Blog

Consigli di lettura – Carlo Michelstaedter, Poesie nuove

Di tanto in tanto vengono pubblicati scritti inediti di Carlo Michelstaedter, scrittore e filosofo goriziano del Primo Novecento. Noto soprattutto per La persuasione e la rettorica, la sua tesi di laurea (in realtà una parodia di ogni tesi di laurea accademicamente composta e costretta), Michelstaedter fu un eccellente disegnatore, scrisse dialoghi, recensioni e anche poesie. Quelle pubblicate qualche mese fa da Sergio Campailla appartengono alla fase dell’apprendistato letterario: giocano con la metrica classica e parlano di biciclette come cavalli d’acciaio, di infami piogge, dell’incapacità ad esser “lento” e dunque della necessità, “senza proemio”, di voler entrare in argomento.

L’autore

Carlo Michelstaedter nasce a Gorizia nel 1889 e qui muore sucida nel 1910, dopo aver frequentato l’università a Firenze e aver scritto la parodia (nell’accezione meno vieta del termine) di una tesi di laurea: La persuasione e la rettorica. In quest’ultimo testo, per molti aspetti simile a un pamphlet, Michelstaedter paragona l’uomo a un peso: il suo essere è mancanza, ricerca di un punto in cui riposare. Ma una volta raggiunto il basso, il punto di riposo, il peso smette di essere un peso: l’uomo non è più uomo, essere di mancanza, e muore. Attraverso riferimenti alle letterature antiche (Aristotele e Platone in primis), analisi, grafici, brevi racconti esemplari di spunto autobiografico, Michelstaedter riconosce due modi di stare al mondo: quello del “persuaso” che, compresa la tragicità di esserci, tutto dona agli altri e tutto chiede solo a sé stesso e al momento presente, e quello di chi cede alla “rettorica”, vale a dire cerca ovunque senza posa consolazioni e compensazioni all’esser peso (per esempio nella vita organizzata e nella società). Si tratta di un sapere maturato e diluito in una serie corposa di lavori perlopiù non pubblicati in vita: poesie, appunti, dialoghi, disegni e dipinti, caricature che sono stati via via riportati alla luce, specie dal critico Sergio Campailla (una panoramica sulle carte è disponibile nel sito della Biblioteca di Gorizia). Molti di questi testi sono sopratutto utili a documentare le letture e gli studi del “giovane divino” (per esempio la serie degli Scritti vari, dove tuttavia non vanno trascurate pagine assai belle sulla morte di Tolstoj, sul Piacere di D’Annunzio, sullo Stabat Mater di Pergolesi). Altri scritti hanno un valore letterario e filosofico meno rapsodico. Oltre alla tesi di laurea, si può ricordare almeno il controverso Dialogo della salute, con un due finali di segno quasi opposto: uno senza spiragli di speranza, l’altro teso verso un varco di luce. E ancora il bellissimo dialogo tra la cometa e la terra, scritto in occasione del passaggio della cometa di Halley (maggio 1910), con uno sguardo alle Operette morali di Leopardi ambientate nel cosmo e con due personaggi ai quali Michelstaedter affida rispettivamente il ruolo del persuaso (la cometa) e del borghese ipocrita e tranquillo (la terra).

Le poesie

Michelstaedter scrive poesie per tutta la sua breve vita. Le ultime, già edite in volume negli anni passati, ripetono il doloroso sapere della Persuasione e la rettorica e mostrano una lettura attenta, tra gli altri, di Nietzsche e Ibsen. Nuovi testi giovanili, scritti tra il 1901 e il 1905, sono stati pubblicati, a febbraio, da Sergio Campailla. Vi si scoprono un lavoro giocoso sulle forme metriche (il distico, l’ode saffica, l’esametro, il sonetto), accenti mutuati da Carducci e D'Annunzio, il primo innamoramento e l’amore mai ritrattato per le corse in bicicletta, l’insofferenza per la grettezza della normalità esibita e il disprezzo per i giudizi preconfezionati (ecco due versi giustamente messi in rilievo da Campailla: “manifeste mi furono le frodi / dei giusti, e le malvagità dei buoni, / e manifeste delle religioni / le infamie").

L’attività

  • Proponiamo alla classe la visione di un documentario su Michelstaedter.

  • Leggiamo due articoli che hanno accompagnato la pubblicazione delle poesie inedite (qui e qui). Proponiamo alla classe di analizzarne una. 

Distici (!) (1901)

Pioggia che cadi scrosciante che bagni ed avvolgi Gorizia
Colgati il cancro affinché più non ti vegga tra i piè
Pioggia infame ed odiata che annaffi e rovini ogni festa
Trema! la mia cadrà certa vendetta su te.
Vedo venire quel giorno, mi mette la gioia nel cuore
Ché finalmente potrò, secco vedere il terren:
Sterminate pianure si estendono lussureggianti
Già nell’azzurro del ciel splende infocato il bel sol
Raggi cocenti egli manda alla candida strada maestra
Che dalla Mainizza va fino alla nostra città.
Sul mio leggero biciclo io volo, divoro la strada
Volo con rapidità senza alcun brutto pensier
Volo e la corsa sfrenata mi apre la mente ed il core
Librasi in alto il pensier, alti ideali egli vuol

Volo e la strada fuggente di sotto alla ruota anteriore
Bianchi bagliori mi dà, tutto è una gran voluttà.

  • Chiediamo di a. Spiegare il titolo della poesia; b. Verificare la metrica del testo; c. Rintracciare almeno una occorrenza delle seguenti figure retoriche nel testo: personificazione, metafora, anafora; d. Riconoscere eventuali salti linguistici; e. Riconoscere l’ambientazione della poesia e ricercare, anche con l’aiuto del web, il significato dei versi “Raggi cocenti egli manda alla candida strada maestra / Che dalla Mainizza va fino alla nostra città”; f. Riconoscere i momenti fondamentali della poesia: la maledizione contro la pioggia, la prefigurazione del futuro di sole, la corsa in bicicletta, il volo del corpo e del pensiero.
     
  • Proponiamo di leggere le altre poesie inedite (diamo 20 minuti per la lettura)
  • Chiediamo agli studenti di scegliere una poesia e di analizzarne in un breve testo di videoscrittura:

    1. La metrica (1000 battute)
    2. I contenuti (1000 battute)

Per saperne di più