suo conto apprendiamo più di quanto tu dici non dicendo"; cerchiamo insieme alla classe il ruolo dell'espressione “al solito” inserita nella frase: “volevi infamarla nei secoli e che spicco le dài ai nostri occhi irrispettosi di posteri, contrapponendola a Cornelia, emblema d’un’età da rimpiangere, al solito, quanto più è remota”.
  3. Commentiamo il passo attraverso un breve momento di lezione dialogata, ponendo domande come quelle che seguono: a. Perché a Dante, secondo Sbarbaro, “è andata male” con Cianghella?; b. Che ruolo ha, nel canto del Paradiso citato e nel passo di Sbarbaro, il trisavolo di Dante Cacciaguida?; c. Quale immagine dei lettori moderni di Dante emerge dal passo di Sbarbaro? Secondo te, oggi sono più numerosi i commentatori-filologi accaniti sferzati da Sbarbaro, o quelli che cercano di rendere il testo della Commedia attuale e amichevole per gli studenti e il pubblico meno colto?
  4. Chiediamo di commentare questa frase, tratta sempre da Fuochi fatui: “Se leggi un autore, per quanto grande, a un giovane, non lodare tutto come fanno impunemente i chiosatori di Dante. Corri piuttosto censurando il rischio di sbagliarti. Solo così egli ti crederà quando esclamerai”.

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